Tim Cook incontra gli studenti italiani a Firenze

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Il presidente dell'Osservatorio Permanente Giovani-Editori Andrea Ceccherini e il Ceo di Apple Tim Cook all'evento del 2017. Foto: Osservatorio Permanente Giovani-Editori

Tim Cook torna a Firenze per incontrare gli studenti italiani e i giovani dell’Osservatorio Permanente Giovani-Editori. Il Ceo di Apple ha partecipato all’evento per la ventesima edizione del progetto “Il Quotidiano in Classe”, al Teatro Odeon. Intervistato dal direttore del Corriere della Sera Luciano Fontana, ha sottolineato l’importanza di sviluppare un pensiero critico, distinguere il vero dal falso e difendersi dalle fake news. Un obiettivo sempre più difficile nell’era di Internet.

Parlando a oltre 800 ragazzi delle scuole superiori, ha detto: «Quando avevo la vostra età mi chiedevano spesso “cosa vuoi fare da grande?” ed ero convinto che fosse una domanda fondamentale. Pensavo che rispondendo avrei trovato il senso della mia vita. All’università pensavo che la domanda fondamentale fosse capire che cosa avrei studiato. Ma ogni volta capivo che non era abbastanza. Allora pensavo: forse mi devo chiedere quale sarà il mio primo lavoro, poi quale sarà la tua prossima promozione. Ho capito di essermi posto la domanda sbagliata per 15 anni. La domanda giusta è “qual è il tuo contributo per la società? E’ questo che dobbiamo davvero chiederci».

La tecnologia e aziende come Apple possono dare il loro contributo. Come? «Offrendo gli strumenti che permettono alle persone di fare cose che prima non potevano fare». Ci sono rischi e pericoli ma «la tecnologia non è di per sé né buona né cattiva, non vuole esserlo» ha detto Cook. «Molto dipende da chi la crea e da chi la usa, dall’uso che se ne fa. La tecnologia fa da moltiplicatore del bene e del male, noi dobbiamo accertarci di moltiplicare il bene e limitare il male».

Sui social ha detto: «Se guardate il vostro smartphone più di quanto guardate una persona negli occhi state sbagliando. Non buttate le vostre giornate sui social media. Non è giusto. Non vi migliora. La Apple crea prodotti che aiutino le persone a lavorare e divertirsi, non a sprecare tempo. Non vi incoraggiamo a usare lo smartphone per tutto il giorno». E poi, sulla politica online: «Il mondo virtuale non deve mai sostituire quello reale».

Cook ha raccontato anche delle sue origini. «Vengo da una famiglia umile. Mio padre lavorava in un cantiere navale, mia mamma faceva la commessa in una farmacia. Il mio primissimo lavoro era consegnare i giornali. Mi alzavo alle 3 di notte, andavo al punto di raccolta dei giornali, li piegavo e facevo il giro per le consegne. L’istruzione è il fattore che porta uguaglianza nella società. È un trampolino per avere accesso a pari oppportunità. Magari non tutti avranno gli stessi risultati, ma tutti devono avere le stesse opportunità».

A una studentessa che gli chiedeva di spiegare la frase «sono il miglior Tim Cook per Apple», il numero uno di Cupertino ha detto: «Quando Steve Jobs mi ha chiesto di sostituirlo avevo due possibilità, imitarlo o essere la migliore versione di me stesso. Questa è la scelta giusta: meglio essere se stessi anziché fallire cercando di imitare qualcun altro. Siate la migliore versione di voi stessi, non cercate di diventare qualcun altro».

 

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