Una tribù che balla

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In Italia Tramontano le disco vecchia maniera. Trionfa il locale dove ci si incontra per vedere e farsi vedere. Dall’ora dell’aperitivo in poi

«Una volta bastava aprire una saracinesca e la gente pagava per entrare e ballare. Oggi ci sono mille variabili in gioco, la principale delle quali è che si balla ovunque: spiagge, spa, rifugi alpini, ristoranti, birrerie. A essere in crisi è la formula classica della discoteca, vista come luogo in cui si balla e basta» esordisce Roberto Piccinelli, sociologo del piacere e autore della Guida al piacere e al divertimento giunta alla 13ª edizione. La discoteca intesa come locali grandi, solo musicali, dedicati a contenere migliaia di persone, funziona solamente in pochi punti d’Italia e del Pianeta. Altrove è più diffuso il pensiero che ballare in un posto insolito sia più affascinante che chiudersi in un locale qualunque. Antonio Flamini, vicepresidente del Silb, l’associazione di categoria, ammette il cambiamento, anche se maneggia l’argomento con prudenza. «È un settore che cambia alla stessa, imprevedibile velocità delle mode giovanili. È incontestabile che attualmente la tendenza è nel segno del locale polifunzionale, in grado di mettere in scena situazioni differenti, negli stessi spazi, dall’aperitivo a notte fonda. Nel primo semestre del 2010 il numero dei nostri associati è però aumentato del 10%. Ciò che è diminuito è invece il numero delle serate di apertura».

Facciamo due conti

«Il conto è semplice, per chi gestisce questo business: un locale è trend quando è pieno e per essere pieno l’ingresso deve costare poco, circa 12 euro. Se la serata ha grande successo, si va avanti, altrimenti si chiude, perché il margine di utile di un posto ben avviato non supera comunque il 15% del fatturato, perciò occorre evitare i passi falsi, vale a dire le serate fiacche».

Il neoproibizionismo all’italiana e le legislazioni locali in materia di nightlife non aiutano il settore. «I divieti o le limitazioni relativi a fumo, alcol, volume della musica e orari costituiscono un percorso a ostacoli per chi si vuole divertire e anche per chi intende guadagnare» procede Flamini. Un locale vale in base alla sua grandezza, alle rifiniture e alla zona in cui sorge. La Riviera romagnola, e la Versilia sono le zone più care d’Italia, seguite dalle grandi città come Roma e Milano, cui va aggiunta qualche megastruttura al Sud, specie nel Salento. Le voci di spesa maggiori per chi gestisce un locale sono l’assetto artistico, i disc jockey, le pubbliche relazioni, lo staff.

Roberta Ferrari, 41 anni, rappresenta l’alto bordo delle pubbliche relazioni da locale notturno. Parla cinque lingue, lavora tra Milano e la Sardegna organizzando eventi, portando gente di nicchia in locali di nicchia. «Prima c’erano molti più soldi, più investimenti nei locali, più distanza tra chi poteva e chi non poteva, meno improvvisazione, più fidelizzazione dei clienti. Oggi le cose sono diverse da mese a mese: da settembre a dicembre si guadagna fino a 7mila euro al mese, poi si sta fermi tra gennaio e febbraio perché la gente va sciare, quindi mezza stagione a marzo e aprile quando i weekend sono un’incognita per il clima, poi arriva il trionfo dell’estate con guadagni ancora più alti per la bella stagione. Ciò che si nota facilmente è che grandi aziende del settore finanziario e veri ricchi escono meno e quando lo fanno cercano una situazione ideale».

I grandi sacerdoti officianti, nei locali in cui si balla, restano i dj. Gente da poche centinaia di euro, per i resident dei locali piccoli, fino a 70mila euro e più a sera per i top del mercato tipo Bob Sinclar o David Guetta. Sono loro i primi testimoni del cambiamento di cultura e abitudini. «Ogni momento e ogni luogo sono buoni ormai per far ballare la gente» sentenzia Marco Fullone, dj specializzato in suoni lounge e music manager di Radio Monte Carlo. «Prendiamo il caso degli aperitivi: anni fa il classico cocktail party era fatto di bicchiere in mano e chiacchiere tra amici, oggi si comincia a ballare già dall’happy hour. L’elemento più interessante di questa nuova logica è che, se si parte alle 19, poco dopo mezzanotte la serata finisce. Un classico delle spiagge animate, per esempio. E lì scoppia la guerra politica tra luoghi non deputati al ballo, ma nei quali si balla, e locali in cui si dovrebbe ballare, dove però la gente non va perché ha già ballato altrove. La mia analisi è che l’ubiquità del ballo sia più interessante rispetto alla contestualizzazione rigida della discoteca. Il problema è però che se devi far ballare anche in momenti in cui prima potevi permetterti suoni più adulti e difficili, questo significa che la musica resta generalmente più commerciale e quindi la cultura della sperimentazione sonora si perde per strada».

Diagnosi pienamente condivisa da Max Briganti, dj di Radio 105 specializzato in scenari hip-hop. «L’elemento positivo di questa evoluzione è che mai come oggi il disc jockey ha avuto visibilità e importanza. Ma i titolari dei locali devono muovere il cervello per inventarsi cose sempre nuove. Si fanno dj set in luoghi prima impensabili: a me è capitato di suonare su un battello a Parigi e su un aereo in volo per la Spagna».

Che fine hanno fatto le cubiste?

