La scarpa artigianale si vende online

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Velasca

Una scarpa artigianale prodotta nelle Marche che attraverso la modalità di vendita online riesce a evitare tutti i passaggi intermedi che ne alzano il prezzo. È l’idea semplice ma geniale di due ex manager milanesi, Enrico Casati e Jacopo Sebastio, 29 e 28 anni (rispettivamente a destra e sinistra nella foto), founder del brand Velasca. Producono modelli di scarpa classici da uomo (prezzo medio 200 euro). Vendono mille paia al mese, per un fatturato di 1,5 milioni di euro nel 2016. Hanno recentemente attirato l’interesse di investitori italiani per un totale di un milione di euro.

Velasca

Ecco i passi che hanno seguito.

La ricerca dei fornitori

«L’Italia è piena di aree di artigiani calzaturieri con una maestria incredibile. Abbiamo girato tutti i distretti e abbiamo trovato quello che faceva al caso nostro: Montegranaro, nelle Marche. Qui tutto ruota intorno alla scarpa. Abbiamo contattato questi artigiani, lavoriamo insieme a loro per creare i modelli di scarpa».

La ricerca dei clienti

«Siamo partiti da Milano. Abbiamo cominciato a vendere le nostre scarpe agli amici e agli amici degli amici. Il resto lo hanno fatto i social. Ci rivolgiamo ai nostri clienti su Facebook, raccontiamo il nostro prodotto. Utilizziamo gli Ads di Facebook, le newsletter. Infine il sito, che abbiamo rifatto da poco, dove ci raccontiamo per filo e per segno».

La vendita tramite e-commerce

«Il nostro business model prevede la vendita tramite e-commerce, ma abbiamo anche aperto due botteghe, una a Milano e una a Roma. Sono piccoli spazi (circa 30 metri quadri), non concepiti come negozi ma come luoghi dove si va a toccare con mano il prodotto e a provare la taglia. Poi il più delle volte l’ordine avviene online. Vendiamo il 70% in Italia e il 30% all’estero (Londra, Parigi, Paesi scandinavi, Stati Uniti».

La ricerca degli investitori

Siamo partiti con 30mila euro. Ma per crescere sono stati necessari altri investimenti: 720mila euro da una cordata di investitori (tra cui il fondo P101) e 300mila euro erogati da Banca Intesa San Paolo.

 

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