Allarme ricerca Gallup: in Italia 1 dipendente su 4 dichiara di lavorare ‘contro’ la propria azienda

Di
Matteo Cerri
22 Giugno 2024

L’ultimo Global Workplace Report di Gallup è inclemente. Il 25% dei lavoratori italiani, ben 10 punti sopra la media globale, si dichiara “attivamente disimpegnato”.

I dati sull’occupazione in Italia sembrano buoni, ma pare che il nostro Paese registri un’altissima percentuale di lavoratori frustrati e poco coinvolti. E non stiamo parlando di “quiet quitting” (fare il minimo indispensabile per prendersi lo stipendio) e nemmeno di svogliatezza.

1 dipendente su 4  cercherebbe addirittura di sabotare la propria azienda “minando quello che i colleghi impegnati realizzano” e “opponendosi attivamente ai suoi obiettivi”. E questo anche a discapito dei ‘protagonisti’ stessi di questa scelta, che tendono a sentirsi meno rispettati e a sperimentare minor benessere nella vita quotidiana.

Dall’altra parte siamo pure i penultimi in Europa per impegno. Solo l’8% degli intervistati si dice invece attivamente impegnato.

Una fotografia desolante per le imprese, ma anche per gli stessi lavoratori che nel 46% dei casi dice di sperimentare stress da lavoro, nel 25% dei casi triste, e non a caso il 41% vorrebbe cambiare lavoro.  Vorrebbero cambiare il lavoro, ma ‘solo’ il 32% concorda che sia un momento buono per farlo. Solo l’Albania, in Europa, riporta dati peggiori.

Inutile dire come questa situazione non solo mina la produttività, ma crea anche un ambiente di lavoro tossico che può avere ripercussioni a lungo termine sull’intero sistema aziendale: lavoratori e azienda.

Boicottaggio

L’“attivamente disimpegnato” così diffuso, e dichiarato, rimane comunque il fattore più sconcertante. Significa che il malessere è arrivato ad un tale livello da manifestarsi in un vero e proprio atteggiamento negativo verso l’azienda, i colleghi impegnati e persino il proprio lavoro. Quella che un tempo era una lotta di classe, capeggiata da sindacati o da movimenti politici, ormai sarebbe una guerriglia individuale contro tutto e tutti.

A difesa di questi “guerriglieri” ci sono forme contrattuali rigide che ormai non rappresentano più il mercato del lavoro. Questo a discapito di chi invece lavora con massima dedizione e, paradossalmente, ponendo sullo stesso livello chi ormai ha gettato la spugna per entrare in un atteggiamento conflittuale. E i sindacati, troppo presi a difendere le posizioni acquisite, fanno un po’ come le tre scimmiette (non vedo, non sento e non parlo) invece di ricercare il dialogo con le imprese; come se la produttività e la serenità in azienda non fossero un bene per tutti i lavoratori.

 

Le implicazioni per gli imprenditori

Se la notizia ha fatto scalpore, come è ormai prassi, nessuno si è messo nei panni di chi fa impresa e si trova a che fare con questo stato di ‘guerriglia in casa’. A leggere gran parte della stampa i colpevoli sarebbero a prescindere gli imprenditori, che probabilmente hanno le loro responsabilità, ma hanno pur il diritto di difendersi.

Un ambiente di lavoro positivo e coinvolgente non è solo un vantaggio per i dipendenti, ma è cruciale per il successo a lungo termine dell’azienda. Investire nel benessere e nel coinvolgimento dei dipendenti può portare a una maggiore produttività, a una riduzione del turnover e a un ambiente di lavoro più innovativo e collaborativo. Ma non c’è investimento che regga se non c’è collaborazione, buona volontà e spazio contrattuale.

In un mercato del lavoro ideale, uno che si trova male, prende e se ne va. Sempre in un mercato del lavoro ideale, se un dipendente si alza la mattina con il proposito di danneggiare l’azienda, dovrebbe essere possibile ‘sterilizzare’ il problema e bloccare il boicottaggio. Ma il mercato del lavoro italiano non è certo ideale, offre poca flessibilità, ha forme contrattuali che fanno passare la voglia di pensarci e a livello salariale non permette troppe alternative. Rimane comunque che un conto è essere scontenti del proprio lavoro, un conto è arrivare ad essere attivamente disimpegnato, consapevolmente, contro l’impresa (e l’imprenditore).

 

Spunti di riflessione per uscire da questo ‘scontro’

1. Ascolto e comunicazione aperta: è fondamentale instaurare un dialogo aperto con i dipendenti per comprendere le loro preoccupazioni e le sfide che affrontano. Questo può essere fatto attraverso sondaggi, riunioni individuali e gruppi di discussione. Al tempo stesso i dipendenti dovrebbero essere attenti alle problematiche dell’azienda e dell’imprenditore, perché molte scelte aziendali potrebbero essere difficili da digerire, ma necessarie.

2. Creare un ambiente di lavoro positivo: favorire la collaborazione, il rispetto reciproco e la valorizzazione del contributo di ciascuno può migliorare notevolmente l’engagement.

3. Formazione e sviluppo: offrire opportunità di crescita e sviluppo professionale ai dipendenti può aumentare il loro coinvolgimento e la loro motivazione.

4. Riconoscimento e ricompense: implementare sistemi di riconoscimento per il lavoro ben fatto può incentivare i dipendenti a dare il meglio di sé. Questo significa anche misurare, quantificare rendimento e produttività e disponibilità a essere oggetto di queste valutazioni.

 

Affrontare il sabotaggio attivo

Per i dipendenti che boicottano attivamente l’azienda, è comunque necessario adottare misure più specifiche:

1. Identificazione e monitoraggio: identificare tempestivamente i dipendenti che mostrano comportamenti sabotatori attraverso feedback dei colleghi, osservazione diretta e strumenti di monitoraggio delle performance.

2. Interventi di coaching e counseling: offrire supporto psicologico e coaching per comprendere le ragioni del loro comportamento e aiutarli a reintegrarsi positivamente nell’ambiente di lavoro.

3. Misure disciplinari: se il comportamento sabotatore persiste, potrebbero essere necessarie azioni disciplinari, fino alla risoluzione del contratto di lavoro, per proteggere l’integrità dell’azienda e il benessere degli altri dipendenti .

 

 

Sebbene i dati del rapporto Gallup siano preoccupanti, rappresentano anche un’opportunità per gli imprenditori italiani per rivedere e migliorare le loro strategie di gestione del personale. Un approccio proattivo ed empatico potrebbero trasformare l’attuale sfida in un trampolino di lancio per creare aziende più resilienti, innovative e di successo.

 

Per maggiori informazioni e/o per scaricare il Rapporto Gallup, clicca qui.

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