L’Italia è un Paese per giovani?

Non è un paese per giovani è una trasmissione di successo di Radio 2. E anche lo spunto da cui il regista Giovanni Veronesi è partito per il suo film omonimo, ora nelle sale.

«Tutti i giorni ascolto racconti di ragazzi italiani che si sono trasferiti all’estero, perché il nostro Paese li ha espulsi come un’ernia. Questo esodo inesorabile di 100mila giovani all’anno a cui hanno stroncato i sogni è il problema irrisolto dell’Italia e l’innesco del mio film» spiega il regista.

La storia è quella di due ragazzi romani, Luciano e Sandro, entrambi brillanti e pieni di ambizioni, a cui l’Italia concede un’unica chance: camerieri in un ristorante. Così i due decidono di mollare tutto e provare la grande avventura a Cuba. L’idea è quella di cogliere l’opportunità della liberalizzazione in atto (anche a se a piccoli passi) nell’isola che fu di Fidel. Un contatto locale, Felipe, in cambio di 40mila euro, assicura loro la possibilità di gestire un ristorante in una spiaggia fornita di Wi-Fi. Ma non tutto andrà secondo i piani.

Intraprendere a Cuba (davvero, non per fiction)

Ma – assodato che l’Italia non è un paese per giovani – andare a Cuba, oggi, è davvero un’opzione consigliabile? Millionaire lo ha chiesto ad Aldo Galvagno, imprenditore e ideatore del portale www.siporcuba.it/ che dà informazioni a chi vuole fare affari a Cuba.

Che cosa ha cambiato la morte di Fidel?

«Oggettivamente, molto poco. Le aperture che Cuba aveva intrapreso con Obama si sono ristrette con il cambio dell’amministrazione Usa. Il fratello Raul Castro aveva già sostituito gli uomini di potere legati al fratello con altri di sua fiducia. Il vicino Venezuela ha smesso di essere quel partner preferenziale di un tempo a causa della situazione interna che crea non poche preoccupazioni».

Quali sono i settori più promettenti?

«Quelli legati a tutte le attività turistiche che devono essere sviluppate in modo adeguato a Cuba, basti pensare per esempio che ancora non ci sono camper e campeggi attrezzati, ma che, ancor oggi, vengono monitorate dallo Stato che accetta solo investimenti importanti. Insomma, il chioschetto sulla spiaggia non è possibile neppure pensarlo!»

Quali le difficoltà?

«Tutte quelle storicamente note: embargo, burocrazia, miopia imprenditoriale, corruzione».

Che cosa ne pensa dell’idea dei protagonisti del film?

«L’idea è simpatica ma improponibile. La rete a Cuba sta ancora a livello primordiale e si pensava che un cavo collegato al Venezuela avrebbe facilitato l’accesso e la fruibilità del Web. Purtroppo le modeste migliorie sono ancora troppo limitate per supporre un Wi-Fi free, anche se in alcuni punti dell’Avana nominalmente sono presenti delle zone del genere».

 

 

 

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