Suonala ancora Sam

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La musica influenza la nostra vita più di quanto possiamo immaginare. Incrementa la produttività al lavoro, fa vendere di più, ci trasforma in leader. Ne sa qualcosa l’amministratore delegato della Fiat

Soft per rilassarci, ritmata per dare sprint alla giornata, romantica per ricordare un momento speciale. La ascoltiamo in casa, in macchina, magari al lavoro, mentre facciamo sport, in viaggio. Come diceva Confucio: “La musica produce un piacere di cui la natura umana non può fare a meno”. E non solo la natura umana. Le mucche producono più latte se le si munge a suon di musica. Le piante crescono più floride in mezzo alle note. Lo stesso, in maniera meno eclatante avviene sull’essere umano. Facciamo ascoltare un ritmo vivace a una persona un po’ apatica. La mente si risveglia, le dita cominciano a tamburellare e anche la gamba si alza e abbassa a tempo. Immettiamo, invece, onde sonore rasserenanti in uno stressato con un fiume di adrenalina in circolo e calmeremo la sua chimica impazzita.

Il detto confuciano ha oggi la sua conferma scientifica nello studio di Daniel J. Levitin, docente alla McGill Univeristy di Montréal in Canada, che ha dimostrato che la musica agisce sul cervello come uno stimolante chimico, sollecitando il rilascio del cosiddetto “ormone del benessere”, la dopamina, e amplificando la sensazione di piacere, soddisfazione e appagamento. C’è di più: anche i circuiti del sistema nervoso autonomo vengono messi in moto dalle note musicali, provocando reazioni fisiche come sudorazione, brividi, euforia e persino eccitazione sessuale. Anche i battiti del cuore, la pressione sanguigna e la respirazione vanno a ritmo di musica: la classica, come è facile intuire, rallenta la frequenza cardiaca, mentre il rock e la disco la aumentano. Ecco perché, al di là dei gusti personali, gli esperti consigliano un certo tipo di musica piuttosto che un altro per ottenere un risultato specifico. Per esempio: per distendere i nervi vanno bene i brani di classica suonati da archi, i canti gregoriani che seguono il ritmo del respiro naturale, ma anche country e new age; per un rilassamento più profondo le melodie ripetitive e regolari, senza variazioni di tono, o anche la musica brasiliana lenta; per dinamizzare basta un motivetto allegro o caratterizzato da cambi di ritmo e intensità, ma anche una qualsiasi canzone con un significato particolare, capace di destare ricordi legati a sensazioni piacevoli.

La musica preferita? Migliora anche la salute. Durante l’esperimento si è visto che le persone che ascoltavano i loro pezzi preferiti evidenziavano una dilatazione dei vasi sanguigni, mentre chi era esposto a musica non gradita presentava un restringimento dei vasi. Come dire che la buona musica fa bene al sistema cardiovascolare. Gordon Shaw e Frances Rauscher dimostrarono come alcuni studenti che avevano ascoltato la Sonata in Re maggiore di Mozart avevano ottenuto miglioramenti nella percezione spazio-temporale. Da allora si è cominciato a parlare di “effetto Mozart”, smentito e riconfermato a fasi alterne da ulteriori ricerche e tuttora in discussione. I sostenitori di questa ipotesi all’università di Irvine (California) affermano addirittura che la stessa sonata del musicista austriaco faccia aumentare di otto punti il quoziente intellettivo e faciliti la soluzione dei problemi matematici. Tesi accolta anche da svariati ospedali americani che utilizzano un sottofondo musicale durante gli interventi in sala operatoria per potenziare la precisione e i riflessi dei chirurghi. Uno studio sui bambini ha poi evidenziato che i piccoli che prendono lezioni di musica sono più abili nel risolvere i test di memoria. Nel vasto campo della musicoterapia si sono ottenuti risultati sorprendenti utilizzando il canto, che potenzia la capacità polmonare, negli asmatici e l’ascolto per il trattamento del dolore. Le persone in riabilitazione fisica hanno recuperato il controllo dei movimenti imparando a suonare uno strumento e persino gli psoriaci hanno visto diminuire il prurito e le manifestazioni cutanee grazie alle sessioni di ascolto. No­nostante i progressi della scienza, però, il nesso tra musica e cervello resta avvolto dal mistero. È una relazione con radici molto profonde, come illustrano le storie raccontate da Oliver Sacks nel suo ultimo libro Musicofilia (Adelphi, 23 euro): musicisti con perdita totale della memoria che però ricordavano ed eseguivano alla perfezione il loro repertorio musicale, o affetti da tic nervosi che sparivano una volta che prendevano tra le mani il loro strumento.

