Fatti un selfie con i tuoi soldi prima di non vederli più

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Cripto di stato

Più della metà delle banche centrali mondiali sta sviluppando valute digitali: fino a dove la tecnologia ci aiuterà e quando invece prenderà il sopravvento?

Una volta esisteva la paghetta. 10mila lire a settimana, diventati in un attimo 10 euro. Poi si è passati alla carta ricaricabile e infine alla App della banca, così non si porta più in giro nemmeno il portafogli. Troppo pesante da mettere in tasca e soprattutto lo spazio è tutto occupato dal telefono, sempre più grande.

Poi è arrivata la criptovaluta, che sta attecchendo sì, soprattutto i più giovani, ma che al momento spaventa ancora un po’… questi soldi che fluttuano nell’etere. Ma se ci pensasse la banca a creare una “moneta virtuale”?

Le valute digitali conquistano terreno

Più della metà delle banche centrali mondiali stanno sviluppando, o almeno esplorando, valute digitali. Secondo il rapporto del Fondo monetario internazionale (FMI), a luglio 2022, sono in fase di ricerca o sviluppo in tutto il mondo quasi 100 valute digitali delle banche centrali (CBDC). Le valute digitali delle banche centrali (CBDC) sono versioni digitali di contanti emesse e regolamentate dagli stessi istituti di credito.

CBDC sta per Central Bank Digital Currency e rappresenta la forma digitale della moneta legale di una nazione (valuta sostenuta dalla fiducia o dalla fede nel Governo di regolamentazione). In quanto tale, è controllata direttamente dalla banca centrale del Paese ed è sostenuta dal credito nazionale e dal potere del Governo. Il Fondo Monetario Internazionale (FMI), costituito nel 1944, ha sede a Washington DC ed è composto da 190 Paesi che mirano a promuovere la cooperazione monetaria globale.

 

I passi da fare

Il FMI ha affermato che la CBDC può creare una maggiore flessibilità per i sistemi di pagamento nazionali, promuovere la concorrenza, facilitare l’accesso ai fondi, migliorare l’efficienza dei pagamenti e quindi ridurre i costi di transazione. Le CBDC possono anche aumentare la trasparenza dei flussi di denaro.
Oltre a promuovere l’inclusione finanziaria, i principali esperti sostengono che le CBDC possono creare una maggiore resilienza per i sistemi di pagamento nazionali e promuovere una maggiore concorrenza, il che può portare a un migliore accesso al denaro, aumentare l’efficienza nei pagamenti e, a sua volta, ridurre i costi di transazione. Le CBDC possono anche migliorare la trasparenza nei flussi di denaro e potrebbero aiutare a ridurre la sostituzione di valuta (quando un Paese utilizza una valuta straniera in aggiunta o al posto della propria). E se poi si spegnesse il computer?

 

Ma in un mondo dove siamo tutti connessi, tutto il giorno, dove in alcune scuole inglesi pagano il pranzo con il riconoscimento facciale o con l’impronta digitale, in un mondo dove tutto è in Rete, se poi quella Rete dovesse spegnersi? Perché se è vero che Russia e Cina stanno cercando di combattere il dollaro, se le stesse banche potessero decidere per una moneta virtuale, chi potrebbe rendere sicure le transazioni, i conti, la privacy di ognuno?  O se, ancora peggio, quelle stesse banche decidessero con un semplice clic di eliminare il nostro account, quindi i nostri soldi?

 

Guardando al futuro

Nel film In Time di Andrew Niccol, del 2011, nella pellicola fantascientifica con Justin Timberlake e Amanda Seyfried, i due si ritrovavano a correre, letteralmente contro il tempo, per rimanere in vita. Perché? Perché in quel non troppo lontano 2169, gli uomini si ritrovavano a pagare tutto con il proprio tempo, il bene più prezioso.

Forse un giorno ci ritroveremo anche noi con un grosso chip nel braccio che scandisce il nostro tempo, ossia i nostri soldi. C’è chi si è fatto impiantare il chip per aprire la portiera della Tesla, c’è chi, come Patrick Paumen può pagare usando la sua mano perché nel 2019 gli è stato iniettato un microchip di pagamento contactless sotto la pelle. L’azienda anglo-polacca Walletmor afferma che l’anno scorso è diventata la prima azienda a metterli in vendita.

“L’impianto può essere utilizzato per pagare un drink sulla spiaggia di Rio, un caffè a New York, un taglio di capelli a Parigi o al negozio di alimentari locale” afferma il fondatore e amministratore delegato Wojtek Paprota. “Può essere utilizzato ovunque siano accettati pagamenti contactless.”

 

Il chip da 1 grammo

Il chip di Walletmor, che pesa meno di 1 grammo ed è poco più grande di un chicco di riso, è composto da un minuscolo microchip e un’antenna racchiusa in un biopolimero, un materiale di origine naturale, simile alla plastica. Per molti di noi, l’idea di avere un simile chip impiantato nel nostro corpo è spaventosa, ma un sondaggio del 2021 su oltre 4.000 persone nel Regno Unito e nell’Unione europea ha rilevato che il 51% lo prenderebbe in considerazione. Fino a dove la tecnologia ci aiuterà e quando invece prenderà il sopravvento?

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