Tecno diet coach

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È il professionista che aiuta a dimagrire, motivando nei momenti più difficili. Lavora a distanza, dall’altra parte del pc. Ecco competenze e formazione. Intanto, sul business delle diete nascono nuove idee d’impresa

Si chiama diet coach, non è un dietologo tradizionale, ma un allenatore. Consigliere della tavola e della spesa, un po’ motivatore, un po’ psicologo, aiuta a raggiungere gli obiettivi della dieta e a resistere alle tentazioni. Negli Usa non c’è vip che non ne abbia uno. E il fenomeno è arrivato anche in Italia. Non cura, motiva. Grazie alla tecnologia è disponibile anche 10 ore al giorno. Lavora a distanza per motivare i clienti con il pallino delle calorie e la voglia (tanta!) di un piattone di pastasciutta fuori orario. Nuova figura professionale, è destinata a far furore. «Il vero obiettivo del diet coach non è tanto stilare una dieta quanto orientare le persone al raggiungimento dell’obiettivo dimagrimento» spiega a Millionaire Debora Conti, diet coach che esercita  on line, autrice del libro Giusto peso per sempre (www.deboraconti.com).

La formazione

Tutti gli aspiranti diet coach devono avere una formazione nell’ambito del coaching e in quello delle scienze alimentari. Il corso di laurea in Dietistica appartiene alla classe delle lauree in professioni sanitarie tecniche e abilita alla professione sanitaria di dietista. Per vedere gli atenei presso i quali è possibile conseguire il titolo, basta collegarsi al sito del Miur (www.miur.it). Per i corsi di coaching, è preferibile scegliere quelli che si soffermano sulla programmazione neurolinguistica (anche Pnl o più comunemente Nlp). La Pnl è una metodologia di sviluppo personale, ideata nei primi anni 70 da Richard Bandler e dal linguista John Grinder. Oggi risulta molto efficace per facilitare il cambiamento delle persone. «La Pnl mette in evidenza e diffonde i punti di forza delle storie di successo» afferma Debora Conti. Ma quali corsi di Pnl scegliere? Nlp Italy (www.pnl.info) propone corsi per diventare Nlp Italy Practitioner, durano cinque giorni nella modalità intensiva o due fine settimana nella modalità a weekend (tre giorni per due). Il costo parte da 999 euro. In alternativa, la Hrd Training (www.hrdonline.it) propone il conseguimento della certificazione di Nlp Practitioner attraverso un seminario di sei giorni (divisi in due weekend) al costo di 1.100 euro (Iva esclusa).

A questo punto, sono sufficienti una scrivania, un Pc e una connessione Internet per iniziare il lavoro. Il diet coach, infatti, è un libero professionista e per avviare l’attività ha bisogno di una Partita Iva e di un luogo pacifico per le sue consulenze. «Il lavoro del diet coaching si divide in diversi momenti, il primo consiste in un incontro con il paziente (che può essere anche telefonico, via Skype o e-mail) che serve a definire il problema e a stabilire un programma alimentare adatto. La seconda fase è prettamente educativa: il coach insegna a fare la spesa in modo corretto, a scegliere i piatti giusti al ristorante, a fronteggiare situazioni come la fame nervosa, lo sgarro, l’aperitivo di lavoro inaspettato» spiega Conti. A questo punto, se il cliente sta già seguendo una dieta o un regime alimentare prescritto dal medico, il trainer gli darà tutti i consigli necessari affinché possa avere risultati fin da subito. In alternativa, il diet coach consiglierà un menu-tipo il più possibile equilibrato. «La difficoltà non è la dieta in sé, ma portarla avanti: il coach dovrà aiutare proprio in questo passaggio» spiega Debora Conti. «Bisogna avere pazienza, capacità di ascolto e un timbro di voce rassicurante». Ma come promuovere il proprio lavoro? «È indispensabile avere un sito Internet e rendere disponibili risorse gratuite, manuali, tabelle. Poi partecipate ai seminari, offrire consulenza, anche gratuita, all’inizio, e rendersi reperibili» spiega ancora Debora Conti.

Quanto si guadagna

Si parla di 80 euro l’ora per una consulenza on line. «Ma un mese di consulenze raramente supera 250 euro, per questo il servizio è alla portata di tutti. Il target, ovviamente è costituito per lo più da donne, tra i 30 e 60 anni» spiega Conti. In media si possono calcolare quattro o cinque consulenze al mese quando si è all’inizio, ma a questa entrata si possono sommare quelle dei corsi e di materiale che si possono mettere in vendita sul sito, come i manuali. Se lavorare come liberi professionisti non è il vostro obiettivo, potete proporre la vostra consulenza a una struttura che si occupi di benessere. Nicoletta Bertolin, per esempio, è diet coach esperta presso l’Hotel Terme Miramonti di Montegrotto Terme (Pd). La formula prevede sette giorni di soggiorno presso la struttura, nel corso dei quali si individua il problema alla radice del sovrappeso e si stila una dieta. «Per le settimane successive, seguo i clienti via e-mail o al telefono, poi, al termine del coaching, prevediamo un altro giorno in struttura per valutare i progressi, reintegrare gli alimenti eliminati nel corso della prima fase e stilare una nuova dieta» spiega Bertolin. Questo pacchetto costa 1.899 euro, mentre la formula weekend scende a 499 euro.

Cuoco wellness

Scusi, avete il menu salutare?

Chiara Manzi, nutrizionista, ha messo a punto il progetto Cucina wellness: rivolge i suoi corsi di cucina del benessere a privati e ristoranti. Ai ristoratori, in particolare, propone la certificazione Wellness, ovvero l’integrazione del solito menu, con uno più salutare, adatto anche a chi vuole perdere peso.

