Tim Berners-Lee: “Tre sfide da affrontare per salvare il Web”

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Foto di Paul Clarke da Wikimedia Commons

Per l’inventore del World Wide Web, tre pericoli minacciano la Rete: la mancanza di controllo sui dati personali, la disinformazione e la pubblicità politica non trasparente.

12 marzo 1989. Nei laboratori del Cern di Ginevra nasceva il World Wide Web per l’intuizione dello scienziato inglese Tim Berners-Lee. L’idea era di creare uno strumento democratico, utile a tutti. A distanza di 28 anni, quella visione si è in parte realizzata. Ma l’inventore del Web teme per il futuro della Rete. In una lettera aperta (pubblicata sul sito della World Wide Web Foundation), Tim Berners-Lee mette in evidenza tre sfide che è necessario affrontare subito.

«Immaginavo il Web come una piattaforma aperta che avrebbe permesso a chiunque, in qualsiasi luogo, di condividere informazioni, avere accesso a opportunità e collaborare, oltre i confini geografici e culturali”. Oggi «sono sempre più preoccupato per tre nuove tendenze, che bisogna contrastare affinché il web possa soddisfare il suo vero potenziale di strumento utile a tutta l’umanità».

1. «Abbiamo perso il controllo dei nostri dati»

«Il modello di business attuale di molti siti offre contenuti gratuiti in cambio di dati personali. Molti di noi lo condividono, ma fondamentalmente non ci interessa che alcune informazioni siano raccolte in cambio di servizi gratuiti. Non vediamo il trucco». I dati, una volta raccolti, sfuggono al nostro controllo. Non sappiamo come vengono utilizzati o da chi. La privacy è in pericolo. In regimi repressivi, i governi possono utilizzare i dati per monitorare gli avversari politici oppure per censurare, arrestare o uccidere blogger e detrattori.

2. «È troppo facile diffondere la disinformazione sul web»

«Oggi la maggior parte della gente legge le notizie sul web, utilizzando social media e motori di ricerca. I siti guadagnano in base ai click degli utenti. E scelgono cosa mostrare a ognuno utilizzando algoritmi che si basano sui nostri dati personali». Il risultato è che «questi siti propongono contenuti che ci indurcono a cliccare, quindi la disinformazione o le fake news (che sono soprendenti, scioccanti, progettate per far leva sui nostri pregiudizi) possono diffondersi a macchia d’olio». Così chi ha cattive intenzioni diffonde notizie false a scopo politico o di lucro.

3. La pubblicità politica online richiede trasparenza e comprensione

«I dati raccolti e gli algoritmi utilizzati permettono di creare campagne politiche mirate, con annunci creati su misura» scrive Berner-Lee. Secondo l’inventore del Web, nelle elezioni degli Stati Uniti del 2016, fino a 50mila versioni di uno stesso annuncio venivano pubblicate ogni giorno su Facebook. «Una situazione quasi impossibile da monitorare». In più molti annunci «sono utilizzati in modo non etico, per indirizzare gli elettori a siti di notizie false o per tenerli lontani dalle urne. La pubblicità mirara permette di dare messaggi diversi ai differenti gruppi di elettori. E questo non è democratico».

La soluzione

«Dobbiamo lavorare con le imprese del Web per trovare un equilibrio sull’acquisizione dei dati personali. Dobbiamo esplorare modelli di business alternativi, come gli abbonamenti e i micropagamenti. E dobbiamo contrastare la disinformazione incoraggiando i siti come Google e Facebook a combattere il problema».

«Ho inventato il web, ma tutti voi avete contribuito a crearlo ogni giorno. Blog, post, tweet, foto, video, applicazioni, pagine web create rappresentano il contibuito di milioni di voi in tutto il mondo per costruire la nostra comunità online… E ora tocca a tutti noi costruire il web che vogliamo per tutti».

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