«Da Parma a Lima per amore, ho aperto una piccola enoteca»

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La Gastrónoma lima
Foto La Gastrónoma

«Studiavo Economia a Parma e la sera lavoravo all’enoteca Tabarro, tempio del vino e dei formaggi. Una sera una ragazza bellissima, peruviana, mi chiede una birra. La servo e vado dal proprietario del locale e gli dico: “La vedi quella ragazza con la birra in mano? Tra sei mesi mi sposo con lei e andiamo a vivere in Perú. In quel momento era uno scherzo, ma dopo un anno e mezzo ero a Lima con Sabrina, mia attuale moglie e mamma di Frida e Pablito». Marco Tecchia, 36 anni, romano, è titolare de La Gastrónoma, una piccola enoteca con cucina nel quartiere Miraflores a Lima. Oltre al ristorante, importa vino e olio dall’Italia (ma anche dall’Argentina e dal Cile) e lo vende ai ristoranti del Paese.

Da Parma a Lima: com’è stato il passaggio?

«All’inizio non facile. Nove anni fa era una città dura, piena di traffico e con una cultura molto diversa, anche se latina. Poi ci ho fatto l’abitudine, ho scoperto angoli nascosti e realtà meravigliose».

È stato difficile avviare la tua attività?

«Ho iniziato come importatore, poi una volta avviato, ho aperto l’enoteca con piccolo ristorante. A Lima mancava un posto di ristoro con spirito e calore italiano. In genere per avviare un’attività occorre avere un avere permesso di soggiorno o residenza che si ottiene facendo un investimento di 20mila dollari, oppure sposandosi o ancora ottenendo un contratto di lavoro».

È vero che molti italiani producono in Perù prodotti gastronomici italiani?

«Sì, noi compriamo da molti di loro. Il più interessante di tutti è Cesare Zucchelli, un ragazzo della Valtellina che vive da 15 anni a Huachucocha, un villaggio sperduto a 250 metri sulle Ande dove produce taleggio a latte crudo, burro e altri formaggi. Lavora nell’ambito del progetto sociale Don Bosco e il suo obiettivo è generare reddito attraverso l’arte e il lavoro del formaggio, e costruire una famiglia sulle Ande, invece di sognare solo di andare a ingrossare le sacche di povertà di Lima».

Come va il business?

«Sono molto soddisfatto. I miei clienti b2b sono sia i grandi ristoranti dei Fifty Best (Central, Astrid y Gastón e Maido) sia quelli più piccoli, ma molto interessanti come Merito, Pan de la Chola, Pan Sal Aire: realtà emergenti con chef e proprietari giovani e proiettati al futuro. La cucina peruviana sta avendo un grande boom in questo periodo. Quanto al ristorante, è frequentato da artisti, espatriati, giovani peruviani di una nuova classe media emergente e una quota crescente di turisti. A breve apriremo un altro locale a Lima e uno a Cuzco».

INFO su Instagram: lagastronoma

Tratto dall’articolo “Perù chiama Italia” pubblicato su Millionaire di ottobre 2019. Per acquistare l’arretrato scrivi a abbonamenti@ieoinf.it

 

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