Procida, l’isola dei colori

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Un anno come capitale della cultura rivelerà al mondo le potenzialità di un territorio, di una comunità ricettiva e delle imprese che la vivacizzano.

“La cultura non isola”. Il motto scelto da Procida è un faro nel difficile periodo da cui stiamo uscendo (benché deciso prima della pandemia). E ha contribuito a portare sull’isola l’ambìto riconoscimento di “Capitale italiana della cultura 2022”.

Una superficie di 4 kmq e 10mila abitanti (una densità altissima). Le caratteristiche casette colorate, un mare cristallino, un clima ideale e una natura rigogliosa. Amatissima dagli scrittori: fra i primi il latino Virgilio, fra gli altri, Boccaccio. La più famosa è Elsa Morante, che le ha dedicato il romanzo L’isola di Arturo.

 «Più piccola e meno famosa di Ischia o della rinomata Capri, ha conquistato nei secoli un’aura di rifugio intellettuale, luogo dell’anima. Oggi hanno casa qui scrittori come Valeria Parrella e Alessandro Baricco, mentre Chiara Gamberale vi ha fondato il festival letterario “Procida racconta”. Lo scatto di popolarità, però, lo dobbiamo al cinema e in particolare all’ultimo film con Massimo Troisi, Il postino, girato sull’isola nel 1994» spiega Michele Assante del Leccese, assessore alla cultura di Procida. Più di recente, abbiamo ammirato i panorami dell’isola su Netflix, nella serie Generazione 56k.

 Ma che cosa è cambiato dopo la nomina? Come auspicio, si possono citare i benefici effetti su turismo ed economia osservati a Matera anche se, lo ricordiamo, la città lucana nel 2019 era stata eletta Capitale europea (e non italiana) della cultura. Presenze turistiche raddoppiate: 175mila visitatori e 300mila pernottamenti in più, con gli stranieri che pesano per 1/3. Il numero delle strutture turistiche è quadruplicato e la nomina ha avuto un impatto positivo sull’occupazione: quella dei dipendenti è cresciuta del 4%, quella degli autonomi dell’11% (fonte: ricerca effettuata da due studiosi dell’Università della Magna Grecia di Catanzaro).

«La prima conseguenza è stata l’incremento di popolarità. Dopo la proclamazione siamo balzati agli onori della cronaca un po’ dappertutto: testate italiane e straniere, fra cui il Times e il National Geographic hanno scritto di Procida» prosegue l’assessore Assante del Leccese. Non solo onori, ma anche vantaggi pratici, come l’arrivo di fondi per portare avanti tanti lavori pubblici.

Un’isola per il business

«Procida ha sempre prosperato grazie al mare. Qui c’è uno degli istituti nautici più antichi, fondato nel 1786, e prestigiosi d’Italia. I nostri marittimi hanno viaggiato per i 7 mari, raggiungendo ogni angolo del globo. Anche al turismo ci siamo dedicati da sempre: l’isola ha come punti di forza un clima favorevole quasi tutto l’anno e numerose spiagge attrezzate» sintetizza l’assessore.

Passando all’agricoltura, meritano una menzione speciale limoni e viti, favoriti dal clima isolano. I primi si distinguono per qualità e dimensioni e sono alla base di molti prodotti tipici (granite, limoncello, il dolce “lingue di suocera”…). Le seconde producono vini rinomati: l’aglianico (rosso) e la falanghina (bianco).

Ma quali i nuovi spazi per intraprendere, favoriti dalla nomina a capitale della cultura?

«Stanno nascendo diverse attività: bed&breakfast, hotel, camping di lusso (glamping). Alcune iniziative originali sono da ricercare nel pesca-turismo, anche con tour notturni, e nel settore noleggio di barche a vela: abbiamo una flotta di circa 70 imbarcazioni, che per una piccola isola è un bel numero» conclude l’assessore.

«C’è spazio ancora per la ristorazione, visto che spesso i ristoranti sono pieni, specie in alta stagione. Formule potenzialmente vincenti sono quelle che abbinano musica dal vivo e vista panoramica» suggerisce Goffredo Scotto Di Carlo, diventato imprenditore anche grazie a Millionaire, magazine che legge fin da ragazzino. Oggi ha due strutture ricettive, il Tirreno e l’Azzurromare, oltre a un’agenzia di viaggi.

«Fra le risorse da valorizzare, indicherei l’isola di Vivara e l’ex carcere. Ci sono tante iniziative che potrebbero essere alla base di business di successo. Penso alle attività di ripulitura delle spiagge e a quelle legate alla mobilità sostenibile. L’accoglienza turistica è centrale, ma è fondamentale non tradire l’atmosfera dell’isola, all’insegna di semplicità e tranquillità» spiega Antonio Scotto Di Perta, imprenditore locale.

«Ho sentito il richiamo del mare. Ora noleggio barche e celebro matrimoni»

 Antonio Scotto Di Perta, 48 anni, è procidano da generazioni. I nonni erano marittimi e, con il nautico a due passi, il suo destino sembrava segnato. Ma lui aveva altro in mente. «Da ragazzo l’isola mi andava stretta. Così ho scelto ragioneria e la facoltà di Economia e commercio e il lavoro presso MSC, settore container. Tutto a Napoli. Poi, una mattina, mi guardo allo specchio e, come il protagonista del libro Diario di un killer sentimentale, di Sepúlveda, mi dico “Ma cosa stai facendo?”». Eccolo, il richiamo del mare. Antonio ha 24 anni e le idee chiare: mettere il mare al centro del suo business. Si dimette.

«Per mia madre, un trauma. Uso la liquidazione e tutti i risparmi per avviare la costruzione di piccoli catamarani pensati per il campeggio nautico. Ma la cantieristica è “nu casino” e rimango in bolletta. Capisco che la strada giusta può essere quella di noleggiare imbarcazioni e portare le persone in mare. Vado da mio padre e gli chiedo 10mila euro, per dare l’acconto per la prima barca. Poi ricevo un finanziamento come microimpresa da Sviluppo Italia. Nasce così la Blue Dream». Nel giro di 8 anni, le barche diventano una decina. Negli anni, toccano quota 30. «Ma erano troppe. Bisogna anche conoscere i propri limiti. Ora ne ho 20. È un’attività che funziona se ci metti il cuore. Se ai clienti dedichi tempo e attenzioni. Ho smesso di fare pubblicità, perché i clienti arrivano con il passaparola: ho in rubrica più di 5.000 nomi».

Altro punto di forza: lo staff. «La nostra non è una società, è una famiglia. Lavoriamo, ma ci godiamo anche la vita. In alta stagione, siamo in 15: nel resto dell’anno 8-9». Da fuori, viene da pensare che si lavori solo nei mesi estivi. «Qui la stagione dura da Pasqua a novembre. Negli altri mesi, ci occupiamo di rimessaggio, manutenzione, nuovi acquisti». Vasta la gamma di servizi offerti: dalla gita giornaliera a quella di una o più settimane (costo medio 5.000 euro, da dividere fra 8 persone). «Oltre al clima, la fortuna di Procida è nella sua posizione: in barca a vela si può arrivare alle Eolie, alle Egadi, nel Cilento, in Costiera Amalfitana, ma anche in Sardegna e Corsica. «L’importante è trattare con la stessa cura il cliente che affitta la barca per un giorno e quello che lo fa per tre settimane. A bordo organizziamo anche feste e matrimoni simbolici, che celebro io». bluedreamcharter.com

 

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