«Milionario è chi ha un impatto sulla vita di milioni di persone»

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Brock Pierce millionaire

Star della crypto economy, imprenditore, venture capitalist, guru. Brock Pierce è uno dei 20 uomini più ricchi del mondo in criptovalute. Personaggio controverso, donerà tutti i suoi beni a una fondazione gestita sulla blockchain. Lo abbiamo incontrato

«Ogni giorno dovremmo chiederci: Perché faccio quello che sto facendo? Lo faccio per me stesso o per l’umanità?» È l’invito che Brock Pierce, 37 anni, star della crypto economy, imprenditore, venture capital, guru spirituale di questo nuovo mondo, lancia dal palcoscenico del Future Blockchain Summit di Dubai, tra i più influenti festival del mondo dedicati a questa tecnologia. «Se tutti, nel nostro piccolo, ogni giorno ci facessimo questa domanda e cercassimo di avere un impatto positivo sulla vita degli altri, insieme potremmo cambiare il mondo». Ovazione.

Americano, ex attore, 37 anni, Pierce ha co-fondato più di 12 aziende, tra cui Mastercoin, Blockchain Capital, Coinbase, Ethereum, Tether e ora Block.one. Ha fatto la ICO (Initial Coin Offering) più grande del 2017, creando Eos, una moneta che è stata definita più scalabile e flessibile di Ethereum e che, al momento, ha una capitalizzazione di mercato di 10 miliardi di dollari (ma da febbraio Brock è fuori…).

Imprenditore precoce, già a 17 anni ha fondato la Digital Entertainment Network, che ha raccolto 88 milioni di dollari durante la bolla dot-com e poi è fallita. Secondo Forbes, è tra i 20 uomini più ricchi al mondo in criptovalute. Ha un patrimonio personale stimato tra 700 milioni di dollari e un miliardo. «Milionario non è chi ha milioni di dollari, ma chi ha un impatto sulla vita di milioni di persone» sostiene. Originario del Minnesota, con un passato controverso, vive tra Porto Rico, Los Angeles e Ibiza. E proprio nell’isola di Porto Rico, devastata dall’uragano Maria il 20 settembre del 2017, Brock vuole costruire qualcosa di completamente nuovo: la prima cripto-città del mondo. Una nuova città dove il denaro è virtuale e i contratti sono tutti pubblici. Il progetto si chiama Sol e ha già attirato la benevolenza dell’autorità dell’isola.

Lo incontro al Blockchain Summit di Dubai. È vestitito come un cowboy e nonostante la
stanchezza (è arrivato la mattina stessa da Londra e ha già tenuto un’importante conferenza davanti a migliaia di persone) è molto disponibile. Chiedo se vuole spostare l’intervista a un momento per lui più opportuno, mi risponde: «Nella vita non esiste tempo migliore del presente, perché è l’unico tempo sicuro che abbiamo». Mi dà 10 minuti.

Come spiegheresti la blockchain a tua madre?

«Non è importante sapere come funziona questa tecnologia che si colloca all’incrocio tra teoria dei giochi, crittografia, computer science e teorie economiche e monetarie. Il nostro compito è spiegare alla gente i problemi che questa tecnologia risolve e come può rendere il mondo un posto migliore. La blockchain è una tecnologia abilitante che risolve i problemi in tutti i settori: dalla medicina alla finanza, dall’energia alla logistica. È una sorta di sistema operativo come lo è Ios per iPhone o Android per Google. Renderà il mondo più trasparente. Trasformerà lnternet in un luogo di valore».

Come hai iniziato?

«Mi sono occupato di valute digitali sin dalla fine degli anni 90. Sono sempre stato un giocatore appassionato. Nel 2000 ho creato una delle più grandi società di trading di beni virtuali. Si chiamava Internet Gaming Entertainment, impiegava migliaia di persone in Cina per giocare a videogiochi come World of Warcraft e Second Life. Tutti i premi virtuali che loro vincevano, io li vendevo in cambio di soldi veri. Con quei soldi ho fondato e finanziato molte imprese cripto».

È un settore aperto a tutti?

«Sì. La blockchain è una risorsa accessibile a tutti. Ci sono molti modi per far parte di questa realtà e non è un problema non avere i soldi».

Un consiglio per i lettori appassionati di blockchain?

«Se siete interessati a questo mondo, siete già sulla buona strada: perché la blockchain è una grande opportunità e una rivoluzione che coinvolgerà tutti. Chi farà un’impresa in questo settore, avrà un business assicurato e creerà posti di lavoro. Potrà conoscere in anticipo i cambiamenti e dovrà aiutare gli altri a capire. Ma quello che conta non è fare soldi, ma avere un impatto sul mondo».

Già. Tu però sei milionario…

«Non è importante quanto hai accumulato, ma quanto riesci a dare agli altri. Questo sarà il nuovo indicatore di performance per gli imprenditori di tutto il mondo. La visione è completamente diversa: i nuovi milionari non saranno più riconosciuti per i soldi che hanno guadagnato, ma per l’impatto sull’umanità che la loro ricchezza è riuscita a generare. E lo potremo capire solo alla fine, guardandoci indietro e unendo i famosi puntini di Steve Jobs».

Come userai il tuo patrimonio?

«Per servire l’umanità. Vivo a Portorico e vorrei migliorare la vita dei portoricani, gente devastata dall’uragano. Mi alzo ogni mattina per creare un impatto positivo nel mondo. E sai qual è il mio peggior nemico? Il tempo. Non ne ho abbastanza…».

Tratto dall’articolo «Milionario è chi ha un impatto sulla vita di milioni di persone» pubblicato su Millionaire di giugno 2018. Per acquistare l’arretrato scrivi a abbonamenti@ieoinf.it

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