“Collega” è una parola perfetta

4196
massimo temporelli

Da dipendenti a interdipendenti, per lavorare insieme, tra pari e in rete.

Nel numero di dicembre/gennaio di Millionaire è stata fatta una luminosa operazione di costruzione di buon futuro, chiedendo a molti scienziati, pensatori, imprenditori e startupper, quale fosse la parola da portare nel 2022, nell’anno che stiamo già vivendo. È stato molto più di un gioco perché, come diceva Gandhi, dobbiamo porre attenzione alle nostre parole, perché queste diventano azioni e le azioni, poi, diventano abitudini.

Proprio così, lavorare sulle nostre parole significa lavorare sulle nostre abitudini. Selezionarle, sceglierle, significa modificare il nostro approccio al mondo, cambiare il nostro stile di vita, nella sfera personale, ma anche in quella del business. Sulla scia dell’iniziativa di fine 2021 e conscio dell’importanza che hanno le parole per definire il nostro mondo lavorativo e il nostro stile imprenditoriale o manageriale, qui voglio fare il viceversa. Vorrei provare a dirvi quale parola vorrei non usare più nel 2022 e più in generale nel futuro. Perché credo che questa parola nasconda un sacco di pensieri, azioni e abitudini negative.

La parola che non vorrei più usare è “dipendente”, nel senso di “lavoratore dipendente”. (Per la cronaca, io nel gioco proposto da Millionaire avevo scelto “audacia”).

La parola “dipendente” sembra una parola innocua. Invece non lo è, perché sottende a un’idea di organizzazione aziendale e sociale che dobbiamo superare e lasciarci alle spalle.

Riassumendo al massimo, possiamo dire che il XX secolo è stato caratterizzato dalle strutture piramidali, top down, dalle antenne, dai pochi trasmettitori e dai tantissimi ricevitori (one to many, dicono gli americani), mentre il XXI secolo, sembra sempre più caratterizzato dalle reti (informatiche e sociali), dalle community, da processi bottom-up, da relazioni peer-to-peer.

Proprio per questo, dobbiamo iniziare a pensare che anche le nostre aziende non siano più organizzate come una piramide, in cui quelli sotto dipendono (sono dipendenti) da quelli sopra, piuttosto, siano organizzate come reti, in cui ci sia una interdipendenza tra le persone.

Per questo credo sia interessante pensare alle aziende come a community, come a reti di persone interdipendenti… Ecco, mi piacerebbe sostituire la parola “dipendente” con la parola “interdipendente”. Anzi no, a ben pensarci, senza inventarci niente di nuovo, abbiamo già una parola perfetta nel nostro dizionario: collega.

Collega è un ottimo vocabolo, perché rappresenta la connessione a rete tra le persone (collega e collegamento hanno la stessa radice), la parità e l’interdipendenza… Mi sembra una parola positiva, una parola che genera buone azioni e poi buone abitudini.

 

Tratto da Millionaire di febbraio 2022. 

Print Friendly, PDF & Email
Articolo precedenteC’è un’italiana tra le 10 imprese a più rapida crescita d’Europa
Prossimo articoloCosa insegna l’exit di iubenda, tra le più importanti in Italia. «Quando abbiamo iniziato la privacy non interessava a nessuno. Non avevamo nulla, se non la tenacia»

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.