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Petra, Cantine Moretti

Cantine d’autore. Dove il sapore incontra il gusto

È la terra che lega le cantine al costruire, al vino e all’architettura. Storie di successo, come quelle delle cantine Moretti in Franciacorta, della famiglia Antinori nel Chianti fino alla Puni Distillery in Alto Adige.

 

 

«Dove costruiamo se non sulla terra? La conoscenza di tutti i suoi aspetti geomorfologici e climatici è essenziale per chi costruisce».

 

La scelta, dunque, di dare vita a imprese in altri settori, nello specifico quello vitivinicolo (a partire dalla cantina Bellavista nel 1977) e dell’ospitalità (con L’Albereta nel 1983), è nata con spontaneità, e le correlazioni sono forti e inscindibili. «La cantina Bellavista» racconta Vittorio Moretti «è frutto di una passione ed è diventata impresa grazie anche alla conoscenza della terra e al rispetto che da sempre nutro nei confronti della natura».

A unire il tutto, il senso della bellezza e del buon vivere. «La bellezza dà solidità alla nostra esistenza, io non ho mai sentito distanza tra i cantieri  edili, la fabbrica dove si impastano i cementi per il prefabbricato, i laboratori dove produciamo strutture in legno lamellare e la valorizzazione del territorio. Il segreto è nell’equilibrio che esige passione e inventiva, occorre avere uno scopo. E per me è che stiano bene la mia famiglia, gli amici, la comunità locale, chi lavora qui, chi viene qui in visita, e stiano bene la terra, la vigna, l’acqua, mare o lago che sia, tutti e tutto» spiega Moretti.

Tre i filoni del gruppo: costruzioni, con Moretti Costruzioni (tra le maggiori realtà italiane di edilizia industrializzata) con una particolare attenzione al tema delle cantine, avendone realizzate più di 330, quello dell’accoglienza e dell’alta cucina, che dopo L’Albereta in Franciacorta ha visto l’Andana con Casa Badiola in Toscana, e ancora quello del vino, per la spiccata attenzione ai territori ad alta vocazione vitivinicola.

 

Cantina Umberto Cesari

 

Così negli anni, all’originaria terra di Franciacorta se ne sono aggiunte di nuove, Toscana e Sardegna. Building on human values è il payoff che racconta l’impegno della Moretti Costruzioni nella progettazione e costruzione di edifici: dai grandi centri commerciali alle strutture per lo sport, dagli stabilimenti produttivi, comprese appunto le cantine, ad alberghi e scuole. L’azienda scende in campo con il suo studio di progettazione, traducendo un’idea architettonica in progetti esecutivi cantierabili. Collabora con l’impresa di costruzione, garantendo la fornitura e la posa in opera di sistemi costruttivi con costi e tempi predefiniti, ma si interfaccia anche con il committente come general contractor, occupandosi dallo sviluppo dell’idea progettuale alla consegna dell’edificio chiavi in mano, completo di ogni finitura e di tutte le opere accessorie legate alla logistica e alla viabilità. Tra le cantine firmate Moretti quelle di Allegrini, Tua Rita e Donnafugata.

Alla base di questa specializzazione, che la rende unica nel suo genere nel panorama nazionale, sta innanzitutto la conoscenza delle esigenze dei produttori vitivinicoli, grazie al know-how condiviso che proviene dall’appartenenza a un gruppo, la holding Terra Moretti per l’appunto, che racchiude al proprio interno anche prestigiose aziende del settore: da Bellavista a Contadi Castaldi, da Petra (firmata Mario Botta) a Sella & Mosca, da Teruzzi & Puthod alla Tenuta La Badiola.

 

Cantina Antinori, nel Chianti Classico

 

Fa letteratura a scala internazionale la cantina Antinori nel Chianti Classico, progettata dallo studio Archea Associati, con l’ingegnerizzazione di Hydea e seguendo le indicazioni della famiglia Antinori. Iniziata nel 2005, la cantina si è conclusa il 25 ottobre 2012, diventando il cuore pulsante dell’azienda. Il bilancio dei primi 10 anni? «Un investimento straordinario e anche non giustificabile, se non considerato in un’ottica di lunghissimo periodo per le generazioni future. Una testimonianza, per dimostrare nei fatti quanto siamo da sempre guidati da questa visione del futuro e dei tempi lunghi.

