10 startup italiane che hanno conquistato Londra

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Al Made in Italy 2.0.2.0, l’evento organizzato dall’acceleratore iStarter per promuovere le eccellenze digitali nel mondo.

Giovani startupper, innovatori, esperti di digital, social o biotecnologie. Sono i protagonisti di Made in Italy 2.0.2.0, un evento organizzato da iStarter, acceleratore italiano a Londra, per promuovere le eccellenze digitali nel mondo. Prima tappa Londra, il 10 aprile, poi Pechino e New York, nel 2018.

Siamo stati a Londra, dove 10 startup selezionate hanno presentato la loro idea a una platea di investitori internazionali. Obiettivo: farsi conoscere e attrarre capitali. In tempi di Brexit, la location scelta, Westminster, sede del Parlamento inglese, è un chiaro messaggio. «Il rapporto tra Italia e Regno Unito è più forte che mai» ha detto in apertura Simone Cimminelli, managing director di iStarter.

Ecco le 10 startup che hanno partecipato alla pitch session:

1. Primo Toys, il gioco che insegna la programmazione ai bambini

Matteo Loglio e Filippo Yacob
Matteo Loglio e Filippo Yacob

Filippo Yacob, 29 anni, nel 2013 ha inventato Cubetto, un robot di legno che insegna la programmazione ai bambini. Ha battuto un record su Kickstarter. La sua campagna di crowdfunding ha superato 1,5 milioni di dollari: la cifra più alta mai realizzata nel settore educational technology. Anche Randi Zuckerberg, sorella dell’inventore di Facebook, ha finanziato l’idea. Oggi Cubetto è venduto in 96 Paesi. La startup ha 16 dipendenti a Londra, uffici a Tokyo e Seul. È passata da 2000 dollari di fatturato (2014) a 4,1 milioni (2016). E Yacob è nella classifica di Forbes dei 30 Under 30 più influenti d’Europa.

2. ChatSim, la Sim card per chattare low cost in tutto il mondo

Manuel Zanella

È una Sim card che permette di comunicare via chat (utilizzando WhatsApp, Facebook Messanger e altre app di messaggistica istantanea) in 150 Paesi al costo di 12 euro l’anno. È disponibile in 14 lingue. Ha già raccolto più di 2 milioni di euro di finanziamenti. E si appresta a un round da 3,5 milioni. L’ideatore è Manuel Zanella, ingegnere di Vicenza, che nel 2011 aveva lanciato I’m Watch, il primo smartwatch tutto italiano. A condurre il pitch a Londra Juan De la Coba, Coo di ChatSim.

3. Debut, l’app per i neolaureati che cercano lavoro

Michele Trusolino

Debut è un’app che permette a studenti e neolaureati di trovare lavoro tramite smartphone. L’hanno creata a Londra Michele Trusolino, 36 anni, marchigiano, e Charles Taylor, 27 anni, tra i Forbes 30 Under 30. In poco più di un anno la startup ha raccolto 2 milioni di finanziamenti. A dicembre 2016 ha chiuso un round da 1,7 milioni di sterline con tre venture capital. Tra i clienti di Debut: Microsoft, L’Oréal, General Electrics. La storia di Michele Trusolino è su Millionaire di aprile, in edicola.

4. Velasca, la scarpa artigianale online

Enrico Casati e Jacopo Sebastio

Una scarpa artigianale prodotta nelle Marche che, attraverso la vendita online, evita i passaggi intermedi che alzano il prezzo. È l’idea semplice e geniale di due ex manager milanesi, Enrico Casati e Jacopo Sebastio, 29 e 28 anni, che hanno fondato il brand Velasca. Producono modelli classici da uomo. Vendono 1.000 paia al mese, per un fatturato di 1,5 milioni di euro nel 2016. Hanno attirato l’interesse di investitori italiani per un totale di un milione di euro. La loro storia è su Millionaire di aprile.

