Da operaio a imprenditore con le stampanti 3D

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Foto di G. Cennamo - Giovanni Marinaccio

«Ho puntato sui servizi e sulla voglia di rivalsa e sono diventato imprenditore». Giovanni Marinaccio è il fondatore di Sintesi Sud, azienda di Ariano Irpino, in provincia di Avellino, che vende stampanti 3D.

«Nel 2013 fatturavamo poco più di 300mila euro, abbiamo chiuso il 2016 con 1,8 milioni», esordisce Giovanni Marinaccio, 38 anni di Avellino. «Ho iniziato nel 2000 come tornitore manuale in un’officina meccanica a Lanciano. Poi un colpo di fortuna. Un ragazzo che lavorava su una macchina computerizzata lascia l’azienda che si ritrova con una stampante 3D da 200mila euro ferma. Mi chiedono se voglio imparare a usarla. Dico di sì e mi appassiono fin dalle prime prove».

Per formazione, Giovanni è un disegnatore CAD e inizia a disegnare con la macchina. «Era incredibile vedere come fosse possibile produrre una cosa in così poco tempo. Intanto, l’azienda mi offriva sempre più incarichi e responsabilità. Dopo cinque anni, ho deciso di lasciare. Avevo intravisto un’opportunità e volevo cavalcarla».

Giovanni torna a casa, ad Ariano, si offre come venditore di stampanti 3D per un’azienda di Torino, la Sintesi Srl: «Non avevano una rete vendita al Sud. Ho iniziato da un elenco telefonico delle aziende della zona. Le chiamavo una a una, spiegavo chi ero, cos’era il macchinario e cosa poteva fare. Facevo tutto io, vendita, bolle, fatture, con una ditta individuale che avevo aperto». Giovanni incontra Angelo Salamini, ingegnere. Gli parla del suo progetto. Entrambi individuano una nicchia di opportunità. «La Roland, altro leader di mercato, voleva entrare nel settore dentale. Li abbiamo aiutati. Oggi offriamo una soluzione completa nel digitale odontoiatrico». Così nasce Sintesi Sud.

È il 2008. La Sintesi di Torino sente la crisi. I manager dell’azienda chiamano Giovanni e gli chiedono di comprare il 55% delle quote. Lui accetta: «Eravamo piccoli ma avevamo imparato una grande lezione: il servizio è tutto. Non offrivamo solo una macchina. Volevamo seguire il cliente a 360 gradi, insegnargli come usarla, come formare i dipendenti e occuparsi della manutenzione. Senza la personalizzazione dell’offerta non avremmo mai fatto strada».

Le difficoltà non sono mancate. «Ci sono stati momenti in cui ho pensato anche di vendere. Ma abbiamo stretto i denti e abbiamo chiesto un finanziamento bancario di mezzo milione di euro».

Oggi Sintesi Sud ha 10 dipendenti e una trentina di venditori. Sostiene le startup e la community di NaStartup. Si è fatta notare anche da multinazionali. Alcune di queste compagnie sono volate ad Ariano per conoscere l’azienda: «Dopotutto, Steve Jobs ha creato un impero in un “deserto” a Cupertino».

I problemi continuano ad essere all’ordine del giorno, ma Giovanni ha trovato un modo per affrontarli: «Ho vietato l’uso della parola “problema” in azienda, sostituendolo con “soluzione”. I ragazzi vengono da me e mi dicono “abbiamo bisogno di una soluzione”, al posto di  “abbiamo un problema”. È tutta una questione di percezione».

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