Amazon Tax: il Governo ci ripensa

Secondo la nuova legge di bilancio, varata lo scorso 21 novembre, anche quest’anno i grandi e-commerce come Amazon saranno esenti dalla cosiddetta Amazon Tax, detta anche tassa verde.

 

Con la crescita esponenziale registrata dagli e-commerce negli ultimi anni, sono numerosi i mezzi inquinanti che sono stati immessi in strada per effettuare le consegne. La proposta per tanto avrebbe avuto l’obiettivo di incentivare l’utilizzo di mezzi ibridi o elettrici, tassando solo le consegne effettuate attraverso il restante dei mezzi inquinanti.

In realtà però, data la crisi attuale, l’idea era quella di disporre la tassa di un duplice scopo. Oltre a tutelare il fattore ecologico, infatti, questa avrebbe permesso al governo anche di raccogliere i capitali necessari per sostenere le piccole attività colpite dall’inflazione e dagli aumenti energetici. L’Amazon Tax avrebbe dovuto prevedere un’aliquota compresa tra il 10% e il 20%, colpendo non solo l’azienda fondata da Jeff Bezos, ma anche altri colossi del web, escludendo invece le società di e-commerce più piccole.

Alla proposta però si sono scatenate numerose critiche incidendo sulla scelta di non portare il tributo all’interno del bilancio 2023. Tra queste, una dichiarazione del presidente di Netcomm rilasciata il 19 novembre in una nota in cui affermava che il tributo avrebbe solo frenato un settore considerato strategicamente fondamentale per il tessuto economico del Paese. Dichiarando: «La presunta Amazon Tax sulla rete distributiva dell’eCommerce proposta dal Governo all’interno della nuova legge di Bilancio non tiene conto del reale impatto economico e ambientale di questo settore sull’intera economia del nostro Paese. Porre un freno a un settore strategico come quello del digitale, che già sta subendo un rallentamento a causa dell’inflazione e dell’aumento dei costi tecnologici e di gestione dell’intera rete, significherebbe minare la competitività dell’Italia sul piano internazionale».

«A farne le spese – ha proseguito il responsabile del consorzio italiano del commercio digitale – sono in primis le piccole e medie imprese, che hanno trovato nel digitale, in questi ultimi anni, una risorsa strategica per lo sviluppo del loro export, raggiungendo consumatori in tutto il mondo grazie all’e-commerce». La tassa quindi, secondo il Presidente di Netcomm porterebbe a maggiori conseguenze negative rispetto a quelle positive, in quanto andrebbe a colpire un settore che solo nel 2019, prima della pandemia, contava 678 mila imprese e oltre 290 mila lavoratori.

 

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