Ecoansia: GenZ e stress per i cambiamenti climatici

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Ecoansia

Terremoti, alluvioni, disastri ecologici e, con loro, arrivano attacchi di panico, ansia, una diffusa e costante paura del futuro

L’eco-ansia o ansia ecologica è una paura o un’angoscia generale per i danni all’ambiente causati dall’attività umana o dai cambiamenti climatici. Non è una diagnosi medica o una condizione di salute mentale, tuttavia se il disagio interferisce più del solito con le attività della vita quotidiana, è una questione di preoccupazione che deve essere valutata dai professionisti.

In alcuni casi, queste preoccupazioni possono persistere come una paura costante che colpisce il sonno e crea attacchi di panico. In altri casi, potrebbero verificarsi difficoltà a concentrarsi su cose importanti come il lavoro, le relazioni, portando a sviluppare un enorme senso di impotenza che contribuisce alla depressione.

Il fenomeno dell’ecoansia nel mondo

In un sondaggio del 2018 della società di consulenza globale Deloitte, il 77% degli intervistati della Generazione Z ha affermato che è importante lavorare presso organizzazioni i cui valori sono in linea con i loro. I valori sociali contano profondamente per questa popolazione, e in particolare la questione del cambiamento climatico: negli Stati Uniti, la GenZ (persone tra l’adolescenza e la metà dei 20 anni) è molto più preoccupata per il cambiamento climatico rispetto alle generazioni più anziane.

Allo stesso modo, nel Regno Unito, la compagnia di assicurazione sanitaria Bupa ha rilevato nel 2021 che il 64% degli intervistati tra i 18 e i 22 anni considera importante che i datori di lavoro agiscano sulle questioni ambientali e il 59% rimarrebbe più a lungo con datori di lavoro responsabili. In Australia, i giovani lavoratori hanno lasciato le aziende che non stanno facendo abbastanza per rispondere ai cambiamenti climatici.

L’impatto dei cambiamenti climatici sui bambini

Secondo un rapporto dell’UNICEF, i bambini e i giovani che vivono in Myanmar, Filippine, Papua Nuova Guinea e Repubblica Democratica Popolare di Corea sono i più a rischio per l’impatto dei cambiamenti climatici nell’Asia orientale e nel Pacifico, il quale minaccia la loro salute, istruzione e protezione, esponendoli a malattie mortali. Anche Vietnam, Cina, Repubblica democratica popolare del Laos, Cambogia, Indonesia e Thailandia sono tra i 50 paesi al mondo più a rischio.

The Climate Crisis Is a Child Rights Crisis: Introducing the Children’s Climate Risk Index” è la prima analisi completa del rischio climatico dal punto di vista di un bambino. Classifica i paesi in base all’esposizione dei bambini agli shock climatici e ambientali, come cicloni e ondate di caldo, nonché alla loro vulnerabilità a tali shock, in base al loro accesso ai servizi essenziali.

Lanciato in collaborazione con Fridays for Future in occasione del terzo anniversario del movimento globale di sciopero per il clima guidato dai giovani, il rapporto rileva che circa 1 miliardo di bambini – quasi la metà dei 2,2 miliardi di bambini del mondo – vive in uno dei 33 paesi classificati come “estremamente a rischio”.

Questi bambini affrontano una combinazione mortale di esposizione a molteplici shock climatici e ambientali con un’elevata vulnerabilità a causa di servizi essenziali inadeguati, dall’acqua potabile ai servizi igienici, passando per l’assistenza sanitaria e l’istruzione. I risultati riflettono il numero di bambini colpiti oggi, cifre che probabilmente peggioreranno con l’accelerazione degli impatti dei cambiamenti climatici.

 

Cambiamenti climatici e pandemia: un binomio devastante

Sebbene quasi tutti i bambini nel mondo siano a rischio di almeno uno di questi rischi climatici e ambientali, i dati rivelano che i paesi più colpiti devono affrontare shock multipli e spesso sovrapposti che minacciano di erodere il progresso dello sviluppo e di aggravare le privazioni dei bambini.

Si stima che circa 850 milioni di bambini – 1 su 3 in tutto il mondo – vivano in aree in cui almeno quattro di questi shock climatici e ambientali si sovrappongono. Ben 330 milioni di bambini – 1 su 7 nel mondo – vivono in aree colpite da almeno cinque grandi shock. Inoltre, le doppie sfide del cambiamento climatico e del COVID-19 si mescolano a vicenda e i bambini soffrono una quota sproporzionata dell’impatto sia del cambiamento climatico che del COVID-19.

 

I programmi universitari a garanzia della sostenibilità

Questa esplosione di interesse per il lavoro sui valori fondamentali sta anche rimodellando il panorama educativo. Negli Stati Uniti, un numero crescente di studenti universitari è alla ricerca di carriere legate all’ambiente e ci sono sempre più programmi MBA relativi all’impatto sociale e all’ambiente.

Un primo esempio è venuto dal Massachusetts Institute of Technology (MIT). La scuola offre un programma di certificazione in sostenibilità dal 2011 e il numero di studenti è aumentato ogni anno, secondo Bethany Patten, direttore associato senior della Sustainability Initiative presso la MIT Sloan School of Management. Negli ultimi tre anni, la sostenibilità è diventata uno dei principali settori in cui gli studenti vogliono lavorare.

Anche in Italia, fra corsi di laurea, dottorati e borse di ricerca, si moltiplicano gli atenei che mettono al centro l’ambiente unendo diverse discipline, come il nuovo corso del Politecnico di Milano chiamato Ambassador in Green Technologies o ancora la laurea in Geoscienze per lo Sviluppo Sostenibile attivata a Pavia o quella in Food System: Sustainability, Management and Technologies a Parma che è stata avviata nel 2016.

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