E io fondo un social network

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Sembrava che Facebook avesse detto già tutto. E invece per i social network italiani si aprono nuove strade. Storie di giovani, con un’idea di successo online

Non si apre un social network per diventare ricchi, ma per fornire un servizio che manca. Poi se si centra la nicchia o il servizio giusto, le aziende possono arrivare a valere centinaia di milioni di euro, ma altrettanto rapidamente possono perdere presa col mercato e ricomprimersi

spiega Marco Massarotto, autore di Social Network. Costruire e comunicare identità in Rete (Apogeo, 23 euro).

Come muoversi? Nei primi due anni di vita non spenderei in comunicazione, mi concentrerei sul prodotto e sull’uso che ne fanno gli utenti. Attualmente va forte la geolocalizzazione, ma in Italia manca un’offerta di contenuti digitali per il turismo, soprattutto di contenuti mobile

consiglia Massarotto.

Nelle pagine che seguono, quattro storie esemplari.

«Stasera c’è qualcuno che gioca a calcio?»

Si chiama Fubles, aggrega gente che vuole giocare a calcetto. La community commenta online anche i risultati.Tra i suoi ideatori Mirko Trasciatti, 31 anni.

Che cosa facevi prima di Fubles?

Ho studiato in Bocconi e ho lavorato in Buongiorno, una delle poche multinazionali del Web italiane. Nel 2010 sono stato il primo del team di Fubles a lasciare il mio lavoro per dedicarmi interamente al progetto.

Quando è partito Fubles?

La prima partita è stata giocata nel 2007, ma allora il sito era ridotto all’osso. Poi attorno all’idea si sono aggregate varie persone che hanno offerto le loro competenze. Abbiamo fondato una Srl, abbiamo investito soldi e tempo affinché Fubles crescesse. Nel corso del 2010 abbiamo ricevuto un finanziamento di 300mila euro da un gruppo di venture capitalist, che ha rilevato una quota di minoranza.

Dov’è il vostro business?

Abbiamo due tipi di entrate. Indirizziamo i giocatori verso i centri sportivi che hanno stipulato delle convenzioni con noi, e che poi ci ricompensano per ogni partita organizzata. Poi, permettiamo ad alcuni brand di organizzare eventi con Fubles. Riusciamo a pagarci il nostro lavoro, ma la priorità è fare crescere Fubles perché puntiamo a finanziamenti da un milione e mezzo di euro.

Obiettivi per il futuro?

Diffondere Fubles in nuove città italiane e anche all’estero (per adesso Spagna) attraverso una rete di community manager. Come tutte le startup, abbiamo il sogno di crescere al punto tale da ricevere un’offerta multimilionaria da qualche gigante. Ma il sogno ancora più grande è potersi permettere di rifiutarla.

Cosa hai imparato da questa esperienza?

Che una volta “passati dall’altro lato” (cioè lasciato il lavoro sicuro per buttarsi in un’avventura imprenditoriale) la vita diventa più intensa, ma si ha la sensazione di fare quello che si vuole. Quando raccontiamo la nostra storia, i più giovani capiscono che i sogni si possono realizzare.

INFO: www.fubles.com

Una community per due spaghi

2Spaghi è il social network di recensioni di ristoranti che per primo ha portato in Italia la pratica della prenotazione online. È stato inventato da Marco Palazzo e Stefano Massimino.

Come nasce 2Spaghi?

L’idea è nata a tavola. Ero in pausa pranzo con Stefano Massimino, mio ex collega in Matrix e in Seat Pagine Gialle, lui come webmaster e io come Product Manager. Fantasticavamo su esperienze collettive come Wikipedia e Delicious e pensammo che sarebbe stato bello avere un servizio che proponesse in automatico ristoranti in cui cenare, basandosi sui gusti degli utenti. 2Spaghi è nato quello stesso giorno.

Come sono andati i sei mesi successivi?

Abbiamo iniziato a lavorare senza farci troppe domande e impiegando tutto il nostro tempo libero sul progetto. Non avevamo capitali ma voglia di fare. Nel 2009 abbiamo lasciato il nostro lavoro, entrando in società con il gruppo Bravofly.

Qual è la vostra marcia in più?

Inizialmente l’assoluta democrazia: tutti potevano dire la loro, scrivendo una recensione, ma anche proponendo funzionalità del sito che avremmo poi sviluppato in base ai voti della community. Ora ci sono anche altri fattori, come la capillarità delle recensioni e il grande numero di appassionati che le leggono. La nostra fortuna, poi, sono state un’ottima indicizzazione sui motori di ricerca e una presenza costante negli eventi del Web.

Da dove arrivano i ricavi?

2Spaghi inizia a generare ricavi dalle inserzioni che danno maggiore visibilità ai ristoranti, dalle prenotazioni e da un nuovo prodotto, lo Spagobox: una cena per due persone scontata del 40-50%. Inoltre abbiamo realizzato dei prodotti, come La guida sincera, dedicata a chi possiede un veicolo commerciale e che quindi necessita di un ristorante alla mano e di un parcheggio, la SpagoGuida, creata dalla community.

