Addio a Luis Sepúlveda, lo scrittore cileno vittima del Coronavirus

1866
Luis Sepúlveda
Luis Sepúlveda - Per gentile concessione del Salone Internazionale del Libro di Torino.

«Solo sognando e restando fedeli ai sogni riusciremo a essere migliori e, se noi saremo migliori, sarà migliore il mondo» diceva Luis Sepúlveda. Lo scrittore cileno, 70 anni, è morto questa mattina in un ospedale di Oviedo, dove era ricoverato da febbraio per Coronavirus.

Scrittore, regista, esule politico, attivista. Nato in Cile nel 1949, Sepúlveda cresce con il nonno, un anarchico andaluso che gli trasmette la passione per la letteratura. Giovanissimo inizia a scrivere racconti e poesie per il giornale della sua scuola. Lavora per un quotidiano e in radio, vince premi e una borsa di studio per l’università di Mosca, dove resta però solo pochi mesi. Vive in Bolivia. Lì si unisce all’Ejercito de Liberacion Nacional. Tornato in Cile, fa teatro, da sceneggiatore e regista, lavora come giornalista, dirige una cooperativa agricola. Membro del partito socialista, entra nella guardia personale del presidente Salvador Allende.

Dopo il colpo di Stato militare di Augusto Pinochet, nel 1973, viene arrestato e torturato per le sue idee politiche per sette mesi. Dopo un secondo arresto, e due anni e mezzo di carcere in totale, il processo lo condanna all’esilio. Nel 1977 Sepúlveda lascia il Cile, viaggia in America Latina e in Europa, e si stabilisce in Spagna, nelle Asturie.

Il romanzo di esordio che lo consacra al successo è Il vecchio che leggeva romanzi d’amore del 1989. Tra i suoi titoli più famosi c’è poi Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare, un successo mondiale. L’ultimo libro, pubblicato nel 2018, è Storia di una balena bianca raccontata da lei stessa.

 

Print Friendly, PDF & Email

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.