La cantina è nata inizialmente per riunire l’ambito produttivo con quello commerciale, in un luogo unico, ma rappresenta anche un messaggio importante che vogliamo trasmettere: un modo per rinnovare il nostro antico legame con il territorio del Chianti Classico, terra da sempre legata alla famiglia Antinori. A differenza delle altre tenute, Antinori nel Chianti Classico è stato pensato come un palazzo rinascimentale moderno, un’architettura contemporanea ipogea ideata dall’architetto Marco Casamonti, dove la vita aziendale si apre al pubblico e si mescola a esperienze, anche enogastronomiche, al vino e all’arte.

Solo con il passare del tempo ci siamo resi conto di andare incontro a un bisogno dei nostri consumatori di essere più vicini e poter conoscere direttamente i nostri vini, la loro storia e filosofia» raccontano dall’azienda a Millionaire.

 

Cantina Antinori

 

Una cantina unica, progettata per coniugare funzionalità produttiva e bellezza estetica, ricoperta da vigneti e nascosta tra ulivi e boschi di querce e lecci, è un progetto che si distingue per il basso impatto ambientale e l’alto risparmio energetico. La cantina è stata concepita per consentire la vinificazione “per gravità”: ciò permette di preservare al massimo l’integrità delle uve, grazie all’assenza di utilizzo di pompe, facilitando così anche il lavoro in cantina. L’architettura a servizio della produzione, ma anche un biglietto da visita: a Bargino, tra Firenze e Siena, una cattedrale del vino che racconta passato, presente e futuro della famiglia Antinori.

 

Puni
Puni Distillery

«La purezza è la nostra carta vincente»

In Alto Adige, Val Venosta, è un’eccellenza del Made in Italy la storia di Albert Ebensperger, maestro costruttore, che ha scoperto la passione per il buon whisky durante un corso da sommelier negli anni ‘90. Ed è nata da lì la prima distilleria di whisky tutto italiano. Il primo è stato prodotto nella primavera del 2012 e sono serviti poco più di 3 anni prima che fosse maturato in botti e potesse essere imbottigliato. Oggi il fatturato si attesta sul milione di euro, si producono 300mila bottiglie all’anno e l’80% è destinato all’export. «Insieme ad alcuni amici per anni ci siamo dedicati ai distillati di frutta, cercando di superare ogni limite di qualità, a volte ci siamo riusciti, altre no.

A un certo punto ho proposto loro di avventurarci nella produzione di whisky, hanno declinato l’invito e mi sono messo in proprio, ho comprato il primo alambicco e ho iniziato a fare delle prove» racconta Ebensperger.

Ebensperger è laureato in Storia dell’arte a Monaco di Baviera, anche lui con una gavetta nel mondo dell’edilizia e con un’impresa dedicata ai restauri del patrimonio tutelato. Una passione per la ristorazione, ancora vivace e portata avanti professionalmente dal figlio più grande.

E poi il whisky, con un progetto condiviso dal secondogenito. Da qui l’idea di una distilleria e per l’architettura la scelta è andata su Werner Tscholl, architetto italiano dell’anno nel 2016, amico da sempre di Ebensperger, entrambi professionalmente impegnati in alcuni cantieri di restauro come quello di Castel Firmiano. Siamo alle porte della città di Glorenza e la Puni Distillery si presenta come un cubo, dove le tipiche finestrelle dei fienili della zona, ripetute all’infinito, ne costituiscono la struttura.

«All’inizio c’era diffidenza verso questo prodotto italiano, ma negli anni abbiamo ricevuto punteggi molto alti e si sono accorti di noi». L’eccellenza grazie alla cura.

«Quando ho visto in Scozia come veniva trattato il grano, con un lavoro industriale e poca accuratezza, ho deciso che quello poteva essere il nostro punto di forza: tagliare la testa e la coda del grano e tenere il cuore il più piccolo possibile, per ottenere un whisky molto fine. Se gli scozzesi da una tonnellata d’orzo ricavano 400 litri di distillato, noi al massimo ne ricaviamo 200, la purezza è la nostra carta vincente».

 

Da Millionaire settembre 2022

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