Cosa avete imparato da 2Spaghi?

2Spaghi ci ha cambiato la vita. Abbiamo imparato che se credi in te stesso e lavori con tanta perseveranza, i risultati si ottengono. Oggi poi, rispetto al 2006, sono cambiate molte cose per chi vuole creare un sito Internet: ci sono tante possibilità di ricevere finanziamenti e molti programmi aiutano le startup. Il mio consiglio è affiancarsi a persone con le tue stesse motivazioni (possibilmente complementari), perché fare da soli è molto difficile.

INFO: www.2spaghi.it

Artisti e geolocalizzazione: ecco l’idea in più

Frestyl è un social network geolocalizzato dedicato alla musica dal vivo, che permette agli utenti di essere informati sui concerti di zona, e agli artisti e ai locali di dare visibilità ai propri eventi. È stato realizzato da Arianna Bassoli, 33 anni e da Johanna Brewer (30), un anno dalla nascita.

Come è nata l’idea?

[blockquote align=”center” variation=”teal”]Io e Johanna ci siamo conosciute durante il nostro dottorato (io alla London School of Economics, lei alla University of California), e abbiamo cominciato a collaborare insieme su vari progetti di Interaction design in ambito musicale. Nel 2008 a entrambe è venuta voglia di creare un prodotto completo che potesse essere utilizzato da veri utenti e non solo nell’ambito della ricerca.

Frestyl è stato lanciato nell’ottobre 2010. Abbiamo avuto subito un Seed Round da parte di investitori di fama internazionali, Joi Ito e Jean-Marie Hullot. Questo ci ha dato anche accesso a un network di investitori molto interessante, che ora stiamo approfondendo per avere un secondo round. Abbiamo puntato su Roma come città test, ma il nostro obiettivo ora è di espanderci in Italia e all’estero.[/blockquote]

Come vi siete fatti conoscere?

Finora ci siamo concentrati sul diretto coinvolgimento di artisti e locali di musica dal vivo. Abbiamo instaurato diverse partner­ship con locali e festival. D’ora in poi punteremo molto sugli appassionati di musica, permettendo a tutti gli utenti di diventare esperti di musica dal vivo.

Fare soldi con la musica oggi non è facile…

Sì, per ora ci basiamo solo su investimenti esterni. Il nostro business model si basa a breve termine sulla pubblicità di eventi specifici. A lungo termine invece vogliamo sviluppare un sistema di ticketing per locali medio-piccoli, per dar loro la possibilità di entrare nel mondo dell’e-ticketing senza passare da colossi.

Quali le doti per diventare dei “piccoli Zuckerberg”?

Tener duro, credere moltissimo nella propria idea, e anche divertirsi, altrimenti non ne vale la pena.

INFO: www.frestyl.com

«Bella la tua foto, ci conosciamo?»

Massimo Scarpis, 27 anni, ha ideato Corso 12, un’App che funziona come un social network e permette di incontrarsi tramite le fotografie.

Come è nata l’idea?

Ero iscritto a Economia aziendale (mi mancano ancora due esami), ma cercavo una strada per mettermi in proprio su Internet. Dal 2006 al 2008 ho provato a lanciare un portale dedicato all’abbigliamento, ma non ha funzionato. Nel 2008 ho ripreso a dedicarmi all’università e a lavorare nell’azienda di famiglia, ma volevo lavorare su Internet. Ho capito che un tema caldo online era la fotografia condivisa e geolocalizzata (il leader mondiale, Instagram, è nato solo un anno fa) e sono partito con l’applicazione.

Come sono stati i primi passi?

La prima versione di Corso 12 era ben fatta, ma non pensavo certo di raggiungere 100mila download in sole tre settimane. Così ho avuto anche qualche problema di tenuta. La cosa bellissima è che, prima ancora che ci potessimo dedicare al marketing, sono stati i primi utenti a suggerirci la strada. Per esempio, su Instagram c’è una maggiore attenzione alla qualità delle fotografie. Su Corso 12 gli utenti fotografano fondamentalmente se stessi, e le foto non sono importanti in sé, ma in quanto permettono di fare nuove conoscenze. Andiamo molto forte in Estremo Oriente e in Australia.

Qual è stato l’investimento?

Siamo partiti con un finanziamento di 100mila euro ricevuto dall’incubatore di aziende H-Farm. Poi abbiamo raccolto altri 500mila euro da nuovi investitori, che ci serviranno quasi esclusivamente per la comunicazione. Il problema di queste iniziative non è partire con l’impresa, ma farla conoscere.

Quali i tuoi progetti?

Ora stiamo lavorando alla applicazione su Android e alla parte Web.

Come si guadagna?

Al momento ospitando advertising o contenuti sponsorizzati. Ma la grande sfida è quella che noi chiamiamo Funzioni premium. Si tratta di rendere il servizio (che è e resterà gratuito) così coinvolgente da convincere l’utente a spendere qualche euro per procurarsi delle funzioni aggiuntive.

INFO: www.corso12.com

 

Giuliano Pavone, Millionaire 11/2011

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