Anche gli elementi più pittoreschi delle discoteche, come le cubiste, intese alla vecchia maniera, non funzionano più. Parola di Fabio, uno dei tre soci di Crazygroup, la società romana che da 12 anni fornisce ai locali ragazze immagine, hostess e cubiste. «Costituiscono il 10% del nostro fatturato. Se sei serio e non hai giri strani, non puoi campare con quelle che sono sempre meno richieste, se non per eventi una tantum. Oggi funzionano le bellezze che alzano il tenore del locale. Ci sono due formule. Nella prima, i gestori affittano 10-20 modelle pagandole per fare le finte clienti in modo da alzare la qualità estetica della serata. La seconda formula consiste invece nel piazzare una o due bellissime in un’area ristretta del locale per inventare con una sola mossa il privè cool. Questo mestiere porta in tasca alle ragazze tra 100 e 250 euro a sera. Il nostro ricarico è minimo. Per noi i maggiori guadagni arrivano dai pacchetti completi: serata a tema, ragazze, ambientazione, catering».

Buttafuori, un mestiere in regola

Anche per i buttafuori ci sono in arrivo molte novità. Chi vuole lavorare dovrà, entro la fine del 2010, in attuazione di un Decreto legge del ministro Maroni, aver seguito un corso regionale per personale addetto alla sicurezza ed essere iscritto all’apposito albo prefettizio. Principali novità: fedina penale immacolata, nessuna dipendenza chimica pregressa, nessun comportamento di­scriminatorio o razzista. Al momento in cui scriviamo sono pochissime le regioni che hanno già adempiuto alle prescrizioni di legge organizzando i corsi. Il Piemonte è in testa. «Abbiamo messo in piedi la prima classe di 20 allievi nel mese di giugno – spiega Emanuela Molinari, direttore dei corsi della società Formont di Venaria – e stiamo procedendo con le successive. La formazione  al candidato costa 600 euro».

Ibiza fenomeno Pacha

Nato 37 anni fa, il Pacha di Ibiza è una delle 10 discoteche più famose del mondo, che continua ad avere successo. Attira ogni sera 3.500 persone (ingresso da 37 a 57 euro), registrando fatturati a sette zeri. è anche un franchising. Locali omonimi si sono moltiplicati in Spagna (dove sono otto, l’ultimo, a Mallorca, ha aperto a giugno) e nel resto del mondo (altri 13), toccando Usa, Brasile, Argentina, Europa, Marocco, Tunisia, Egitto. Tra E-zine, radio ed eventi multimediali, il locale si è trasformato in prodotto alla moda e quest’ultimo in impero. Un impero che però funziona bene solo sull’isola dell’eterno divertimento. INFO: www.pacha.com

In disco con il bus

100 i discobus che girano ogni notte tra Bologna e Ascoli Piceno. 400-700 euro il costo per il noleggio. 50 euro il prezzo a persona (comprende biglietto e ingresso locale). I pr dei locali noleggiano un bus, poi dividono l’importo per il numero dei ragazzi da caricare, aumentandolo fino a 50-60 euro a testa per comprendere alcolici e biglietto del locale. Sandro Conti, presidente del Consorzio Imola Group, una delle 10 aziende che nel bolognese offrono i bus ai discotecari racconta: «I nostri clienti? Non solo pazzi che esagerano con l’alcol, non mancano coloro che si divertono a fare casino in gruppo».

Estate 2010: la top five

Ecco le disco dell’estate dove si balla e basta, scelte dall’esperto della notte Roberto Piccinelli

NEW CARRUBO Agropoli (Sa)

www.newcarrubo.it

«Per il quinto anno, il 20 agosto è andata in scena una festa dedicata al revival e alla storia delle discoteche, con camerieri in papillon».

MJU J’Adore Marotta (Pu)

«Vicino alla Riviera romagnola, contesto vip però più riservato».

LA TARTANA CLUB Stromboli (Me)

www.tartana.com

«Vista meravigliosa e meta vip, dalle 19 alle 22, tutti i giorni propone, cosa insolita, un aperitivo musicale».

PRAJA Gallipoli (Le)

«Vicino alla spiaggia, ha introdotto il privè champagneria anche al Sud».

IL COVO DI NORDEST Santa Margherita Ligure (Ge)

www.covodinordest.net

«Luogo classico che ha più di 70 anni di vita e che quest’anno ha festeggiato il primo anno di rinascita».

Non solo disco

Ecco i cinque locali più glamour dell’estate dove si balla ma non solo

TERRAZZA A MARE Jesolo (Ve)

www.terrazzamare.com

«Una specie di palafitta sulla foce del fiume Sile, col faro davanti, rinnovato di recente».

COCOÀ Forte dei Marmi (Lu)

www.cocoafortedeimarmi.com

«Musica e cibo. È di Billy Costacurta e Martina Colombari».

YOU Porto Cervo (Ot)

www.youportocervo.it

«Nato in sordina nel 2009, è esploso quest’anno. Lounge bar da sceicchi».

PACIFICO Milano Marittima (Ra)

www.pacificodinner.com

«Un ristorante-spettacolo con tanti venditori di cappelli che entrano nel locale».

AVAMPOSTO Santa Cesarea Terme (Le)

www.myspace.com/avampostobaretto

«Un chiringuito abbarbicato sulla roccia, sotto una torre normanna».

Alessandro Calderoni Millionaire 9/2010

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