In che cosa consiste la certificazione dei ristoranti?

«Si parte con la formazione dei camerieri, formazione e certificazione dei cuochi che diventano cuochi wellness, certificazione delle ricette che vengono corredate da una carta di identità (una sorta di etichetta nutrizionale che spiega perché sono wellness) e si arriva alla certificazione completa del ristorante».

Quanto costa la certificazione al ristoratore?

«Il valore di mercato è 8.000 euro. Tale costo può essere abbattuto utilizzando i fondi predisposti per la formazione continua del personale e con formule di pagamento “spalmate” su più anni».

In cosa consiste l’aggiornamento?

«Per mantenere la certificazione monitoriamo la qualità nutrizionale del ristorante ogni quattro mesi, anche attraverso la formazione continua del personale».

Un ristorante wellness guadagna di più?

«Sì: abbatte il costo del cibo fino al 25% e attira una crescente fetta di clienti in cerca di una cucina sana, golosa e antiaging. La crescita del fatturato dipende da dove è localizzato un ristorante. La cucina wellness è un investimento che il mercato richiede. Oggi tutti comprano prodotti bio e slow food. C’è di più: nei ristoranti accreditati, organizziamo corsi per i clienti che non sanno cucinare o che vogliono imparare le tecniche di cucina wellness. Una lezione, aperta a 15 partecipanti che pagano 100 euro l’uno, ha come costi vivi solo quello del nutrizionista (100 euro), del cuoco e della spesa».

INFO: www.cucinawellness.it

Delivery salutista

quando la parola “detox” fa volare il business

Crescono anche le attività di dieta a domicilio, come la formula milanese Time to Detox, un rivoluzionario servizio di healthy food delivery studiato da un team di nutrizionisti. Nato da pochi mesi, ha già attirato numerosi clienti per la sua formula semplice e pronta consegna. «Il segreto è tutto nella parola Detox: disintossicazione totale e naturale dimagrimento» spiega Andrea Flenda, fondatore del marchio, insieme al socio Glauco Isella.

Come vi è venuta l’idea?

«Abbiamo scoperto la passione per il cibo sano e la voglia di far capire alla gente quanto sia importante alimentarsi bene ci ha illuminati. È possibile disintossicarsi anche a casa senza recarsi in costose spa».

In cosa consiste il metodo?

«Time to Detox è stato studiato sia dal punto di vista nutrizionale, perché è messo a punto da un noto medico vegetariano, sia da quello pratico. Consegniamo a domicilio un menu completo, dalla prima colazione alla cena, compresi snack e bevande per 10 giorni. La consegna avviene a casa o in ufficio, entro le 13 per tutta la durata del trattamento, che costa 500 euro».

Quanto avete investito per Time to Detox?

«Essendo ancora in fase di startup, non è ancora possibile quantificare l’investimento. Molto è stato speso nella ricerca e sviluppo. Anche per quanto riguarda il fatturato non abbiamo ancora dei numeri, ma possiamo dire di essere in overbooking. Facciamo fatica a stare dietro alle richieste…».

Qualche piatto?

«Riso integrale alla menta, zucca al forno con timo e germogli di soia, broccoli in agrodolce, ribollita con grano saraceno, carote e spinaci saltati e molto altro».

Come vi siete fatti conoscere?

«Con il passaparola».

Difficoltà e limiti?

«Uno degli aspetti delicati è la velocità della realizzazione di ricette che stagionalmente cambiano: devono essere studiate, approvate dalla nutrizionista e protocollate per farne poi una produzione attenta. Anche la distribuzione ha i suoi limiti territoriali perché è legata alla città dove vengono preparati i pasti».

Pensate di diffondervi in altre città?

«L’idea c’è, ma è in fase di definizione».

INFO: www.timetodetox.it

A domicilio

Dieta à porter in franchising

Un altro esempio di dieta à porter è quello di Diet to go, su iniziativa di Anna Zocco, che propone la consegna della dieta a domicilio in base alle calorie (1.200 per lei, 1.500 per lui). Tutti i menu sono controllati dai nutrizionisti. Un ciclo completo di due settimane, con pasti recapitati da lunedì a venerdì, costa 340 euro.

«Ogni giorno riceviamo richieste di affiliazione, così abbiamo deciso di puntare sul franchising: la nostra formula è già presente a Milano, Roma e Palermo. Una volta esaminata la richiesta pensiamo a trovare, nella zona interessata, la società di catering e il servizio di trasporto rispettivamente per la preparazione e la consegna dei pasti. Lo stadio successivo è il training del nuovo personale presso la nostra struttura di Milano. Il nuovo affiliato viene affiancato anche per la gestione della parte burocratica. Per chi vuole creare una struttura che prevede anche la vendita diretta, la fee di ingresso è di 15mila euro, la cifra scende a 7mila per la formula di solo servizio a domicilio».

Ipotesi di fatturato? «Un’attività ben avviata, dopo circa tre anni, può rendere anche 250mila euro l’anno» risponde Zocco. «Tra i nostri progetti, c’è quello di creare un locale dove si possano mangiare solo piatti dietetici. Uno store che non dovrà essere dotato di propria cucina, infatti il servizio di preparazione pasti sarà fornito da strutture professionali, adeguatamente formate da Diet to go. Stiamo cercando persone interessate a sviluppare l’idea su zone centrali in prossimità di uffici».

INFO: www.diet-to-go.com

Manuela Longo, Millionaire 4/2011

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