Toglietemi tutto ma non la Rete

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Sveglie che si collegano a Internet, navigatori che “navigano” anche on line. Gadget elettronici e consumatori sempre più connessi. Ma il trend ha tante facce

Navigo dunque sono. Anzi, mi sento bene. Le ricerche sugli stili di vita degli internettiani sono unanimi: l’uomo moderno è “conexus”.

In Gran Bretagna il 45% dei giovani tra i 16 e i 24 anni quando è on line si sente più felice e il 75% si informa solo sul Web, snobbando tv e carta stampata (fonte: Youth Net). Il discorso non cambia per i loro genitori che, a detta dei ricercatori del The Future Laboratory, nel 70% dei casi si sentono più tranquilli quando possono collegarsi, da pc o da telefonino, e parlare con figli in ogni momento. Oltremanica una persona su tre considera Internet irrinunciabile per lavorare, fare shopping, trovare riferimenti dal cinema all’orario del treno. E Oltreoceano la musica è la stessa: il 27% degli americani tra i 12 e i 49 anni cade nel panico quando cellulare e pc sono esclusi dalla Rete.

E gli italiani? Viaggiamo nel cyberspazio quasi due ore al giorno e clicchiamo più di 2.600 pagine al mese. «Il trend è percepibile a tutti e corrisponde alla necessità di avere sempre aperta una “finestra” sul mondo» conferma Emanuela Zilio, docente di Informatica di base presso l’Università di Siena e autrice di Protagonisti dell’era digitale (Bruno Mondadori, 31 euro, a destra la copertina). E così la compagnia aerea Lufthansa, entro i primi mesi del 2010, consentirà l’uso di palmari e smartphone sui voli intercontinentali grazie a FlyNet, servizio Wi-fi targato Panasonic. Ryanair invece ha già consentito l’invio di e-mail e sms. Mentre in Finlandia, dove il 96% dei cittadini è connesso, lo scorso ottobre la banda larga è stata riconosciuta per legge come un diritto fondamentale, alla pari di acqua ed elettricità. In Italia, il ministro della Pubblica amministrazione e dell’innovazione, Renato Brunetta ha promesso: «Conto di avere 2MB di banda larga per tutti a partire dal 2010».

Tante luci, qualche ombra

I vantaggi del mondo digitale sono enormi. Velocità di comunicazione, possibilità di telelavorare da qualsiasi parte del mondo. Chat ed e-mail vengono usate dai dipendenti, bypassando il telefono. «Il Web inoltre permette un aggiornamento continuo: archivi privati, database pubblici, biblioteche internazionali sono consultabili in ogni momento. «Da non dimenticare inoltre l’aspetto ludico: la Rete è un ponte di collegamento con gli altri». Quella che sembrerebbe la più bella delle meraviglie comporta però anche svantaggi, a iniziare proprio dal mondo del lavoro. È innegabile che smartphone e palmari distraggono gli utenti in momenti cruciali, cioè nel corso delle riunioni, e sono la causa di errori. Non solo: si perdono molte ore in social network e faccende personali come acquisti e vacanze. Facile capire perché alcune aziende hanno già iniziato a impedire ai dipendenti l’accesso a Facebook, incoraggiando la navigazione solo per motivi professionali. «C’è poi la questione della privacy. Facebook potrebbe essere definito un’autoschedatura perfetta, che nessuno di noi si sognerebbe mai di rilasciare in un ufficio di polizia. Eppure le persone conoscono molto bene le potenzialità di Internet ma non ne percepiscono ancora i limiti» osserva Zilio. C’è dell’altro: gli psicologi lanciano allarmi per il numero di internettiani incapaci di spegnere gli interruttori del mondo virtuale. Qualche esempio? C’è chi controlla l’e-mail sul palmare anche in vacanza. Chi in manda e riceve mille sms professionali mentre passa del tempo con i figli. Chi controlla la pagina personale sul social network anche dal bagno. Per tutti loro è stato coniato il termine “nomofobia” (dall’inglese “no mobile phobia”), definita nei casi meno gravi “tecnostress”. Che dà insonnia, ansia, calo di concentrazione, ipertensione, depressione, comportamenti ossessivi… Tutte rivincite del corpo a ritmi di lavoro sovvertiti e prolungati oltre misura.

Chi ne è colpito può rivolgersi all’associazione Netdipendenza (www.netdipendenza.it), che fornisce assistenza. E se avete qualche sospetto fate il test per l’autodiagnosi (http://tinyurl.com/yjv28l6) realizzato dalla Sipac (Società di intervento su patologie compulsive). Attenzione, non è una bufala: negli Usa nove milioni di persone sono definiti utenti patologici di pc. E in Corea del Sud, dove Internet raggiunge il 90% delle case, sono stati istituiti 140 consultori statali per fornire aiuto psicologico mirato in scuole e ospedali, in aggiunta ai corsi statali gratuiti nel campo di Mokcheon: 12 giorni di allenamenti fisici all’aria aperta e disciplina in stile militare. Obiettivo: di­sintossicazione. Ma come trovare il giusto rapporto con l’always on? «È importante avere consapevolezza di ciò che si fa e usare spirito critico. Così sarà possibile scegliere in modo attivo il proprio atteggiamento nei confronti della Rete, anziché subire stili di vita che non ci corrispondono» conclude Zillo.

Maria Spezia, Millionaire 12/2009

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