Lascia il lavoro fisso e apre il suo secondo FabLab

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Massimo Temporelli ha creato a Milano The FabLab, una bottega digitale che produce, consiglia e fa scintille

Si era appena licenziato dal Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano, dove curava uno dei dipartimenti, per svolgere le sua attività come libero professionista. Massimo Temporelli, 43 anni, scrittore, docente, appassionato di tecnologia, nell’ottobre 2011 va a Torino per visitare una mostra allestita alle Officine Grandi Riparazioni. Per la prima volta nella sua vita vede un FabLab e rimane incantato. Questa visione è il primo seme di un’idea che germoglierà dopo due anni. Nell’ottobre 2013 ne fonda uno tutto suo, The FabLab, il primo a Milano, che oggi apre una seconda sede in città.

Cos’è un FabLab?

«Un luogo dove si fabbricano oggetti fisici (gli atomi) partendo da un file digitale (i bit). In un FabLab si utilizzano le stampanti 3D, le frese a controllo numerico, le laser cutter: macchinari mossi automaticamente da un computer, in base a un file digitale che descrive la forma e le caratteristiche dell’oggetto da realizzare».

Perché hai deciso di aprirne uno?

«Perché queste macchine saranno le protagoniste di una nuova rivoluzione industriale nel mondo della produzione fisica di oggetti. Quando le ho viste la prima volta a Torino ho avuto una visione: tanti mondi, dall’elettronica all’informatica, dal design alla robotica convogliavano in uno, tante possibilità si aprivano».

Come hai fatto a fondare The FabLab?

«Insieme al mio socio, l’architetto Francesco Colorni, ho cercato dei locali e li ho trovati a Milano, all’interno della Società di incoraggiamento arti e mestieri. Per noi è stato un segnale: la nostra idea era proprio quella di incoraggiare alle arti e ai mestieri. Quanto alle macchine, ci sono state date gratuitamente dai fornitori. Il fatto di essere stati i primi a Milano ad aprire un FabLab ci ha facilitato. Abbiamo investito solo 5mila-6mila euro per la costituzione della Srl»

Chi frequenta un FabLab?

«È un’azienda aperta al pubblico. Da noi arrivano studenti che devono fare una tesi, imprenditori che ci portano prodotti che devono essere migliorati, designer con un progetto da stampare in 3D. Noi li aiutiamo a realizzarli, loro ci pagano a seconda del servizio che rendiamo. Produciamo fisicamente gli oggetti, come degli artigiani. Solo che siamo laureati: in Ingegneria elettronica, Fisica, Architettura. Siamo gli artigiani 2.0».

temporelli2 (1)Come guadagni?

«Una parte dei guadagni derivano dalla cosiddetta attività di service. C’è chi ha un file digitale pronto da stampare e in quel caso paga solo l’affitto della stampante 3D (15 euro all’ora). Chi invece ha un file che deve essere migliorato riceve una consulenza (dai 30 ai 40 euro all’ora). Ma il grosso degli incassi deriva da chi arriva con un disegno fatto a mano e non ha idea di come realizzarlo: per tradurre un disegno in digitale, la richiesta può arrivare a diverse centinaia di euro. Svolgiamo anche altre attività».

Che altro fate?

«Abbiamo il nostro brand, produciamo oggetti progettati da noi, come i gioielli e le “macchine di Leonardo”, il nostro bestseller. Partendo da un foglio di pioppo inciso con una laser cutter, si può costruire manualmente una catapulta o il martello a camme, semplicemente spingendo in fuori i vari pezzi con le dita e assemblandoli. Poi organizziamo corsi, per le imprese e per le scuole. Infine, aiu-tiamo le pmi a muovere i primi passi all’interno della digital fabrication».

Perché le pmi dovrebbero digitalizzare i loro processi?

«Perché risparmierebbero tempo, soldi ed errori. È un investimento che vale la pena di fare. Provate a pensare a quello che è successo al settore della discografia con l’esplosione del digitale. Ecco, la stessa cosa succederà al mondo della produzione. E noi vogliamo supportare questa rivoluzione».

temporelli3 (1)Difficoltà?

«Oggi si parla molto di startup e sulla carta sembra semplice. Ma occorrono competenze, non solo tecniche ma anche gestionali, soprattutto in un Paese come l’Italia. Se avessi saputo quali difficoltà avrei incontrato nel costituire una Srl, anche se “semplificata”, non so se l’avrei scelta. Un esempio? I clienti ti pagano a 90 giorni, ma l’Iva la devi versare ogni trimestre. Il nostro sistema non agevola le giovani imprese».

INFO: www.thefablab.it

Da un articolo di Tiziana Tripepi pubblicato su Millionaire di settembre 2015.

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