Ecco perché vado a lavorare in Google in Polonia

27 anni, community manager per Google a Wroclaw (Polonia) in un’economia emergente, Antonio Tresca, 27enne di Benevento, ha attraversato il mondo prima di arrivare nell’azienda dei suoi sogni: Cina, Olanda, con una parentesi a Milano.

Avresti mai immaginato di arrivare a Google?

«No, come non avrei immaginato tante cose della mia vita. Come, quando dopo il diploma di maturità classica, sono andato a Milano per studiare Economia in Bocconi. Non ne sapevo nulla e mi sono avvicinato allo studio da appassionato. Stessa cosa per il web: mi piaceva il tema, allora ho aperto un blog di tecnologia».

Come sei arrivato in Polonia?

«Dopo la formazione all’estero, scambi universitari in Cina, ed Erasmus in Olanda, ho iniziato a lavorare in Nestlè nel campo dell’analisi dei dati sul Web. Poi l’azienda non poteva assumermi, allora sono arrivato a Milano per 3rd Place, un’agenzia di comunicazione a Milano, fatta da ex googler italiani. Ma non avevo trovato ancora la mia dimensione. Un amico su Facebook posta un’offerta: Google cercava personale in Polonia nell’ambito social media. Mi sono candidato…».

Poi che è successo?

«È iniziato il percorso di selezione che è abbastanza lungo. Ci sono due colloqui conoscitivi. Uno dove ti chiedono domande del tipo “cosa vuoi fare nella vita?” e “che valore puoi portare all’azienda?”. Poi c’è un altro colloquio telefonico con uno dei membri del team che potrebbe accoglierti. Dopodiché mi hanno pagato aereo, vitto e alloggio per altri tre colloqui in sede. In sintesi, vogliono testare le tue capacità in varie aree: competenze nel settore di interesse, capacità di leadership, problem solving e una corrispondenza tra i tuoi valori personali e quelli dell’azienda (es. apertura alle diversità, propensione alla collaborazione, trasparenza…)».

Come è la vita in Google?

«Meglio di quanto si possa pensare. Gli stipendi sono più alti rispetto all’Italia e il costo della vita qui in Polonia è più basso. Si lavora molta, ma ti trattano molto bene: mensa, massaggiatrice due volte la settimane, palestra gratuita sia all’interno dell’azienda che all’esterno con centri di fitness e di benessere. E la possibilità di crescere più velocemente: non devi essere vecchio per raggiungere posti di rilievo come quelli manageriali. Gli orari di lavoro sono flessibili, dalle 9 alle 7».

E vivere in Polonia?

«Anche su questo sono stato piacevolmente sorpreso. Mezzi che funzionano, meno burocrazia, paghi dappertutto con mobile o carta, banda larga: ovunque trovi il 4G. Insomma, tutte le infrastrutture di cui hai bisogno».

Aspetti negativi?

«Quando vivi in un contesto come quello di Google, tendi a esserne così assorbito che perdi completamente il  contatto con il mondo esterno. Il rischio è di isolarsi e restare in una specie di bolla».

Cosa consigli ai giovani che inseguono il lavoro dei loro sogni?

«Tre cose su tutte: 1) Sperimentare, agire senza che gli altri ti dicano di fare. Prima di arrivare a Google ho aperto diversi blog di tecnologia. Paradossalmente ho imparato più da questa esperienza da hobbista che in anno di studio universitario. 2) Non avere pregiudizi: parla con tutti, anche con chi ha un’opinione diametralmente opposta alla tua. 3) Viaggiare tanto, ti servirà a migliorarti sotto ogni aspetto».

BOX COME SI ENTRA IN GOOGLE

  1. Il 36% entra compilando il form online con le posizioni aperte (http://www.google.com/about/careers/) . Una buona parte, tuttavia, il 25% entra con il sistema dei referral: «È una sorta di raccomandazione buona. In azienda si dà molta importanza alle opinioni dei dipendenti. Quindi se uno di loro segnala una persona, gli si dà credito perché si dà per scontato che lo stia facendo per il bene dell’azienda. Poi è più facile anche l’inserimento del nuovo arrivato» spiega Antonio Tresca.
  2. I colloqui. Sono prima telefonici (conoscitivi). Poi seguono quelli più tecnici nei quali l’azienda cerca di valutare le tue capacità in diversi campi. Molta importanza al multiculturalismo,in Google lavorano persone di nazionalità svariate, se non sai confrontarti con un ambiente di questo tipo, non avrai molte chance.
  3. Competenze rispetto al ruolo, capacità di leadership e di vivere in un gruppo, problem solving (una delle domande ricorrenti è “Cosa faresti in questo caso specifico, come gestiresti il problema?”. E infine, un’analisi dei tuoi valori personali. Quanto questi sono in linea con quelli aziendali?.

INFO: http://www.google.com/about/careers/

Giancarlo Donadio

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