Donne e lavoro: il divario di genere cresce con la pandemia

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donne lavoro linkedin

La crisi da Covid-19 pesa sulle nuove assunzioni e sulle carriere delle donne, frenate anche dal condizionamento sociale. Una ricerca LinkedIn rivela che il 44% delle lavoratrici si sente meno meritevole di aumenti e promozioni rispetto agli uomini.

Secondo gli ultimi dati Istat, a dicembre 2020, in Italia, su 101mila nuovi disoccupati 99mila sono donne, 2000 gli uomini. Un dato incredibile che evidenzia quanto grande sia ancora il divario di genere al lavoro e quanto la pandemia abbia penalizzato soprattutto le lavoratrici. “I lavori delle donne sono più soggetti a shock economici e interruzione dell’attività” sottolinea LinkedIn, che, in occasione della Giornata Internazionale della Donna, ha condotto una ricerca sul mercato del lavoro al livello globale.

Su oltre 2000 intervistate, lavoratrici tra i 25 e i 55 anni, il 45% ritiene che la loro carriera sia stata rallentata o messa in standby dall’inizio della pandemia per le maggiori responsabilità a casa. Le nuove assunzioni al femminile sono diminuite in molti i settori, nell’ultimo anno. Non solo. Lo studio rivela che spesso le carriere delle donne sono frenate da una “disparità di legittimazione” sul posto di lavoro: esiste un condizionamento sociale per cui le donne si sentono meno meritevoli, di promozioni o aumenti di stipendio, rispetto agli uomini.

Il condizionamento sociale: “Meno meritevoli di promozioni e aumenti”

In Italia il 44% delle intervistate crede che le donne si sentano meno legittimate a ottenere promozioni o aumenti. E 2 uomini su 5 (40%) la pensano allo stesso modo. Quasi metà delle donne (47%) ha ammesso di averlo vissuto direttamente o di averlo visto provare ad altre. Più di un terzo (37%) non ha mai negoziato un aumento di stipendio con il proprio capo. Anche rispetto a un nuovo ruolo, sono soprattutto gli uomini a negoziare la retribuzione (62% contro il 47% di donne).

Maternità e carriera

Quasi metà delle donne con figli (47%) ritiene che la carriera sia rimasta una priorità anche dopo la maternità, in linea con la percentuale maschile (51%). Ma una su 5 concorda sul fatto che avere figli ha avuto un impatto sulla loro carriera. E, tra quelle che hanno potuto optare per il lavoro flessibile, molte ritengono che questa scelta le penalizzi, perché sono viste meno dedite al lavoro rispetto ai colleghi (secondo il 42%) o per la mancanza di avanzamento professionale (23%).

Sulla carriera, il 39% delle intervistate afferma che c’è stato un momento in cui hanno dovuto abbassare le loro aspettative, e il 36% crede che vivrà quel momento in futuro. L’età media indicata è 36 anni. I motivi: l’aumento di responsabilità fuori dal lavoro, i figli, l’idea di non essere viste come candidate adatte per una promozione dal loro datore di lavoro.

La pandemia frena le nuove assunzioni

L’impatto del Covid si sente anche rispetto alle nuove assunzioni. La quota di donne assunte nel settore Viaggi & Intrattenimento è scesa di oltre 6 punti nel 2020. Nel settore della vendita al dettaglio, di quasi 3 punti. La Sanità, vista l’emergenza, ha invece guadagnato l’1,7%. Altro dato positivo è che le nuove assunzioni femminili, dopo aver toccato il minimo tra marzo e aprile, hanno poi recuperato ai livelli pre-pandemici.

assunzioni donneLa ricetta per la parità: lavoro flessibile e strategie inclusive

Per contribuire alla parità di genere, secondo LinkedIn, le aziende dovrebbero implementare le politiche per la flessibilità (affinché le donne non debbano scegliere tra famiglia e carriera), riconsiderare il linguaggio degli annunci di lavoro, che dovrebbe essere più inclusivo, e ampliare i loro team con “talenti più diversificati”, collaborando con organizzazioni già impegnate in questo.

“È anche importante capire cosa conta di più per le donne quando scelgono un nuovo lavoro e assicurarsi che le loro priorità siano considerate come parte della politica aziendale e dei benefit”.

Che ne pensate? Scriveteci nei commenti sotto.

 

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