Chi è Christine Lagarde, prima presidente donna della Bce

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World Economic Forum from Cologny, Switzerland - da Wikimedia Commons

Christine Lagarde è la nuova presidente della Banca centrale europea. Il prossimo 1′ novembre subentrerà a Mario Draghi. Sarà la prima donna a ricoprire il ruolo. Così come è stata la prima ministra dell’Economia in Francia, dal 2007 al 2011, e tra i paesi del G8, e la prima direttrice del Fondo monetario internazionale, dal 2011 a oggi.

Classe 1956, nata a Parigi, laureata in Legge. Nel 1981, entra nello studio legale Baker & McKenzie, dove ottiene la carica di presidente del consiglio di amministrazione (anche in questo caso, la prima donna nominata). In seguito, crea in Belgio l’European Law Centre, che si occupa delle leggi all’interno dell’Unione Europea. La sua carriera politica inizia in Francia nel 2005, come ministro del Commercio. Il 28 giugno 2011 il comitato esecutivo del Fmi la mette alla guida dell’ente. Subentra al connazionale Dominique Strauss-Kahn travolto da uno scandalo. Resiste a un’inchiesta per abuso di ufficio, che si conclude con una sanzione per negligenza. Ricopre il ruolo negli anni della crisi finanziaria globale. Nel 2016 ottiene anche il rinnovo del mandato, con scadenza nel 2021.

Per i traguardi raggiunti, la sua tempra, il carisma e gli incarichi assunti, più volte Christine Lagarde è stata inserita da Forbes tra le 100 donne più potenti del Pianeta. Nel 2016 anche Time l’ha scelta come una delle 100 persone più influenti del mondo, nella categoria Leaders.

Intervenendo al Forbes Women’s Summit 2019, ha detto che le tre qualità essenziali per un leader sono sicurezza, energia e generosità. Lagarde considera importante assumere dei rischi, prendersi cura del proprio corpo, pensare agli altri. Ha anche raccontato che il nuoto sincronizzato (da giovane ha fatto parte della nazionale francese) le ha insegnato «a digrignare i denti e sorridere». In un’altra intervista ha detto: «Per me la leadership è incoraggiare le persone. Significa stimolarle. Vuol dire metterle nella condizione di raggiungere ciò che possono raggiungere». E sul gender gap: «Non si tratta di eliminare gli uomini da quadro, ma di allargare la cornice in modo che uomini e donne possano accedere al mercato del lavoro, contribuire all’economia, generare crescita e così via».

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