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Bando Borghi: spazio alle imprese

Centinaia di piccoli centri possono rinascere, grazie alla Linea B, che incentiva idee di rigenerazione e progetti sostenibili.

 

«Nel 2014 ho sentito parlare di tutela e valorizzazione nel turismo in un dibattito in Parlamento e mi sono detta, dopo anni che lavoravo su questi temi, che finalmente l’Italia era pronta a valorizzare l’Italia meno conosciuta» racconta Ottavia Ricci, consigliera del ministro Dario Franceschini. Nel suo background, l’esperienza di Santo Stefano di Sessanio, borgo pioniere per gli alberghi diffusi, e la creazione d’impresa a Londra e Berlino.

«Dopo una ricerca su Internet, ho scritto a Franceschini, parlandogli di turismo sostenibile e delle opportunità per il nostro Paese. Ha deciso di incontrarmi e ci siamo trovati in una visione comune, quella della valorizzazione del patrimonio diffuso italiano, partendo dal portare la sostenibilità nel turismo italiano. Un lavoro condiviso poi con tutti, bottom up, di ascolto dei bisogni, condivisione e innovazione ha dato vita al primo Piano Nazionale del Turismo italiano. Alla fine di questo primo percorso, il tema borghi è diventato fondamentale. Borghi sotto i 5.000 abitanti a rischio abbandono, in riferimento alla Legge Realacci sui Piccoli Comuni».

 

Borghi: non solo un brand

I paesini a rischio spopolamento non sono case da svendere. «Alla fine del primo mandato del Ministro Franceschini, che aveva portato l’attenzione sul patrimonio diffuso italiano, era rimasto l’obiettivo di trovare finanziamenti per valorizzarlo. Franceschini, attraverso il PNRR, ha dedicato ai borghi 1 miliardo di euro. Un’opportunità che vuole stimolare continuità, progetti sostenibili che proseguano negli anni e coinvolgano giovani e collettività. Collettiva anche la progettazione del bando. Il Comitato nazionale dei Borghi italiani, costituito da Franceschini, ha tirato fuori idee e bisogni effettivi dei Comuni con meno di 5.000 abitanti» spiega Ricci.

 

A che punto siamo?

«La Linea di azione A ha lasciato che le Regioni individuassero 21 borghi, assegnando a ciascuno 20 milioni di euro. I disciplinari sono stati firmati da tutti i borghi e inviati dal Ministero. La progettualità si è avviata. La Linea B ha selezionato altri 289 tra borghi e aggregazioni di Comuni sotto i 5.000 abitanti, cui saranno assegnati da 1,6 a 2,5 milioni di euro ciascuno (in caso di progetti aggregati), per insediare 10 imprese in ogni borgo. Per questa parte, è in uscita un nuovo bando. Parteciperanno progettualità di vario tipo, non solo culturali, purché contribuiscano a realizzare il progetto presentato. Anche attività che offrano servizi primari o rinnovino un’impresa esistente». Esempio? Un ristorante potrebbe creare un emporio.

 

«La Linea B Borghi ha avuto una grande risposta da parte dei Comuni, che hanno accolto le nuove linee di progettazione, ovvero l’idea di pensare prima il progetto e poi il contenitore in cui inserirlo e quella di presentare un partenariato pubblico-privato. Dal bando è omessa la parola restauro, c’è solo rigenerazione. Una commissione ha analizzato circa 1.800 progetti, ciascuno di 100-120 pagine. Tra le idee arrivate, proposte per migliorare l’attrattività turistica e alberghi diffusi, ma anche “laboratori” con università, fondazioni, il mondo cooperativo. E associazioni locali, che potranno trasformarsi in imprese».

 

Attenzione: entro ottobre uscirà il bando. E il piano di lavoro per i progetti selezionati ha un limite, il 2026. Precisazione: «Il PNRR è una manovra a debito e non a fondo perduto. Il Ministero della Cultura vuole risultati reali sul territorio: creazione di impresa, occupazione e vera rigenerazione». L’azione è coordinata e gestita da Angelantonio Orlando, direttore della Unità di missione per l’attuazione del PNRR e da Luigi Scaroina, Servizio VIII Attuazione PNRR e coordinamento della programmazione strategica. cultura.gov.it/pnrr-borghi.

 

Da Millionaire ottobre 

 

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