Franca Sozzani: la storia del direttore di Vogue è nata da un annuncio sul giornale

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Foto Franca Sozzani Instagram

A quasi un mese dalla sua scomparsa, ripercorriamo la storia di Franca Sozzani, storico direttore di Vogue Italia. Entrata in Condé Nast a 22 anni rispondendo a un annuncio come segretaria, è diventata una delle persone più potenti del mondo della moda. Colta, intelligente, anticonformista. Stimata in tutto il mondo, la Sozzani ha sempre amato lanciare nuovi talenti. «Aiutare i giovani è un dovere sociale: tante sono le loro difficoltà a emergere».

Foto @francasozzani1 Instagram

 

«Ha reso Vogue Italia una delle voci più potenti della moda e della fotografia, portando la rivista ben oltre i tradizionali confini dell’editoria». Così Jonathan Newhouse, Chairman e Chief executive della Condé Nast, ha annunciato la morte di Franca Sozzani, avvenuta il 22 dicembre scorso all’età di 66 anni («la notizia più triste che abbia mai dovuto comunicare»). Direttore di Vogue Italia dal 1988 (dal 2006 era anche direttore responsabile de L’Uomo Vogue), ha inventato un modo nuovo di raccontare la moda. «Metteva insieme talenti creativi come fotografi, stylist, modelle per creare e soprattutto “visualizzare e raccontare” la sua percezione dell’identità dei brand moda» ci ha raccontato Salvo Testa, professore di Fashion Management in Sda Bocconi. Grazie alle sue idee, ha portato Vogue Italia a essere conosciuto in tutto il mondo.

Franca Sozzani trova lavoro rispondendo a un annuncio

Nata a Cremona da una famiglia borghese, presagiva per lei una vita da “nullafacente di lusso”. E invece a 22 anni, incinta del figlio Francesco e appena separata dal marito dopo un matrimonio durato solo tre mesi, si mette a cercare lavoro («Sarebbe stato più facile far digerire a mio padre una separazione se in ballo ci fosse stato un lavoro»). Inizia come segretaria, rispondendo a un annuncio della Condé Nast. Poi passa a Vogue Bambini («Ho deciso che volevo lavorare e fare la stylist e ho preso subito tutto sul serio»). A 30 anni le affidano la direzione della nuova rivista Lei (versione italiana dell’epoca di Glamour), tre anni dopo anche quella del maschile Per Lui. È qui che cominciano i contatti con Bruce Weber e Steven Meisel, all’epoca fotografi giovani e di nicchia, che insieme a lei plasmeranno l’immagine contemporanea.

Dal 1988 a capo di Vogue Italia

Quando nel 1988 le offrono la direzione di Vogue Italia, è proprio a Steven Meisel (oggi considerato il più grande fotografo di moda) che affida la prima copertina e l’editoriale. E così sarà per 20 anni. Inizia così la sua rivoluzione: gli editoriali che approva sono ben più di un modo per far vedere i vestiti, sono delle storie che provocano e fanno discutere. I temi sono l’ambiente, la chirurgia estetica , il mondo black, le donne curvy, fino dall’aumento della pratica della rehab (riabilitazione dalle tossicodipendenze) come passatempo di moda. La fotografia “di moda” diventa in tal senso strumento di impegno e di denuncia. Lancia grandi fotografi come Meiser e Weber, modelle come Linda Evangelista.

La sua attenzione ai giovani

«Il suo modo di concepire gli editoriali di moda ha fatto scuola» riprende Testa. «A me piace però ricordare la sua attenzione ai nuovi talenti e in generale ai giovani. Quello della moda è un settore spietato nei confronti dei “newcomers”, un settore che ha eretto della barriere all’ingresso praticamente insuperabili per chi non fa parte del “fortino degli eletti”. Franca ha invece cercato, anche con un po’ di “generosità” e direi con molta “onestà intellettuale” (perché i nuovi hanno meno soldi e possono pagare meno di quelli consolidati…) di trovare uno “spazio” anche per gli emergenti». Ha patrocinato da sempre il concorso Who’s Next in collaborazione con Altaroma, concorso che ha lanciato nuove generazioni di stilisti.

Ha lavorato fino all’ultimo

Da sempre in prima fila per rappresentare e portare alta la bandiera del Made in Italy, amata e temuta. Con le sue idee ha trasformato le sue riviste in colossi che hanno sbaragliato la concorrenza. Franca Sozzani, malata da tempo, ha lavorato fino all’ultimo. La sua ultima apparizione è stata il 5 dicembre 2016 a Londra, alla cerimonia di consegna dei premi del British Fashion Council, dove ha ricevuto lo “Swarovski Award for Positive Change” per aver influenzato il mondo positivamente con il suo lavoro. «Cambiare significa assumersi dei rischi, ma è anche importante trovare qualcuno che ci sostenga. E per questo devo ringraziare una persona: Jonathan Newhouse». A settembre a Venezia era stato presentato il documentario sulla sua vita, firmato dal figlio Francesco Corazzini.

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