“Da Londra a Treviglio, così abbiamo aperto il nostro forno artigiano”

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forno pane panettieri

Si sono conosciuti a Londra. Marisol Malatesta, peruviana, figlia di italiani, artista, frequentava un master in Belle arti e insegnava in università. Simone Conti, dopo la laurea in Lingue in Italia, studiava per un master in Editoria.

«Frequentavamo i mercati dei farmer, contadini bio. Il mondo della produzione ci ha attratti. Simone ha frequentato un master in Gastronomia, all’Università di Scienze gastronomiche di Pollenzo. La sua famiglia ha una gastronomia a Treviglio. Si è riavvicinato alle sue radici, passando per Londra».

A Londra, Simone lavora in vari panifici, tra cui l’E5bakehouse, organico e alternativo. «Anch’io mi sono innamorata del pane. Della bellezza del prodotto, delle materie prime. Nel 2014 in Italia iniziava la rivoluzione: la riscoperta delle antiche varietà di grano. Una vibrazione che ci ha riportato qui». Simone trova un lavoro di passaggio e con Marisol dedica il tempo libero alla ricerca di mulini e produttori.

Nel 2016 la coppia apre Tilde Forno artigiano. Scelgono una location rurale, Castel Cerreto, una frazione di Treviglio (Bg), destinata a preservarsi dalla cementificazione, grazie al lascito della contessa Piazzoni. La bottega, con laboratorio a vista, sforna 300-350 kg di pane la settimana. E biscotti, panettoni e colombe. «La gente arriva anche da lontano, compra 4-5 pagnotte, perché il nostro pane dura molti giorni. Abbiamo 5 mulini che macinano a pietra che ci forniscono le farine, con basso tasso di glutine. L’impasto fermenta 24-36 ore».

Il prodotto ha convinto anche gli esperti in incognito del Gambero Rosso. Nella guida Pane e panettieri, il Forno di Tilde ha ricevuto 3 pagnotte, quest’anno.

Pro del lavoro? «È molto “umano”, ci fa sentire utili alla gente. In un momento storico all’insegna della tecnologia, ci sentiamo un piccolo cuore caldo di una comunità. Poi, c’è il piacere del lavoro manuale».

Contro? «Tanta fatica. Sveglia alle 4, lavoro fi no alle 13. Pomeriggio a gestire la parte amministrativa. Andiamo a letto alle 9. Avere fi gli è complicato, ma ci sono “colleghi” che ce la fanno».

Investimenti? «150mila-200mila euro. Solo il forno, di marca Miele, costa 40mila euro. Ma non volevamo risparmiare sull’attrezzatura più importante. Altre le abbiamo comprate di seconda mano».

Costi? «L’affitto è basso, siamo fuori dalla città. Ma la gente ci trova. Anche 100 clienti al giorno nel fine settimana. Il nostro pane non si spreca. Quel poco che non vendiamo, diventa crostini e fette biscottate. Il prezzo va da 7 a 15 euro al kg. Produciamo quello che possiamo con 6 mani, siamo in 3 (noi e la sorella di Simone). E non abbassiamo il prezzo».

Tratto da Millionaire di dicembre/gennaio 2022. 

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L’apertura dell’articolo pubblicato su Millionaire di dicembre/gennaio 2022.
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