Mashape: come una startup italiana conquista l’America

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Giovani, intraprendenti, volitivi. Con un’idea fissa: fare una startup. Dopo averci provato in Italia, hanno deciso di cambiare aria e, fomentati dalle storie della Silicon Valley, sono partiti. In tasca, zero soldi e tanta voglia di farcela. Marco Palladino, oggi ha 25 anni e con Augusto Marietti e Michele Zonca, ha fondato Mashape, una specie di eBay per sviluppatori, dove acquistare o vendere componenti di software e applicazioni. La sua azienda è stata valutata decine di milioni di dollari e oggi ha 10 dipendenti.

«Abbiamo lavorato per quasi un anno a Milano in uno scantinato, per realizzare la versione beta del nostro software. Convinti della validità della nostra idea, abbiamo bussato alle porte di tutti gli investitori italiani. Le risposte? “Bravi ma siete troppo giovani” oppure “Ce l’avete un business plan?”». Intanto il tempo passa e le offerte non arrivano. Così i tre decidono di partecipare al TechCrunch 50, happening ad alto coefficiente di innovazione, a San Francisco. Preparano un video di presentazione e vanno a caccia di informazioni. L’impatto è entusiasmante. Per una settimana, respirano un’aria carica di innovazione ed entusiasmo. Decidono di fare impresa Oltreconfine. Tornano a casa giusto per mettere insieme un po’ di risparmi e poi ripartono subito a caccia di investitori. «Non eravamo nessuno. Non conoscevamo nessuno. Ma avevamo quello che gli altri non avevano: la faccia di bronzo. Lavoravamo fino a tardi in uno spazio in coworking. Con noi c’erano dei francesi che avevano già attirato numerosi investitori. Così ci facevamo notare. Rompevamo le balle a tutti. Giravamo sempre con pacchi di biglietti da visita. Andavamo a tutti gli eventi hi-tech (anche per mangiare). All’Entrepreneurship week a Stanford abbiamo recuperato 1.500 indirizzi email degli invitati e scritto a tutti».

Proprio in questa occasione incontrano i primi tre dipendenti (early employees) di YouTube, che avevano delle stock option e volevano investire. Da loro spuntano un primo round di finanziamento: 51mila dollari. Altri 50mila arrivano da Massimo Sgrelli, imprenditore italiano ora in California a lanciare la sua startup. «Eravamo felici, perché in qualche modo ce l’avevamo fatta. Ma un finanziamento di 101mila dollari è come una bomba a orologeria. Sai che dura un anno e devi diventare profittevole entro quel tempo. Così la nostra caccia agli investitori non aveva tregua. La cosa bella è che a San Francisco alla fine conosci tutti. Quando vai agli eventi hi-tech ti può capitare di incontrare il fondatore di Dropbox, l’investitore di Twitter, quello che ha reso grande Paypal, l’avvocato di Jeff Bezos. Devi crederci. Noi ci abbiamo creduto, e alla fine gli investitori hanno creduto in noi. Gli investitori sono come dei bambini a cui devi far vedere di avere in mano un bel giocattolo. Negli Usa finanziano un’idea. Un team. Non hanno bisogno di un business plan. A oggi abbiamo raccolto investimenti per 1,601 milioni di dollari. Non abbiamo mai perso il controllo dell’azienda e, in quanto fondatori, siamo in larghissima maggioranza. Tutto questo in Italia non sarebbe stato possibile. Manca un ecosistema su cui “scalare” (crescere di scala, ovvero di dimensioni, ndr) e dividere il rischio: in Italia gli investitori prendono il controllo delle aziende anche con soli 50mila euro» conclude Palladino.

INFO: www.mashape.com

Eleonora Chioda

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