Addio a Sergio Rossi, l’imprenditore artigiano, re delle scarpe made in Italy

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sergio rossi
Foto di Aklicol da Wikimedia Commons

È morto ieri a 84 anni Sergio Rossi, fondatore dell’omonima azienda che ha portato le scarpe di lusso made in Italy in tutto il mondo. L’imprenditore, colpito da Coronavirus, era ricoverato all’ospedale Bufalini di Cesena, nel reparto di terapia intensiva.

Artigiano e innovatore, Rossi era condiderato un maestro della manifattura e un fuoriclasse nello stile, in grado di trasformare la scarpa da donna in un oggetto di culto. Figlio di un calzolaio, Rossi nasce a San Mauro Pascoli (Forlì-Cesena) nel 1935. Dal padre apprende tutti i segreti del mestiere e inizia presto a metterli in pratica. A 14 anni già produce scarpe. In inverno crea sandali per l’estate. Con l’arrivo della bella stagione, li vende insieme al fratello Franco sulla riviera romagnola. Ma Rossi sogna in grande. Ha talento creativo. Coniuga qualità e design. Inventa modelli destinati a diventare iconici, come il sandalo Opanca.

Nel 1951 apre il suo stabilimento. Il suo nome diventa un brand e nel 1968 lancia la prima collezione marchiata Sergio Rossi. I prodotti conquistano il mercato, piacciono alle dive, sono immortalate sui manifesti pubblicitari da grandi fotografi come Helmut Newton. La piccola fabbrica di un giovane calzolaio diventa così una grande impresa che vende in Italia e all’estero. Produce per sé e per altri big della moda. Collabora con Gianni Versace, Dolce&Gabbana e molti altri. Negli anni ’80 Rossi apre i negozi monomarca, arrivando anche negli Stati Uniti.

Nel 1999 il Gruppo Gucci (oggi Kering) inizia l’acquisizione del brand. Rileva il 70% delle quote per circa 96 milioni di dollari. Nel 2005, ne ottiene il pieno controllo. Ma il marchio torna italiano dieci anni dopo, acquistato dal fondo Investindustrial di Andrea Bonomi. E lui, Sergio Rossi, non molla la sua passione per le scarpe. Aiuta il figlio Gianvito, anche questi imprenditore con le scarpe di lusso da donna. Forma i giovani. Diventa presidente della scuola calzaturiera di San Mauro Pascoli, il distretto romagnolo delle scarpe dove per tutti Rossi resta un maestro. «Con il fuoco inestinguibile della tua passione, ci hai insegnato che non ci sono limiti per chi ama ciò che fa» è l’ultimo saluto della famiglia. «C’è chi ha avuto la fortuna di trasformare la propria arte in un lavoro e chi lo straordinario talento di trasformare il proprio lavoro in un’opera d’arte».

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