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A 24 anni porta innovazione nel settore ortofrutta. E fa il botto

Sulle ceneri dell’azienda di famiglia, Marianna Palella ne fonda una nuova, Citrus. L’orto italiano che oggi impiega 12 persone e fattura 4,7 milioni di euro.

Marianna Palella nasce e cresce in Sicilia, la terra degli agrumi. I suoi genitori commerciano frutta. Quando lei ha 17 anni, si trasferiscono a Cesena, luogo strategico per la frutta fresca in Italia. Ma arrivano anni difficili: la crisi. «È un settore in cui la competizione si limita al prezzo. Il mio progetto è quello di creare valore».

Nel frattempo, Marianna va a studiare a Milano, allo Iulm. E capisce che la svolta può arrivare anche grazie al marketing. Sulle ceneri dell’azienda di famiglia, ne fonda una nuova, Citrus. L’orto italiano, che oggi impiega 12 persone, molte giovani.

«Il primo passo è quello di riscoprire e valorizzare eccellenze italiane non trattate e di filiera controllata fra cui il limone verdello, il bergamotto e il pomodoro sughello. Poi creare un brand in grado di garantire un premium price, a livello dei prodotti bio. Infine, puntare sul packaging: grafica accattivante, retina ecosostenibile, booklet con messaggi positivi.

Proprio i booklet sono la novità di maggior impatto mediatico: sono foglietti sparati all’interno della retina da una macchina brevettata da noi» spiega Marianna. I messaggi sono tipo: “pensa positivo”, “sii felice”, “guardati attorno”. Abbinano pillole di motivazione a consigli nutrizionali. «Puntiamo su prodotti che fanno bene alla salute, da qui l’accordo con la Fondazione Umberto Veronesi (i “limoni della ricerca”)».

La novità piace e Citrus si afferma: nel 2015 fattura 2 milioni di euro, nel 2016 4,7. «La mia fortuna è stata unire l’esperienza famigliare (mia madre è la responsabile commerciale e mio padre il responsabile di stabilimento) con i miei studi».

Fresca di laurea in Relazioni pubbliche e comunicazione d’impresa, Marianna ha anche devoluto tre borse di studio da 30mila euro alla Fondazione Veronesi.

INFO: www.citrusitalia.it

Tratto dall’articolo di Lucia Ingrosso “Cavolo, che motivazione!” pubblicato su Millionaire di aprile. 

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