Airbnb: dal 1 giugno in vigore la cedolare secca per chi affitta

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Tassa “Airbnb”. Se ne parla da diverso tempo e dal 1°giugno sarà in vigore. Chi affitta la propria casa o una stanza tramite portali Internet come Booking o Airbnb, invece di dichiarare i propri incassi in sede di dichiarazione Irpef, com’è stato finora, dovrà pagare un’imposta sostitutiva (cedolare secca) del 21%. In che modo? Al momento del versamento dell’affitto sul conto del locatore, il portale online trattiene le tasse da pagare, agendo come sostituto d’imposta.

Si tratta di una norma antievasione, che costituisce uno dei provvedimenti della cosiddetta manovra correttiva, approvata in questi giorni dal ministro Padoan in seguito alle richieste della Ue di ridurre il deficit strutturale italiano di 3,4 miliardi.

I sostenitori della “tassa Airbnb” affermano infatti che il denaro ottenuto tramite il servizio di portali online spesso non venga dichiarato, perché per il fisco italiano è difficile accertarne la provenienza.

 

Airbnb: come funzionano i pagamenti

Fondato a San Francisco nel 2008, Airbnb è il portale che consente a chiunque di mettere in affitto una stanza o un’intera abitazione (e da qualche settimana anche le “esperienze”). Consente ai locatori di ricevere i pagamenti dai propri clienti tramite carta di credito direttamente sul proprio conto corrente, e trattiene per sé una percentuale su ogni transazione come pagamento per i servizi offerti. Una formula di successo che ha permesso la sua diffusione a livello mondiale.

Fino ad ora spettava al singolo utente segnalare i ricavi ottenuti nella sua dichiarazione dei redditi. Le leggi in merito in Italia erano legate a un periodo in cui il numero degli affitti a breve termine era molto più basso.

Per saperne di più sulla storia di Airbnb, clicca qui:

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