5. Eucardia, il dispositivo rivoluzionario per l’insufficienza cardiaca

Foto di Davide Bartolai

Un’idea rivoluzionaria, in grado di migliorare la vita di chi soffre di insufficienza cardiaca, la competenza di un cardiochirurgo e la «follia imprenditoriale» di una figlia. Sono le carte vincenti di Eucardia, una startup cresciuta tra Modena e Milano, che ha raccolto più di un milione di finanziamenti. Eucardia ha sviluppato un dispositivo medico innovativo, un’alternativa ai tradizionali dispositivi di assistenza ventricolare (Vad). «Heart Damper non ha bisogno di cavi o batterie. Funziona sfruttando la potenza contrattile residua del cuore». I fondatori sono il professor Roberto Parravicini, cardiochirurgo di Milano, e la figlia Francesca. Il progetto è in fase di test. «Eravamo l’unica startup biotech, tra le 10 selezionate. Temevamo potesse essere uno svantaggio, invece questa “diversità” ha attirato l’attenzione degli investitori» ha spiegato Francesca Parravicini dopo il suo pitch.

6. Worldz, il sito che calcola il valore dei tuoi post su Facebook

Joshua Priore

«Utilizzereste uno strumento gratuito che vi permette di guadagnare con Facebook?» Joshua Priore, 25 anni, napoletano, è un ex ufficiale dell’aeonautica passato al mondo delle startup. Ha creato Worldz, un plugin per e-commerce e una piattaforma che, grazie a un algoritmo, riconosce il valore economico dei post su Facebook. Quel valore corrisponde a uno sconto che l’utente può utilizzare per acquisti online (sui siti partner di Worldz). Funziona così: l’utente acquista, condivide la foto del prodotto su Facebook e ottiene lo sconto. La startup ha chiuso un round da 150mila euro lo scorso gennaio.

7. ViniExport, la piattaforma di commercio per produttori e buyer

Una piattaforma B2B che semplifica le operazioni di compravendita dei vini. È l’idea di Eugenio Picca, Ceo e co-founder di ViniExport. È destinata a produttori e buyer. I primi hanno la possibilità di vendere ai grandi buyer internazionali, senza intermediazioni né commissioni. Chi compra e importa vino, invece, può tenere sotto controllo le denominazioni e acquistarle al giusto prezzo di mercato. La startup ha raccolto più di un milione di euro di investimenti e ha un fatturato di 2,5 milioni.

8. Soldo, la startup che permette a imprese e famiglie di gestire i risparmi

Carlo Gualandri

È una fintech avviata alla fine del 2016 da Carlo Gualandri, veterano del Web, cofounder di Virgilio. Soldo Family è uno strumento per gestire le spese di casa con un sistema di carte di credito per i vari membri, controllate da una persona, che bonifica denaro, visualizza i movimenti e blocca chi spende troppo. Dopo tre mesi, ha già 4000 utenti. Soldo Business, lanciato a febbraio, è destinato alle imprese. Permette di delegare, controllare e gestire in tempo reale le spese aziendali attraverso l’uso di un unico conto spese multiutente. Punta a 10mila aziende entro il 2018.

9. Charity Stars, i vip all’asta (online) per beneficenza

Francesco Nazari Fusetti, 30 anni, insieme a due soci, ha creato la piattaforma CharityStars. I vip “si mettono all’asta” sul web per offrire ai fan un oggetto o la possibilità di un incontro speciale. Il ricavato è destinato a finanziare progetti umanitari e cause benefiche. La startup ha raccolto più di 3 milioni di euro di finanziamenti e ha un fatturato di 3,2 milioni. I guadagni arrivano in parte da commissioni sulle aste. La startup offre anche un servizio di live bidding che permette di raccogliere fondi durante eventi di beneficenza. E ha ampliato il business con campagne ad estrazione (lotterie). Tra le esperienze più pagate sulla piattaforma, c’è il pranzo ad Arcore con Silvio Berlusconi, pagato 70mila euro.

10. BeMyEye, l’app che trasforma gli utenti in “occhi” per le aziende

Gian Luca Petrelli

L’idea di Gian Luca Petrelli, presentata a Londra dal Ceo Luca Pagano, funziona così. Gli utenti scaricano l’App. Ricevono una notifica su un lavoro da effettuare per conto di grandi aziende come Mattel, Coca Cola, Nestlé (verificare se un prodotto è presente in un punto vendita, fingere di essere un cliente e annotare come un commesso spiega una promozione…). Si recano sul luogo, realizzano il lavoro (rispondono a un sondaggio, scattano una foto come prova) e vengono pagati. BeMyEye ha sede a Londra e uffici a Milano, Madrid e Parigi. Fondata nel 2011, è la startup più longeva tra quelle selezionate al Made in Italy 2.0.2.0. Ha un fatturato di 3 milioni di euro e «conta 350mila occhi».

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