Perché facciamo una startup in India

1
3826

Ha dato i natali a due “unicorni” (startup dal valore superiore al miliardo): l’e-commerce Flipkart.com, 33mila dipendenti, e InMobi.com, pubblicità per cellulari, con 800 impiegati. Le loro storie hanno fatto da volano per l’ecosistema imprenditoriale locale e oggi Bangalore è sede di quasi 5mila startup. Tra loro ce n’è una fondata da italiani. Si chiama Noonic e offre servizi di sviluppo software, digital marketing e graphic design: fondata nel 2011 da Nunzio Martinello, Sebastiano Favaro e Nicola Possagnolo, veneti 26enni, oggi impiega 20 persone.

Perché avviare una startup a Bangalore?

«Avevamo dei buoni impieghi in Italia e ottime prospettive di carriera, ma ricevevamo tante offerte di lavoro in outsourcing, così abbiamo deciso di metterci in proprio. Abbiamo preso in considerazione più sedi: quella più vantaggiosa in termini di costi era l’India. All’inizio abbiamo scelto Trivandrum, 700 km a sud di Bangalore, perché è sede di un parco tecnologico poi ci siamo spostati a Bangalore, più competitiva» racconta Martinello.

I vantaggi?

«Innanzitutto la crescita a due cifre del mercato locale. Chi apre qui difficilmente fallisce. Inoltre la grandezza della città, che consente di lanciare servizi o prodotti partendo dai quartieri, che contano su centinaia di migliaia di persone. L’e-commerce è in esplosione: la percentuale di utenti è per ora del 25%, già pari a tutti i consumatori Usa, ma con ulteriori prospettive».

Gli svantaggi?

«Individuare professionisti capaci è difficile e richiede tempo. La concentrazione di grandi aziende sul posto porta a una forte richiesta di talenti e gli informatici non si fanno scrupolo di mollare un’impresa su due piedi. A volte i tempi dei funzionari sono biblici (anche tre mesi per avere la Partita Iva)».

Redazione

Print Friendly, PDF & Email

1 COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.