Addio a Franco Battiato, genio della musica italiana

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franco battiato
Foto di rabendeviaregia da Wikimedia Commons

«A me piacerebbe non essere in nessun tempo. L’ideale sarebbe appartenere a tutte le epoche, ma mi rendo conto che si tratta di un’ambizione smodata». Si è spento questa mattina Franco Battiato, nella sua casa di Milo, sulle pendici orientali dell’Etna. Aveva 76 anni, era malato, e assente dalle scene da qualche anno.

Quando nel 1981 uscì La voce del padrone fu un terremoto. Non avevamo mai ascoltato nulla di più moderno, oggi diremmo di più innovativo. Sette canzoni che hanno influito su generazioni di musicisti, come racconta il Rolling Stone. Summer on a solitary beach, Bandiera bianca, Gli uccelli, Cuccuruccuccu, Segnali di vita, Centro di gravità permanente, Sentimiento nuevo. Così Franco Battito, questo personaggio assolutamente nuovo, affascinante, a tratti un po’ inquietante, emergeva nelle nostre vite di giovani ragazzi degli anni 80. Personaggio di grande carattere, che non si è mai voluto categorizzare, non si è lascito imbonire dalla fama, è rimasto fedele alle sue passioni, alle sue sperimentazioni musicali, tutta la vita. E noi lo abbiamo amato per questo.

Il 21 settembre si celebrano i 40 anni di questo mitico disco, primo in Italia a superare il milione di copie vendute, e sarebbe stato bello celebrarli con lui. E invece stamattina si è spento Franco Battiato, all’età di 76 anni, nella sua casa di Milo, sulle pendici orientali dell’Etna. Era malato, e assente dalle scene da qualche anno.

È stato il pioniere dell’elettronica, autore negli anni Settanta di album difficili e sperimentali come Fetus e Pollution che vengono ancora oggi considerati di assoluta avanguardia. Poi, la musica pop, ma i suoi interessi spaziavano fino alla musica classica.

Autore di testi indimenticabili, come La Cura. Tra i suoi album L’era del cinghiale bianco (1979), Patriots (1980), L’arca di Noè (1982), Orizzonti perduti (1983), L’imboscata (1996), Fisognomica (2008).

Parallelamente alla sua produzione artistica, il suo percorso esistenziale. Dal 1979 Battiato si avvicina alla spiritualità e alla meditazione.

«Per me l’unica cosa che conta nella vita è la parte esistenziale, quella che ti mette alla prova: non mi interessano le conferme, essere rassicurante per il pubblico, dargli quello che vuole. Se fai questo tradisci il tuo ruolo che è quello di fare ciò che interessa a te, non quello che interessa a loro» ha dichiarato a Repubblica nel 2014.

Cantautore, compositore, musicista, regista e anche pittore. Un artista a tutto tondo. Nel 2014 Battiato scrive un docufilm “Attraversando il bardo”, sul tema della morte analizzata da tre diverse prospettive: buddista, cristiana e laica e razionalista dei fisici quantistici. Buddista, crede nella reincarnazione. «Ma questo non significa rinnegare la religione cristiana, nel cui ambito culturale mi sono formato essendo nato in Italia e in una famiglia cattolica. Non si tratta di un tradimento, perché i due credi religiosi sono complementari tra loro e si intersecano senza esclusione» ha dichiarato in un’intervista, in cui aggiunge:

«Con questo film vorrei educare a una nuova concezione della morte, preparare le menti a viverla più serenamente, ad accettarla, perché la nostra esistenza rappresenta un ciclo continuo di morte e rinascita. In realtà non moriamo mai e non nasciamo mai. Siamo stati capaci di superare qualunque tabù anche quello del sesso, perché non possiamo superare quello della morte?».

 

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