Viaggio nel mondo del crowdfunding – parte terza

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Qual è la differenza con il crowdsourcing?

La definizione di crowdsourcing può variare molto a seconda della prospettiva. In linea di massima, l’idea di base è: dare a un gruppo di persone – anche in questo caso il termine chiave è crowd, folla – l’incarico di completare determinati compiti collegati a un’impresa. In parole povere, un’azienda (o un privato) che decide di ottenere un servizio non dai propri dipendenti, né da terze parti (outsourcing), ma che si affida a una “intelligenza collettiva”. È un modo in cui i manager riescono a espandere il proprio pool di collaboratori di talento, mentre riescono anche a raccogliere informazioni su cosa i consumatori desiderano davvero.

Mentre con il crowdfunding si parla quindi di fondi raccolti grazie alla folla, con il crowdsourcing si parla di progetti interamente realizzati grazie al contributo di un nutrito numero di persone.

In questo tipo di progetti rientrano anche le inchieste giornalistiche di tipo partecipativo, in cui sono gli utenti stessi, oltre ai professionisti, ad avere la possibilità di segnalare notizie riguardo uno specifico argomento.

La BBC, ad esempio, ha realizzato l’inchiesta “London Tube Strike Map”, in cui gli utenti della metro (e di altri mezzi pubblici) potevano segnalare autonomamente disservizi, ritardi e problemi tecnici.

Crowdfunding e crowdsourcing sono strumenti non coniugabili? Assolutamente no.

Starteed è una piattaforma che riesce a metterli insieme:

[blockquote align=”center” variation=”purple”]Il nostro è un progetto particolare – spiega Bedino – perché si tratta di un crowdfunding che nasce intorno all’idea di una piattaforma collaborativa. È un crowdfunding che si sposa al crowdsourcing.

Da questo punto di vista, Starteed è una piattaforma unica, perché il successo (così come l’elaborazione del progetto) è condiviso. Per incentivare questo aspetto collaborativo, abbiamo necessariamente dovuto retribuirlo in qualche modo.[/blockquote]

La normativa

Al momento non esiste una precisa normativa in merito e il Decreto Crescita recentemente approvato dal governo riguarda solo un tipo particolare di crowdfunding e rimanda a una successiva regolamentazione da parte della Consob.

Il Decreto Crescita, in particolare, si riferisce al crowdfunding equity-based, ovvero alla raccolta del capitale di rischio, attraverso l’acquisizione di azioni. Nel decreto è anche previsto che una determinata quota dell’offerta deve essere obbligatoriamente sottoscritta da investitori professionali o da altri investitori specializzati nel venture capital.

Quali sono le prospettive in Italia: limiti e potenzialità

Il giudizio in linea di massima è positivo, con qualche ma.

Per Nicola Lencioni,

una volta compresa la potenzialità del passaparola e l’innovazione apportata da questo tipo di progetti, si può capire come anche in Italia il crowdfunding possa fare molta strada: noi ci crediamo, anche perché i risultati sono molto incoraggianti. C’è molto interesse intorno all’idea e ci chiamano per intervenire sull’argomento in tutta Italia, dal Veneto alla Puglia. C’è una forte richiesta di informazioni: qualcosa si sta muovendo.

Anche Gulino è abbastanza ottimista:

La risposta finora è stata ottima. Abbiamo avuto nei primi 15 giorni 50mila accessi al sito, i primi quattro progetti sono stati finanziati completamente e altri due sono in dirittura d’arrivo. Son risultati incoraggianti, anche se non posso prevedere se ci sarà un boom in Italia.

Bedino, pur restando timidamente ottimista, evidenzia anche i possibili fattori che potrebbero frenare la crescita del crowdfunding:

1. Scarsa comprensione del fenomeno.

Non è ancora chiaro cos’è e a cosa serve il crowdfunding (problematica condivisa anche da Nicola Lencioni) e quindi resta uno strumento per il momento di nicchia; certamente sta aumentando fortemente l’interesse.

2. Diffidenza.

Il denaro elettronico – spiega il fondatore di Starteed – suscita ancora diffidenza in molte persone. Il crowdfunding potrebbe scontare lo stesso difetto d’origine dell’e-commerce: una mancanza di fiducia nel fornire i propri dati online. Questo è un vincolo che può risultare molto forte.

Conclusioni

Il motto di Musicraiser è una buona sintesi del significato profondo che il crowdfunding porta con sé:

Ciascuno è artefice della propria sorte

Se non credi tu, in primis, al tuo progetto, non lo farà mai nessun altro. La raccolta dei fondi può essere solo una “scusa” per provare la tenuta del tuo progetto, oltre che per ottenere i giusti strumenti, finanziari e di entusiasmo, per partire.

Se il crowdfunding funzionerà anche da noi, molto dipenderà dalla qualità dei progetti presentati e dalla buona informazione che si farà intorno a questo strumento innovativo.

 

Gennaro Sannino

 

E tu cosa ne pensi? Il crwodfunding può essere uno strumento utile anche nel nostro Paese?

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2 Commenti

  1. Un’informazione:
    una volta che io ho ottenuto soldi dalla folla, questi soldi vanno restituiti? Bisogna sottoscrivere qualche forma di contratto?
    Bisogna ripagare attraverso equity i partecipanti (o si tratta di una sorta di donazione a fondo perduto senza alcuna garanzia)?

    E fiscalmente/finanziariamente come si deve trattare?

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