Isinnova: imprenditori e ingegneri del futuro

Cristian Fracassi risponde all’emergenza in Ucraina con delle protesi low-cost per le persone che a causa dei bombardamenti hanno subìto amputazioni.

 

Charlotte, è il nome della valvola che ha salvato migliaia di vite e centinaia di ospedali dal collasso durante la pandemia, mentre Letizia è come si chiama il nuovo progetto per l’Ucraina. Ancora una volta il team di Cristian Fracassi, CEO di Isinnova, ha risposto a un SOS lanciato in Rete.

 

«Siamo stati contattati dalla Onlus Intermed che opera in Siria e in Ucraina a supporto dei medici locali. Una protesi oggi costa dai 5 mila agli 80 mila euro. Noi, invece, siamo riusciti a svilupparne una che costa meno di 500 euro e abbiamo deciso di non mettere margine al prodotto come con Charlotte».

«Si calcola che in questo momento — spiega Fracassi — siano oltre tremila le persone a cui è stata amputata una gamba a causa del conflitto. La nostra idea è quella di replicare ciò che abbiamo fatto durante la pandemia».

 

Cristian Fracassi, CEO Isinnova.

Da Charlotte a Letizia

Se per creare e produrre Charlotte, però, ci son volute solo 72 ore, con Letizia la fase di prototipazione è stata più lunga: «Un mese e mezzo e cinque diversi modelli. Abbiamo proceduto a forza di togliere, semplificando, ma oggi la protesi è stabile e sicura, pronta per essere prodotta e spedita in Ucraina». In questo momento 43 arti sono già stati finanziati.

 

Come è nata la valvola Charlotte

Quello delle maschere fu un progetto che partì dall’ospedale di Chiari a Brescia, il quale aveva necessità di 120 respiratori, ma che purtroppo disponeva solo di 20 pezzi. Cristian, all’epoca intervenne cercando di rintracciare la multinazionale che le produceva, con l’intento di dare una mano nella produzione. Malgrado i tentativi, però, questi si rifiutarono di condividere i disegni. «Poco male pensai. Così, li replicammo con una fresa da gioielliere e in quattro ore il primo pezzo era già pronto. In una giornata 52 ospedali da tutta Italia ne fecero richiesta e da cento pezzi passarono ad essere 15 mila. Decisi, quindi, di sfruttare la rete, chiedendo di far passare un messaggio rivolto a chiunque nel mondo avesse una stampante 3D: noi avremmo caricato gratuitamente il file, loro avrebbero dovuto aiutarci a stampare. In una giornata due milioni di download e 186 mila valvole in 72 Paesi del mondo».

Oggi, il prototipo di Charlotte fa bella mostra di sé nella collezione permanente del Victoria & Albert Museum di Londra. E Fracassi, dopo esser stato premiato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, gira ancora l’Italia per raccontare questa storia.

 

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