Astronauta che guarda l'orizzonte vestito con una tuta spaziale

Tute spaziali made in Italy

Sbarca a Torino Rea Space, la startup che produce tute spaziali. Selezionata da I3P per il programma di incubazione Esa Bic Turin, la startup di origini pugliesi sposta le proprie radici nel capoluogo piemontese, dove svilupperà la prossima generazione di tute spaziali, proprio all’interno dell’incubatore. 

Il prodotto di punta della startup è una tuta in grado di favorire la stimolazione dell’apparato muscolo-scheletrico. Un’idea che ha già suscitato le attenzioni di diversi enti, tra cui la Nasa. Viaggiare nello spazio significa vivere per dei mesi in totale assenza di gravità. Senza il peso della gravità, il corpo umano non riceve alcuno stimolo muscolare e a risentirne sono proprio le ossa e i muscoli, che subiscono una degenerazione di circa un 2% al mese. Per questo, tornati sulla terra, gli astronauti vengono sottoposti subito a programmi di riabilitazione della durata di diversi mesi. 

“Tutto è nato durante il primo lockdown, quando rimasi colpito da un documentario che presentava le problematiche legate ai viaggi spaziali di lunga durata. – racconta Flavio Augusto Gentile, uno dei 4 fondatori di Rea, aggiungendo – Mi chiesi come mai nessuno avesse pensato a una tuta in grado di stimolare l’apparato muscolare.” Al momento esistono dei macchinari specifici all’interno delle stazioni spaziali, ma spesso questi non sono sufficienti alla completa riabilitazione. 

 

Come funziona la tuta Rea

La tuta è realizzata in poliestere ad alta tenacità ed è in grado di comprimere il corpo per garantire una corretta distribuzione dei liquidi. Attraverso l’acquisizione di dati delle contrazioni muscolari, Rea è in grado di studiare i movimenti degli astronauti quando sono ancora sulla terra. In questo modo la tuta può produrre stimoli elettrici ai muscoli quando sono nello spazio. L’obiettivo è quello di mantenere la stimolazione muscolare alla frequenza che avrebbe avuto sulla terra. Il lavoro della tuta spaziale smart però non si conclude qui, ma continua anche nello spazio attraverso il monitoraggio dei parametri biometrici degli astronauti. Così una volta tornati a terra, le società spaziali avranno la possibilità di ottenere una scheda sullo stato muscolare attuale dell’astronauta, in modo da avviare un piano di riabilitazione più specifico e funzionale. 

“Dopo diversi prototipi, a dicembre abbiamo presentato la prima tuta. Non vediamo l’ora che venga indossata per le missioni sulla Luna o su Marte.”

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