La biografia illustrata di Steve Jobs (cosa ci insegna a distanza di anni)

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L'articolo pubblicato su Millionaire di settembre 2019

Kevin Lynch, giornalista inglese esperto di tecnologia, racconta la vita di Steve Jobs in un libro pieno di infografiche (Steve Jobs, una biografia illustrata, Mondadori). «Il carisma lo ha aiutato e realizzare progetti apparentemente impossibili, ma credo che la sua vera dote sia stata l’istinto» dice Lynch. Ecco che cosa possiamo ancora imparare dal genio della Apple.

Sì alla semplicità, no alla confusione

Simplicity is the ultimate sophistication. La suprema forma di ricercatezza è la semplicità. In questo concetto, espresso per la prima volta sulla brochure di Apple II nel 1977, si riassume uno dei punti focali della filosofia di Steve Jobs. Semplicità non significa superficialità: non deriva cioè dall’ignorare le realtà complesse, ma dal conquistarle. Per perseguire questo obiettivo, Jobs trova in Jonathan Ive, il designer inglese che nel 1992 si trasferirà a Cupertino diventando poi il responsabile del reparto design, il compagno perfetto: il loro sodalizio durerà per tutta la vita. «La semplicità non è mero minimalismo, o assenza di confusione» ha dichiarato Ive. «È qualcosa che implica lo scavo negli abissi della complessità. Per essere realmente semplici, bisogna essere realmente profondi». Jonathan Ive ha recentemente lasciato la Apple, amareggiato per il cambio di politica aziendale impresso da Tim Cook, “Più orientato al profitto e meno ai sogni” ha scritto il Wall Street Journal a luglio.

Ti prometto un mondo migliore

Una famosa pubblicità che faceva parte della campagna Get a Mac, nel 2006, diceva: “Perché prendere un nuovo pc e limitarti a migliorare il tuo computer quando puoi prendere un Mac e migliorare l’intera computer experience?” Per Jobs l’empatia con il cliente e la capacità di comprenderne le aspirazioni è un principio fondamentale. In tutta la sua storia, il marketing di Apple si è concentrato sul valore emotivo dei suoi prodotti e sulla persuasione, con la promessa di un mondo migliore.

Dov’è il clic?

Where’s the clic?”. Questa è la domanda che nel 2001 Jobs fa al team di ingegneri, esausti dopo giorni e giorni di lavoro sul rivoluzionario dispositivo che erogava musica, girando una semplice rotellina, l’iPod, che il giorno dopo sarebbe stato distribuito ai giornalisti in occasione della conferenza stampa. “Quale clic?” chiedono. «Le persone hanno bisogno di sentire un clic quando inseriscono l’auricolare nel dispositivo, altrimenti penseranno che c’è qualcosa che non va e continueranno a toglierlo e metterlo». L’ossessione di Jobs per la qualità dei suoi prodotti è leggendaria.

Per il mio logo? Voglio il designer del Louvre

Per disegnare il logo della NeXT Computer, la società che aveva fondato nel 1985 subito dopo essere stato estromesso da Apple, assume uno dei più importanti architetti al mondo: il cinese I. M. Pei, colui che ha disegnato la Piramide del Louvre e il quartiere della Défense a Parigi.

Applica la regola del tre

Il potere di suddividere le cose in tre punti è riconosciuto nell’ambito della comunicazione. La memoria a breve termine, infatti, immagazzina solo una piccola parte delle informazioni. Steve Jobs ha applicato questa regola e alcuni dei suoi slogan di maggior impatto ne sono esempi emblematici. Due esempi: durante il keynote del 2010 per il lancio dell’iPad, enfatizza come il nuovo dispositivo debba essere una terza via tra lo smartphone e il laptop. Quando invece si tratta di lanciare l’iPad 2, nel 2011, lo introduce con tre aggettivi: più sottile, più leggero, più veloce.

Never give up

Nel 1985 Jobs lascia Apple. Le vendite del Macintosh erano calate e la società stava registrando le prime perdite della storia, il suo amico Wozniak aveva lasciato la società e Steve, in contrasto con il Ceo John Sculley, era stato messo ai margini della società. Ma Jobs non si scoraggia. Ama ancora tanto il suo lavoro e ha un’idea per un altro grandioso prodotto. Così decide di fondare una nuova azienda, la NeXT, che fi nanzia raccogliendo 135 milioni di dollari dalla cessione delle sue quote Apple nei mesi precedenti, vendendo un totale di 1.499.999 azioni e tenendosene una sola per continuare a ricevere la relazione annuale. La società non decollerà, vendendo appena 50mila computer in 8 anni, ma sarà fondamentale per la rinascita di Apple, perché ha un ottimo sistema operativo che sarà acquistato da Apple nel 1994. «La cosa migliore che mi sia capitata nella vita è essere stato estromesso da Apple» dichiarerà Jobs.

Cattivissimo me

Quando Jobs torna in Apple nel 1994, dopo circa 10 anni di assenza, si accorge che l’azienda sta lavorando su troppi progetti. Chiama uno per uno i capiprogetto e chiede loro di giustificare l’esistenza del prodotto che stanno sviluppando. Alla fine di questa operazione, il numero di progetti di ricerca e sviluppo viene ridotto da 350 a meno di 15. Una mossa che comporta il licenziamento di 3mila impiegati durante il suo primo anno da amministratore delegato, ma che consentirà alla Apple di concentrarsi su una serie di prodotti che la distinguono nettamente dalla concorrenza.

Non smettere mai di studiare

Il cervello di Jobs era in continua attività. Mentre stava disegnando le prime brochure per Apple, si concentrava attentamente sull’uso dei caratteri tipografici, sul layout e su peso della carta di quelle di Sony. Lavorando al primo Mac, vagava nei parcheggi dei negozi Apple, studiando le carrozzerie delle automobili tedesche e italiane, per ispirarsi su forme e colori. Se Jobs non avesse venduto le sue quote, al momento della sua morte sarebbe risultato uno dei 5 uomini più ricchi del mondo. Il suo pacchetto azionario dell’11% di Apple sarebbe valso 31,6 miliardi di dollari al momento della morte di Jobs.

Tratto da Millionaire di settembre 2019. Per acquistare l’arretrato scrivi a abbonamenti@ieoinf.it

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