La musica ha un potere intrinseco che scavalca il muro della razionalità e arriva a influenzare il nostro comportamento. Ben lo sanno i gestori di palestre, che ci fanno allenare a tempo di musica, e senza rendercene conto potenziamo il rendimento del 20%, sincronizziamo i movimenti, la noia scompare e il senso di fatica diminuisce. E ancora meglio lo sanno gli esperti di marketing che pilotano i nostri acquisti facendoci ascoltare la musica giusta. Ecco allora che la dolce melodia indiana quasi impercettibile in un grande magazzino che promuove la settimana dedicata ai prodotti dell’Oriente, spinge a impossessarsi anche di un solo oggetto, le rimbombanti hit della techno attirano gli adolescenti negli negozi di abbigliamento casual, e tra gli scaffali del supermercato si sceglie un vino nazionale o straniero a seconda del brano in sottofondo. Funziona davvero? Sì: la melodia azzeccata può aumentare le vendite del 30% e triplicare la produttività dei lavoratori.

L’impresa? è come un’orchestra

«Grazie alla musica si può anche imparare a diventare un bravo manager, anzi, un music manager» spiega Franco Marzo (www.smartmanagement.it), ideatore del metodo Music-jump e autore del libro Il modello B.A.C.H. – Business Analysis of Corporate Harmony (Franco Angeli, 22 euro). «Attraverso la musica è facile far comprendere alcune competenze manageriali come leadership, empatia, motivazione, energia, rispetto delle persone e delle regole, capacità creativa e di mettersi in gioco, abilità organizzativa e di coordinamento. Ecco allora che il leader ha la funzione del direttore d’orchestra, che segna il ritmo, ossia il rispetto delle persone e delle regole, infonde motivazione ed energia perché tutti i musicisti contribuiscano a creare la melodia. E coordina suoni e strumenti in perfetta armonia. È questa la figura del music manager, che sa unire i contrari: concretezza e visione, risultati economici ed emozioni, disciplina e creatività, etica e “sregolatezza”, determinazione e giocosità. La figura che proietta maggiormente questo profilo è quella di Sergio Marchionne, amministratore delegato della Fiat» conclude Marzo.

Dimmi cosa ascolti e ti dirò chi sei

Un recente studio condotto su 36.500 persone da Adrian North, professore di Psicologia presso l’Università Heriot-Watt di Edimburgo, ha messo in relazione 104 generi musicali con la personalità, scoprendo che gli appassionati di un certo tipo di musica presentano alcuni tratti caratteriali in comune.

› ADORI la MUSICA CLASSICA? Creativi, introversi ma sicuri di sé e con grande autostima.

› AMI LA DANCE? Creativi ed estroversi, attenzione però: siete poco gentili.

› TI PIACE IL JAZZ? Estroversi e disinvolti, avete una spiccata autostima.

› ROCK/HEAVY METAL, Molta creatività, ma poca autostima; gentili, un po’ introversi, non siete però propensi a lavorare troppo.

› IL SOUL? Creativi, estroversi, sicuri di sé.

› Impazzisci per IL RAP?  Personalità estremamente estroversa e con elevata autostima.

› Ascolti il REGGAE? Sereni, rilassati, socievoli, non portati per lavorare sodo: avete elevata autostima e creatività.

 

Cristina Galullo, Millionaire 02/2009

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