Foorban, il ristorante digitale di Milano, chiude un round da 650mila euro

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La startup di Marco Mottolese, Stefano Cavaleri e Riccardo Pozzoli punta a rivoluzionare il food delivery, gestendo tutto il processo: dall’ordine online alla cucina fino alla consegna a domicilio.

Hanno creato un ristorante “digitale” che serve solo a domicilio, combinando cucina e tecnologia. Si chiama Foorban. Funziona con un’app. Il cliente usa lo smartphone per ordinare i piatti, scegliere l’orario della consegna e pagare per il servizio. Quando l’ordine è pronto, un rider lo consegna all’indirizzo richiesto, in bicicletta, vespa o ape. Al momento il servizio è disponibile solo a Milano. Ma i fondatori di Foorban sono pronti a conquistare nuove città italiane, anche grazie al finanziamento di 650mila euro appena ottenuto da un gruppo di investitori privati. Loro sono Marco Mottolese, Stefano Cavaleri, 27 anni, e Riccardo Pozzoli, 31.

Com’è nata l’idea?

«È partita da me e Stefano, circa un anno e mezzo fa» racconta Marco. «Cercavamo un modello di business in grado di soddisfare in modo innovativo il bisogno di “food on demand”. In Italia è già diffuso il trend del food delivery. Ci sono due modelli: i marketplace (come Just Eat), cioè piattaforme che permettono di ordinare cibo da vari ristoranti, e chi si occupa anche di delivery con la propria flotta di rider (come Deliveroo). Noi abbiamo pensato a un modello integrato, basato sul controllo diretto di tutto il processo: ordine, cucina e consegna. Ci occupiamo quindi del software, della produzione e della logistica».

Come funziona?

«Un team di chef cucina un menù diverso ogni giorno. I piatti si ordinano tramite l’app o il sito web e sono consegnati a casa o in ufficio in meno di 20 minuti. La consegna è gratuita per chi ordina prima di mezzogiorno. Dal punto di vista del business, l’aspetto positivo è che puoi controllare tutta la catena delle operazioni, ma chiaramente hai più voci di conto da tenere in considerazione».

Avevate già esperienza nel settore?

«Ho lavorato per cinque anni per un’azienda di catering austriaca. Mi occupavo di hospitality management, anche per grandi eventi come la F1. Nel 2014 ho rifiutato un’offerta alla sede centrale per dedicarmi all’apertura di un locale a Milano. Mi è sempre interessato il settore del food and beverage. Stefano invece lavorava per una compagnia di telefonia ma ha lasciato il lavoro per dedicarsi alla startup».

Come avete sviluppato il progetto?

«Abbiamo ottenuto un primo investimento di 500mila euro da “family and friends”. All’inizio abbiamo dedicato molto tempo e risorse allo studio del packaging e alla ricerca in cucina, per garantire la qualità del cibo anche dopo il trasporto. Finora abbiamo proposto più di 600 ricette».

E il riscontro?

«Abbiamo registrato una crescita del 20% mese su mese. Da giugno a oggi: 2500 utenti unici, 5000 downloads, 100 consegne al giorno. A marzo abbiamo consegnato 4000 pasti. E il servizio è attivo solo a pranzo, dal lunedì al venerdì. La spesa media è di 15 euro».

Difficoltà?

«Quando lavori a una startup ti ritrovi ad affrontare difficoltà tutti i giorni. Per esempio, non è stato facile reperire personale qualificato (oggi la startup ha quasi 40 rider). Ma, se lanci un servizio innovativo, senti di portare valore aggiunto».

Come impiegherete i 650mila euro?

«Consolideremo la nostra presenza a Milano, puntando su target e brand awareness. E lanceremo il servizio in nuove città, come Torino, Bologna e Roma».

Info: www.foorban.com

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