Blockchain Revolution

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blockchain bitcoin
Foto di VIN JD da Pixabay

Dalla finanza alla musica, dalla gestione di un campo profughi all’avvio di una startup: sarà (forse) la criptoeconomia a fare la differenza. Ecco come.

Nei prossimi anni, la blockchain avrà un impatto in tutte le aree della nostra vita: lavoro, finanza, distribuzione, impresa, politica, marketing… È questa la tesi degli americani Michael J. Casey (consulente) e Paul Vigna (giornalista del Wall Street Journal). Nel loro primo libro, The Age of Cryptocurrency, avevano elencato tutte le applicazioni della tecnologia bitcoin e messo l’accento sulle sue potenzialità di sovvertire il sistema delle valute e dei pagamenti. «Da allora, però, abbiamo imparato che scrivere di tecnologia comporta un rischio: la tecnologia cambia, mentre le parole, una volta stampate, non cambiano più». Così, a tre anni di distanza, tornano in libreria con La macchina della verità. La blockchain e il futuro di ogni cosa (Franco Angeli). Millionaire lo ha letto e ha capito che…

Può renderci più liberi

Il sistema delle criptovalute, grazie a una molteplicità di applicazioni, sarà in grado di portare grossi cambiamenti (in meglio) della società in cui viviamo. Oggi, la più grande ricchezza sono i dati. E il più grande potere è detenuto da chiunque abbia l’autorità di raccoglierli, conservarli e condividerli. «Le idee alla base della blockchain hanno innescato una lotta per sovvertire la concentrazione di potere. Possiamo immaginare un mondo liberato dal potere di Google, Facebook e Nsa (Agenzia per la sicurezza nazionale in America). Un mondo in cui siamo noi, le persone, i componenti essenziali della società globale a dire come devono essere gestiti nostri dati» assicurano i due autori.

Può aiutare anche i profughi

«Grazie alla blockchain possiamo avere un registro delle transazioni visibile a tutti e che può essere verificato in qualsiasi momento, ma che non è controllato da nessuna autorità centrale. Due le conseguenze principali: nessuno può alterare i dati per i propri fini e tutti hanno un controllo sui propri dati» spiegano gli autori. Le applicazioni riguardano ambiti diversi. Pensiamo a un campo profughi dove i rifornimenti sono limitati, mentre abbondano i criminali che rubano il cibo a scopo di lucro. Come ovviare al problema? È in atto un progetto pilota che, grazie alla scansione dell’iride dei profughi, permette di verificare chi ha diritto a cosa. In questo modo, l’occhio diventa una specie di portafogli digitale che rende superflui contanti, buoni e carte e riduce il pericolo di furti.

Rende superflua Uber

La fiducia è la chiave. A garantirla non servirà più un soggetto terzo, ma basterà la tecnologia. A Tel Aviv è stata sviluppata un’applicazione gratuita di condivisione degli spostamenti, Commuterz. Il software è open source e può essere scaricato da chiunque. Al contrario di Uber, Commuterz non è posseduta da nessuno e non si trattiene il 25%. Gli utenti usano una valuta digitale nativa che può essere accumulata e usata per le transazioni e che li incentiva a condividere le corse in modo da ridurre il traffico e il costo dei trasporti per tutti. «Delegando la gestione della fiducia a una rete gestita da un protocollo comune, invece di appoggiarsi a un intermediario che faccia da garante e introducendo nuove forme di valori digitali possiamo cambiare le strutture stesse dell’organizzazione sociale».

Risolve il problema della privacy

Nel settembre 2011 l’imprenditore Peter Sims riceve un sms dall’amica Julia Allison, che gli chiede se in quel momento è su un suv a New York sulla Fifth Avenue. È così e lui si guarda intorno, pensando di vederla sull’auto a fianco, ma Julia si trova a Chicago. Come lo ha indovinato, allora? Semplicemente, è alla festa di Uber in cui viene mostrata la “visione divina”, cioè una mappa aggiornata dei veicoli con relativi passeggeri. Questo è un esempio di come i nostri dati sono nelle mani di aziende e intermediari. E facile preda di hacker e malintenzionati. «L’unico modo per proteggere i dati e ridurre gli attacchi è toglierli dai server centralizzati e creare una struttura di archiviazione più distribuita. Il controllo dei dati deve essere rimesso nelle mani di coloro a cui i dati appartengono: clienti e utenti finali dei servizi Internet. Serve una nuova architettura per la nostra sicurezza. E le idee alla base della tecnologia blockchain potrebbero aiutarci a svilupparla» spiegano Casey e Vigna.

È la nuova corsa all’oro?

Finanziare la propria startup con denaro virtuale è una strada sempre più seguita. Ma richiede cautela. «Le ICO sono democratiche. Se gli sviluppatori sono sinceri sui rischi e gli investitori sanno che stanno scommettendo, possono essere viste come un modo più veloce per offrire opportunità di investimento ad alto rischio e alto rendimento, senza che i venture capitalist occupino subito il campo» spiegano Vigna e Casey.

È (in parte) un’ipotesi

«Non c’è alcuna garanzia che questa visione per promuovere l’economia digitale a livello globale si realizzi davvero. Oltre a sfide tecnologiche e di governance interna, ci sono ostacoli esterni, tra cui i regolamenti e la politica» concludono gli autori.

Tratto dall’articolo “Blockchain Revolution” pubblicato su Millionaire di febbraio 2019. Per acquistare l’arretrato scrivi a abbonamenti@ieoinf.it

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