Faccio web marketing turistico in Kenya

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luca cavallini

Luca Cavallini, 30 anni, albergatore. Nel 2010 ha lasciato la sua città, Verona, per aprire una guest house in Kenya, insieme ai genitori.

Ha imparato a usare Internet e i social da autodidatta, per promuovere la struttura. La sua strategia ha funzionato. Un gruppo di albergatori di Malindi e Watamu lo ha chiamato a lavorare come marketing manager. Oggi Luca Cavallini è in Italia per lanciare un nuovo progetto e parlare di web marketing nel settore turistico.

Come sei arrivato in Kenya?

«I miei genitori erano andati lì in viaggio per festeggiare il loro anniversario di matrimonio. Si sono innamorati del posto e hanno deciso di comprare un terreno e aprire un albergo. Nessuna esperienza nel settore. Mio padre era un impiegato, mia mamma un’intervistatrice nel marketing farmaceutico. Io lavoravo come commesso in un negozio di telefonia a Verona. Proprio in quel periodo il datore mi comunica che sarei dovuto passare al part time. Anche sul piano personale le cose andavano male. Avevo appena interrotto una convivenza. Così decido di seguire i miei. Era il marzo 2010, avevo 23 anni. Non pensavo di fermarmi in Kenya».

Di cosa ti sei occupato?

«Ho aiutato i miei genitori con le procedure burocratiche, anche perché ero l’unico a sapere l’inglese. Ho dato una mano in fase di avviamento. Abbiamo aperto una cottage house (Mimi na Wewe) con sei camere a Watamu».

Com’è fare impresa in Kenya?

«Per una struttura piccola i costi sono contenuti (più di 100mila euro) rispetto a resort e villaggi. Per pratiche e licenze bisogna rivolgersi a un avvocato e a un commercialista. L’importante è stare attenti alle truffe».

Dopo l’avviamento?

«Ho iniziato a occuparmi del marketing, visto che i tour operator non promuovono strutture così piccole. Sapevo usare il computer. Ma non avevo esperienza. Ho creato un sito e le pagine sui principali social. Per due anni abbiamo fatto il tutto esaurito (90% della clientela italiana). Nel 2013 c’è stata una grossa crisi del turismo. Intanto mi ero specializzato nel web marketing, così un gruppo di alberghi mi ha chiamato per aumentare la loro visibilità online. Ho anche collaborato con il ministero del turismo per il rilancio della costa keniota».

Hai imparato tutto sul campo?

«Non sono laureato in marketing e tutto quello che so lo devo agli studi che ho fatto in autonomia, su Internet, e alla pratica sul campo. Quando ho iniziato mi aggiornavo sui siti americani, usando contenuti free online. Quest’anno sono stato invitato a parlare del lavoro in Kenya al Web Marketing Festival e ho tenuto un workshop al Social Media Strategies di Rimini».

Progetti per il futuro?

«Insieme a un amico che vive a Dubai, vorremmo creare una società specializzata in marketing alberghiero e aiutare gli albergatori che hanno un budget limitato e non riescono ad accedere ai circuiti dei tour operator a promuovere le loro strutture con il web marketing».

La tua strategia in 5 mosse?

  1. «Punta sull’immagine: investi in un servizio fotografico professionale per presentare al meglio la tua struttura. Meglio poche foto belle che tante amatoriali, di scarsa qualità».
  2. «Elabora un piano editoriale. Non muoverti a caso. Per esempio, fissa la frequenza dei post su Facebook e realizza contenuti coerenti».
  3. «Posizionati sul web anche in base alla location della struttura, non solo per la sua tipologia. Per esempio, per Mimi na Wewe ho puntato molto sulle escursioni e le attività collaterali per visitare i dintorni. Un’offerta diversa da quella dei villaggi turistici».
  4. «Usa i social, privilegiando Facebook, Instagram, Youtube, anche Snapchat. Immagini e video sono i contenuti più immediati ed efficaci».
  5. «Usa la Seo per posizionarti bene sui motori di ricerca. Le keywords giuste sono importanti anche sui social».
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