Adam Neumann: founder ed ex-CEO di WeWork colpisce ancora

1484
Adam Neumann

Il nuovo business di Adam Neumann nel real estate fino adesso è valutato un miliardo di dollari

Chi non muore si rivede, dice un vecchio adagio popolare. E questo dato di fatto sembra trovare conferma nella persona di Adam Neumann, il controverso fondatore di WeWork. No, no stiamo parlando della serie TV creata da Apple TV+ con Jared Leto nei panni di Neumann e l’emblematico titolo “WeCrahsed” (“ci sfasciamo”, rende bene l’idea del destino che ha avuto la prima iniziativa imprenditoriale di Neumann).

Parliamo piuttosto del ritorno Adam Neumann che, più che un ipotetico film, è la news del momento: già, pare infatti che l’imprenditore americano non fosse contento dei 46 milioni di dollari l’anno che percepisce come “consulente” della società da lui fondata e dalla quale è stato prontamente estromesso (con ben oltre un miliardo di dollari di liquidazione) per mismanagement.

Così ha pensato bene di dar vita ad una seconda startup: inutile dirlo, come nel caso di WeWork, è già un unicorno prima ancora di aver iniziato le operazioni. Si tratta di Flow, un’azienda che opera nel settore immobiliare e che ha trovato il supporto di una delle maggior venture capital firm d’America: Andreessen Horowitz (a16z).

 

Il finanziamento da 350 milioni di Andreessen Horowitz

Come riporta il New York Times, infatti, lo stesso Marc Andreessen è più che intenzionato a immettere capitale nella nuova scommessa di Neumann: sono 350 i milioni che il venture capitalist californiano ha portato a Neumann per Flow, alzando il numero dei finanziamenti ricevuti al primo round oltre il tetto del miliardo.

Sebbene nelle proprie comunicazioni social, Andreessen non abbia divulgato alcun dettaglio circa la natura finanziaria dell’investimento, ha ribadito il proprio supporto al founder di WeWork, descrivendolo come “un leader visionario” pronto a “rivoluzionare l’intero settore del real estate”.  Se la rivoluzione fosse anche solo simile a quella di WeWork sarebbe breve e di sicuro poco piacevole per Andreessen.

Tuttavia, il fatto che si tratti del secondo investimento di a16z in un progetto di Neumann – il primo equivale a 70 milioni versati per la creazione di una piattaforma blockchain attraverso la quale comprare carbon credits – lascia ben poca critica alle abilità di persuasore occulto del leader di Flow.

 

Flow e il real estate secondo Adam Neumann

Per quanto riguarda il business di Flow (le attività inizieranno a tutti gli effetti nel 2023), infatti, sappiamo ancora poco: possiamo solo dire che si tratta di uno sviluppo immobiliare teso a creare appartamenti da affittare a “remote workers”, offrendo loro tutti i servizi che normalmente offre una vera e propria (gated)community. Una sorta di utopia abitativa per chi usufruisce dello smartworking.

Neumann, infatti, avrebbe già utilizzato parte del capitale ricevuto per acquistare oltre 3.000 appartamenti sparsi tra Atlanta, Fort Lauderdale, Miami e Nashville. La realtà però è un’altra: il magnetico imprenditore di WeWork aveva già tentato di entrare nel settore del real estate – con WeLive, iniziativa deputata alla creazione di spazi co-abitativi a New York e in Virginia – e aveva clamorosamente fallito.

Non solo, dopo i suoi 15 minuti di notorietà, la prima avventura immobiliare di Neumann era diventata oggetto di indagine da parte della polizia di New York. Che dire? Ispira fiducia, a maggior ragione quando nemmeno le principali testate americane hanno ancora capito di cosa si occuperà per davvero Flow.

 

Il precedente negativo di WeWork

La paura (degli altri, non di a16z) è che si tratti di una WeWork bis. Ricordiamo che la prima startup di Neumann si rivelò presto un grandissimo flop proprio a causa della malagestione dello stesso imprenditore. L’idea degli spazi di co-working in era pre-Covid era sicuramente interessante, tanto da innalzare il valore di mercato di WeWork a circa 47 miliardi di dollari.

Il tentativo di far sbarcare l’azienda a Wall Street si dimostrò però controproducente: sulla base delle informazioni finanziari rese disponibili per l’operazione, buona parte degli investitori si dimostrò scettica rispetto alla governance, al modello di business e alla capacità di produrre reddito della società.

E così il castello di carte di Neumann è crollato: dipendenti trattati male, spese accessorie e non connaturate al business, hanno spinto uno dei principali stakeholder (SoftBank) a pagare letteralmente Neumann perché se ne andasse dalla sua compagnia. Al tempo, e complice il ritiro dell’OPA, il valore di WeWork era sceso a 8 miliardi. Oggi ne vale circa 5. Eppure – caso più unico che raro – in Silicon Valley accordano ancora fiducia a Adam Neumann.

 

Le parole di Marc Andreessen

Marc Andreessen non solo difende il proprio beniamino e afferma “Comprendiamo quanto sia difficile costruire qualcosa del genere e amiamo vedere i founder ripetersi nelle proprie iniziative, crescendo attraverso le lezioni imparate”, ma si dice sicuro che l’iniziativa di Neumann possa contribuire a risolvere un problema piuttosto sentito in America: la carenza di abitazioni a prezzi contenuti.

Queste le sue parole: “Il limitato accesso a case di proprietà continua a essere la causa maggiore di iniquità e ansia crescente”. Nobile, ma vale la pena di ricordare che l’investimento di Andreessen arriva dopo una battaglia che quest’ultimo ha portato avanti affinché non venissero costruiti alloggi a prezzi accessibili nella zona ultraricca di Atherton (CA) in cui egli stesso vive.

Un doppio bluff dunque? È presto per dirlo, bisogna attendere. Nel caso di Neumann e di a16z l’unica certezza sembra stare in un altro adagio popolare: Dio li fa e poi li accoppia.

Print Friendly, PDF & Email
Articolo precedenteLe aziende si fanno il 5G privato
Prossimo articoloRoma: nuovo hub per le startup tecnologiche?