Professione videogame: i consigli del campione Reynor

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Come si fa a diventare un giocatore professionista di videogiochi?

Lo abbiamo chiesto a uno dei pro player più forti al mondo, Riccardo “Reynor” Romiti. Riccardo ci accoglie, virtualmente, in casa sua, nella campagna fiorentina di Greve in Chianti. Classe 2002, faccia pulita, occhiali e tipico accento toscano: questo simpatico ragazzo di appena 20 anni è implacabile davanti a un computer. La sua specialità è il videogame strategico gestionale Starcraft II, che per alcuni ha una complessità e una profondità paragonabile a quella degli scacchi.

Riccardo è appena tornato da un torneo in Germania e ci racconta come è nata la sua carriera da pro player: «Avevo 8 anni e sono andato con mio papà in un negozio di videogiochi. Vidi Starcraft e fu subito amore a prima vista. Mio papà diceva che ero troppo piccolo per giocarci. Ma io ho insistito, il videogioco è arrivato in casa e la mia vita è cambiata per sempre».

 

(© Reynor | Red Bull)

 

Riccardo, infatti, già all’età di 11 anni si fa notare in alcuni tornei italiani. Viene preso sotto l’ala di un altro (ormai ex) pro player italiano, Giovanni “Evaner” Finizio, che lo aiuta a entrare in un team svizzero. Arrivano i primi piazzamenti e le prime vittorie, ma a 14 anni deve fermarsi. Perché, per partecipare ai tornei più importanti, servono almeno 16 anni compiuti. Riccardo non si scoraggia: continua ad allenarsi, aspetta di spegnere 16 candeline e torna in pista. Stavolta come giocatore professionista.

Anche se la vita da pro player pone qualche problema da risolvere, tipo la scuola. “Frequentare la scuola è stato un problema» racconta. «Da quando ho 16 anni faccio trasferte continue. Per questo ho dovuto frequentare la scuola superiore online e in effetti mi è dispiaciuto non aver avuto compagni di classe».

Ma si può vivere facendo il pro player di un videogame?

«Sì, è un lavoro a tutti gli effetti. Ci sono i premi dei tornei e soprattutto gli sponsor. Nel mio caso sono molto contento di far parte della scuderia Red Bull. Però devi essere un top player, la selezione per arrivare in cima è molto dura».

Per la cronaca, secondo il sito specializzato Liquipedia.net, Riccardo avrebbe già vinto in carriera premi torneo per oltre mezzo milione di dollari. D’altronde gli eSport, cioè le competizioni professionali di videogame, sono un vero e proprio business dell’intrattenimento.

Secondo alcune analisi di mercato, questo settore raccoglie globalmente oltre mezzo miliardo di spettatori in giro per il mondo. Numeri che crescono ogni anno. Così come cresce ogni anno il fatturato degli eSport, stimato in 1,38 miliardi di dollari per il 2022, con la Cina che vale circa 1/3 di tutto il mercato.

 

Ma torniamo a Riccardo. Com’è la sua giornata tipo, come si allena?

«Ormai mi alleno solo un paio di ore al giorno. Spendo però molto tempo ad analizzare le partite dei miei avversari più forti. Capire come giocano è fondamentale per poterli battere».

 

Prossimi obiettivi?

«La prossima settimana sarò a Seul per il Global Starcraft II League, torneo tra i più prestigiosi al mondo che non è mai stato vinto da un non coreano. Il mio obiettivo è batterli in casa loro. Sarebbe un trionfo».

 

Il risultato migliore in carriera finora?

«Sicuramente aver vinto l’IEM Katowice 2021, il nostro campionato del mondo. Sono il secondo europeo della storia a portarlo a casa, dopo il finlandese Serral. Un’emozione incredibile». Un traguardo che lo ha portato a giocare, da quest’anno, nella fortissima squadra cinese Kaizi Gaming, unico europeo insieme al polacco Piotr Walukiewicz.

 

Ma qual è il consiglio di Reynor a chi volesse provare a diventare un pro player?

«Costanza e pazienza: io ho impiegato 8 anni a diventare un professionista. Il successo non lo costruisci in un giorno o in un anno, ci vuole tanto lavoro e devi non mollare mai».

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