Creo la community per chi fa impresa in Africa, il continente più giovane del mondo

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Martino Ghielmi, 34 anni e una lunga esperienza alle spalle tra consulenza, cooperazione internazionale e università, nel 2017 ha creato Vadoinafrica, la prima community italiana dedicata a chi vuole intraprendere nel continente più giovane del mondo. «Un africano su due ha meno di 20 anni. La popolazione aumenta. E cresce il potere di acquisto della classe media locale. Si aprono grandi opportunità per gli imprenditori capaci di andare oltre la visione stereotipata dell’Africa» dice Ghielmi. «Non c’è spazio per avventure commerciali brevi e improvvisate, bisogna pensare a progetti e investimenti a lungo termine».

Come nasce il tuo interesse per l’Africa?

«Dalla passione per l’atletica, già alle scuole superiori. Praticavo mezzofondo ed ero incuriosito dal fatto che gli atleti migliori provenissero da Etiopia e Kenya. Ho deciso di trascorrere l’estate del primo anno di università in Kenya. Mi interessava vedere da vicino le squadre sportive, ma durante quel viaggio è scattata la scintilla. Il mio interesse è andato oltre l’atletica. Ho visto un mondo che non conoscevo. Mi sono reso conto di quanto fossi “ignorante” rispetto all’Africa, un continente con 54 Paesi, molto diversi tra loro e con un’elevata complessità interna. Ho scritto la mia tesi sull’argomento. Sono tornato altre volte in Kenya, poi in Uganda, ho seguito un progetto universitario a Nairobi e un gemellaggio sportivo».

Quando hai deciso di creare Vadoinafrica?

«Per tre anni ho lavorato per una grande società di consulenza a Milano. Nel 2013 ho lasciato il lavoro per dedicarmi a un progetto dell’Università Cattolica per la formazione di imprenditori africani. Ho viaggiato in 10 Paesi, tra cui Senegal, Costa d’Avorio, Ghana, Sierra Leone. Stando a contatto con altri imprenditori, ho scoperto anch’io la mia vocazione. Volevo creare qualcosa di mio. Ho iniziato a lavorare come consulente freelance. Nel 2017 ho aperto il blog, che si è trasformato in una grande community che oggi conta più di 7000 iscritti. L’obiettivo è sviluppare legami e sinergie tra i due continenti, andando oltre l’immaginario comune e i pregiudizi sull’Africa».

Che cosa offre la community ai suoi iscritti?

«Contatti, formazione, consulenza, la possibilità di condividere esperienze e progetti. Facciamo rete online e offline, con meetup in diverse città. I prossimi incontri saranno il 16 novembre a Kampala, il 20 a Bologna e il 22 a Genova (info: vadoinafrica.com). Nella community ci sono  imprenditori, persone che vogliono avviare un’attività in Africa o una partnership con realtà locali e giovani che hanno studiato in Italia ma vorrebbero intraprendere nel loro Paese di origine. A settembre abbiamo lanciato anche Vadoinafrica Business Lab, un club ristretto per gli imprenditori: si accede solo su selezione, pagando un abbonamento annuale. I vantaggi? Eventi in diretta online ogni settimana, contenuti esclusivi con focus su Paesi e settori, consulenze mirate, incontri sul territorio, viaggi, promozioni e convenzioni».

Perché un italiano dovrebbe investire in Africa? Quali sono le opportunità?

«C’è una forte crescita demografica, entro il 2050 la popolazione africana raddoppierà (passerà da 1,06 miliardi di abitanti a 2,12, secondo il World Population Prospects Report 2019). Migliorano le condizioni, la mortalità infantile diminuisce, la classe media cresce e aumenta il suo potere di acquisto. Ovviamente non si può fare un discorso unitario perché è un territorio vasto e complesso, con diverse leggi, culture e oltre 2000 lingue. Tra i Paesi più interessanti, ci sono quelli dell’Africa orientale, poi Senegal (dove già vivono più di 3500 italiani), Ghana, Costa d’Avorio e Marocco. I settori più promettenti sono l’agroalimentare, i servizi, la formazione e l’industria creativa, sul trend di moda e design “made in Africa”».

Quali sono le difficoltà per gli aspiranti imprenditori?

«Spesso mancano informazioni ufficiali attendibili. È difficile identificare interlocutori affidabili. Bisogna andare con i piedi di piombo e verificare bene ogni informazione prima di investire. Gran parte delle società africane condividono le sfide di istituzioni deboli e scarsa fiducia tra operatori. Per questo è utile avere contatti affidabili sul posto. Vadoinafrica ha un forte legame con il territorio, un team di sei persone tra Italia e Africa e una decina di ambassador in diversi Paesi».

Ci racconti qualche caso di successo?

«Ce ne sono tanti. Per esempio, Filippo Colnago ha creato la prima agenzia di eventi corporate in Burkina Faso. Si chiama ProMedia Services. È un punto di riferimento sul territorio e ora punta ad espandersi nei mercati vicini, Senegal e Ghana. Amadou Fall, ingegnere meccanico di origini senegalesi, laureato al Politecnico di Milano, lavora a progetti per le saldature industriali in Senegal. Iacopo Tacchino, ex pilota militare, oggi pilota di linea, ha avviato Egoli Aviation che offre consulenza e formazione in campo aereonautico in Sudafrica».

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2 Commenti

  1. Molto interessante l’idea. Sto in cerca di una squadra calcistica italiana, per promuovere il gemellaggio con una squadra dilettantistica giovanile in Congo a Lubumbashi. Necessito di informazioni e contatti a riguardo.

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