Siccità, Europa sopra i 40 gradi e poi?

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Fine del mondo

Tra crisi climatica e crisi ambientale: dove sta andando il mondo?

 

Come in ogni epoca costellata di problematiche che paiono talvolta insormontabili, anche quella odierna presenta incertezze sul futuro che spesso ci portano a pensare, nei nostri più foschi pensieri, a scenari apocalittici. Ambiente, clima, finanza, demografia, sono temi che potrebbero diventare incandescenti nel breve-medio periodo. Se si guarda infatti ai comportamenti di governi e aziende, ai sistemi di governance nazionali e globali, alle scelte di molti policy maker, ci si rende subito conto che le cose sono andate via via peggiorando dal punto di vista ambientale, climatico e della disuguaglianza. Ciò non significa che ci si debba tout court abbandonare al pessimismo o al disfattismo.

In questi casi, per trovare ispirazione e produrre soluzioni, per esorcizzare il pericolo, o forse, per inasprirlo, spesso si va alla ricerca di testi o scritti che, in qualche modo, avevano ipotizzato lo scenario presente. Ad esempio, nel 1972 il Club di Roma, organizzazione formata da noti scienziati e intellettuali da tutto il mondo, pubblicò un testo dal titolo emblematico: I limiti della crescita. Si trattò di una pubblicazione di successo dal punto di vista delle vendite (diversi milioni di copie vendute e traduzioni in circa 30 lingue), ma anche la causa di un accesso dibattito che spesso ha assunto toni polemici.

 

I limiti della crescita: mezzo secolo dopo

Oggi, a 50 anni dalla pubblicazione de I limiti della crescita, Carlos Alvarez Pereira, vicepresidente del Club di Roma e tra i curatori del testo retrospettivo Limits and Beyond: 50 Years on From The Limits to Growth, What Did We Learn and What’s Next?, è tornato sui contenuti del libro. Il testo ebbe la sfortuna di essere frainteso perché “fu inquadrato come una profezia dell’apocalisse” commenta oggi Pereira, “non siamo riusciti a trasmettere il messaggio che non si trattava di questo. Il punto era: abbiamo la capacità di scegliere. Abbiamo, come umanità, la capacità di decidere che tipo di futuro vogliamo.

Ma di cosa trattava I limiti della crescita? Un gruppo di scienziati molto eterogeneo elaborò uno dei primi modelli computerizzati di un sistema complesso. In questo caso, con l’ausilio di una macchina a schede perforate realizzata presso il Massachusetts Institute of Technology (MIT), si tentò di simulare in modo semplificato l’impatto futuro dell’attività umana di estrazione di risorse non rinnovabili, inquinamento pesante e aumento demografico incontrollato.

Due i possibili scenari previsti (entrambi oggetto di aspre polemiche): da un lato, la totale conversione dell’umanità verso modelli di produzione equi e sostenibili per garantire prosperità. Dall’altro, la fine della civiltà così come la conosciamo a fronte di un totale sfruttamento delle risorse.

Una ipotesi è sembrata prevalere sulle altre: cambiamenti climatici, siccità e microplastiche pressoché ovunque non lasciano molti dubbi in merito a quale. Intervistato a questo proposito, lo stesso Pereira è stato lapidario, dicendo “Ciò che il sistema ha fatto, come meccanismo per continuare a crescere a tutti i costi, è stato bruciare il futuro. E il futuro è la risorsa meno rinnovabile. Non c’è modo di riutilizzare il tempo che avevamo quando abbiamo iniziato questo dibattito”.

 

Uno sguardo al futuro

A ogni modo, sempre parlando di futuro, Carlos Alvarez Pereira si dice fiducioso: “Siamo convinti che ci sia un cambiamento culturale in corso, spesso nascosto in bella vista. Molti stanno sperimentando, sovente a livello di comunità, cercando di trovare la propria strada verso quell’equilibrio, un benessere all’interno di una biosfera sana”. L’attuale presidente del Club di Roma ha parole buone soprattutto nei confronti dei giovani di oggi, dal momento che “guardando a ciò che sta accadendo con le nuove generazioni, c’è grande cambiamento”.

In sintesi, la direzione è ancora quasi del tutto sbagliata, ma c’è speranza: contrariamente a quanti molti pensano, è ancora possibile (e doveroso) cambiare rotta.

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