«Programma Best: così ho vinto la borsa di studio che ti porta 6 mesi gratis in Silicon Valley. Ho imparato a fare». Al via il nuovo bando

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gian marco nuvoli stanford

È una di quelle occasioni che ti cambia la vita. Si chiama Best, è una borsa di studio, promossa da Invitalia, che ti porta 6 mesi gratis in Silicon Valley, con vitto e alloggio pagati, uno stipendio di tremila dollari e un obiettivo: imparare a fare una startup innovativa. Il nuovo bando 2020-2021 è online, candidature aperte fino al 1° settembre, si rivolge agli under 35 con l’idea di un’impresa innovativa. Il concorso è gestito dalla Commissione Fulbright.

Il Programma Best prevede l’assegnazione di minimo 3 borse di studio a livello nazionale. La Regione Sardegna ha promosso un’integrazione al bando, finanziando attraverso l’Aspal (l’Agenzia sarda per le politiche attive del lavoro) 7 borse di studio per i residenti in Sardegna. Tra i vincitori sardi dello scorso anno c’è lo startupper Gian Marco Nuvoli.

«Provare, fare, fallire. E riprovare ancora. Unire i puntini, come diceva Jobs, anche in prospettiva futura. Avere una direzione chiara. Ho imparato un sacco in questa avventura. E ho fatto anche esperienze umane bellissime come quella di servire il pranzo al Glide Center, un centro di assistenza incredibile, lo stesso dove è stato girato La ricerca della felicità» esordisce così Gian Marco Nuvoli.

Laurea in Economia a Sassari, master a Barcellona, e diversi lavori tra Londra e la Spagna, Gian Marco conosceva da tempo questa borsa di studio ma mai era riuscito a candidarsi. Uno dei requisiti per farlo è infatti avere un’idea imprenditoriale innovativa. «E a me mancava, fino allo scorso anno. Quando è uscito il bando, avevo un progetto che mi frullava in mente da qualche settimana. Ho contattato un amico e ci siamo messi al lavoro per compilare il form online. Se mi fossi fermato a pensarci troppo, non mi sarei candidato».

Gian Marco compila il form online, risponde a domande su business model, mercato, strategie go-to-market, scalabilità, competitor. Supera la prima fase e affronta un colloquio davanti alla commissione Fulbright a Roma.  20 minuti, in inglese: un pitch di 5 minuti seguito dalle domande della commissione sulla validità della propria idea di business e le proprie motivazioni. Viene selezionato e due settimane dopo riceve l’email. «Mi ricordo perfettamente dov’ero quando ho aperto quella email. È stato molto emozionante»

«Ho proposto l’idea di una startup per il networking. Si chiama The Handshake Network (https://thehandshakeapp.net), un’app per smartphone che consente agli utenti di scambiare le proprie informazioni in automatico. All’inizio eravamo focalizzati sul b2c, ma abbiamo fatto pivot e ci stiamo concentrando sul b2b, integrando Handshake con i sistemi di CRM usati dalle aziende. Grazie “all’iniezione di Silicon Valley”, adesso l’app è sullo store e noi siamo in contatto con diversi clienti. Nel team siamo in tre, tutti sardi: io lavoro a San Francisco, Marco Marratzu a New York e Leonardo Paschino dalla nostra amata isola».

Cosa offre la borsa di studio?

«Copre tasse di iscrizione e frequenza (tuition), assicurazione medica (health insurance), programma di orientamento all’arrivo a Mind the Bridge, uno stipendio mensile di circa 3.000 dollari, per spese di vitto, alloggio e trasporti, e un rimborso forfettario di 1.500 euro per i viaggi di andata e ritorno Italia-Stati Uniti e per il visto di ingresso».

Come sono strutturate le giornate a San Francisco?

«Il programma Best è diviso in due parti. Le prime quattro settimane abbiamo frequentato la Startup School di Mind the Bridge. Abbiamo seguito lezioni in classe, parlato con diversi mentor del mondo dell’innovazione e visitato molte aziende della Bay Area, come Microsoft, Google, Airbnb, Pinterest. La seconda fase di cinque mesi prevede un’esperienza lavorativa in un’azienda della Valley, per sviluppare le competenze necessarie per costruire al meglio la propria startup».

Che cosa hai imparato in Silicon Valley?

silicon valley libro nuvoli«La più grande differenza rispetto all’Italia è la facilità con cui puoi costruire una rete di relazioni e avere consigli fondamentali per la crescita. Tutti, anche i grandi imprenditori di successo sono disponibili a dedicarti mezz’ora per ascoltare la tua idea e scambiare opinioni. Ho preso un caffè con professionisti dei quali in Italia sarebbe stato difficile anche solo avere l’indirizzo email. Alcuni di loro hanno davvero cambiato il mondo, come Giacomo Marini, co-founder di Logitech, e Federico Faggin, inventore del microchip e del touchscreen. E appena sono atterrato a San Francisco, sono corso da buon sardo vicino al mare per scattarmi un selfie con il vostro libro». best

Qual è la lezione numero 1 da questa esperienza?

«Just do it. Stay hungry. And connecting the dots. Sono tutte frasi da copertina, che potrebbero sembrare utopiche. Ma sono realtà in questa piccola parte di mondo.

Qui ti rendi conto che non esiste successo senza fallimento, e che non si fallisce davvero finché si continua a fare quello che appassiona».

Consigli a chi vuole fare la stessa esperienza?

mattarella silicon valley

«Se si mette passione e duro lavoro in quello che si fa, e si crede fermamente alle proprie idee, non esistono scuse per non avere successo. Andate a San Francisco anche 10 giorni prima dell’inizio del programma, per conoscere la città e gli altri ragazzi del gruppo. E poi leggete Millionaire e il libro Silicon Valley! Nelle vostre pagine ho scoperto l’opportunità del Best. E da quando sono qui ho incontrato molti protagonisti del vostro libro. A ottobre ho avuto anche l’onore di incontrare il presidente della Repubblica Mattarella al Forum per l’innovazione, alla Stanford University. In quell’occasione ho conosciuto anche il protagonista della copertina di Millionaire di marzo, Davide Dattoli, founder e Ceo di Talent Garden. Una fonte di ispirazione incredibile per noi, ha dimostrato a tutti che essere in Italia non può essere una giustificazione per non fare innovazione, anzi!».

La Silicon Valley è…

«Un posto meraviglioso ma allo stesso tempo pieno di contraddizioni (come gli homeless per strada nella stessa città dove nascono nuovi milionari ogni giorno). Ma da questa esperienza ho avuto la conferma di quello che avevo sentito e letto tantissime volte. Non è un luogo fisico ma uno State of Mind. E spero di portare con me questo modo di pensare anche nel mio Paese».

 

Infografica tratta dal libro “Silicon Valley”
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