Carlo Mazzone, l’italiano in finale al “Nobel” dei prof: «Ragazzi, seguite le vostre passioni. Studiare è un’avventura fantastica»

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prof carlo mazzone Global Teacher Prize
Carlo Mazzone - Foto Junior Achievement Italia

«Insegnare per me è un’opportunità per spiegare l’imprenditoria e per dimostrare ai ragazzi che chiunque può fare impresa e può essere imprenditore di se stesso. Il motore alla base di tutto è la passione». Carlo Mazzone, 55 anni, di Ceppaloni, insegna informatica all’istituto tecnico Lucarelli di Benevento. Due mesi fa ha portato per la prima volta l’Italia nella top 10 del Global Teacher Prize, il “Nobel della scuola” (che mette in palio un premio da un milione di dollari) conferito ogni anno dalla Varkey Foundation al miglior prof. del mondo. Mazzone è stato scelto tra più di 12.000 candidati da 140 Paesi. La premiazione sarà oggi 3 dicembre, in modalità virtuale (dalle 12, su globalteacherprize.org).

Che cosa prova a essere in finale?

«Sono felice e onorato di rappresentare il mio Paese. Allo stesso tempo sento un grande senso di responsabilità. Questa è un’occasione irripetibile per puntare i riflettori sul ruolo svolto dagli insegnanti nella società e sulle esigenze della nostra scuola italiana. Condivido in pieno il motto della Varkey Foundation: “Teachers matter”, ovvero “i docenti valgono”. E la sua visione, che auspica un’istruzione di qualità per ogni bambino, migliorando lo status degli insegnanti e celebrando la professione nel contesto sociale».

Qual è il suo metodo di insegnamento?

«Fin dai miei primi giorni a scuola ho capito che è importante una didattica basata su quanto richiesto nel mondo reale. Così ho iniziato a scrivere appunti da dare ai miei alunni. Quegli appunti poi sono diventati libri. C e C++ Le chiavi della programmazione è un bestseller, lo usano nelle scuole superiori, in alcune università. Durante le mie lezioni quindi cerco di coinvolgere gli studenti in attività e sfide tra gruppi di alunni organizzati come delle mini imprese. Ho definito questa strategia didattica vivariumware, “materiale da vivaio”: progetti che servono all’apprendimento ma possono essere anche i semi di future imprese. Il mio approccio è in linea con quello dell’associazione Junior Achievement».

Le sue classi hanno vinto più volte i concorsi JA per l’imprenditorialità…

«Sì, ma anche quando non siamo riusciti a ottenere il successo sperato, abbiamo sempre imparato tantissimo, a livello umano e di competenze. I ragazzi, per esempio, hanno imparato a gestire il loro lavoro, a misurarsi con le scadenze, a lavorare in gruppo. Hanno superato le inevitabili debolezze. Hanno assaporato la bellezza della vittoria e hanno capito come affrontare gli insuccessi».

Qual è il suo consiglio ai giovani?

«Seguite le vostre passioni. Solo quando sei appassionato riesci a dare il meglio di te, ti senti gratificato e puoi raggiungere soddisfazioni anche nel mondo lavorativo. E poi dico a tutti che studiare, soprattutto ciò che più ci piace, è un’avventura fantastica. Solo attraverso la cultura possiamo far crescere i singoli e intere comunità».

Come utilizzerebbe il milione di dollari del Global Teacher Prize?

«Mi concentrerei sul problema dell’abbandono scolastico, che in alcune zone del Sud rappresenta un fenomeno davvero drammatico. Per ogni ragazzo o ragazza che abbandona gli studi noi perdiamo un pezzo di futuro. E poi mi piacerebbe realizzare dei progetti mirati per aiutare gli studenti a diventare imprenditori».

Mazzone.

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