È morto Diego Armando Maradona, la leggenda del calcio

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Foto di Cadaverexquisito da Wikimedia Commons

È morto Diego Armando Maradona, leggenda del calcio, aveva 60 anni. Ha avuto un arresto cardiocircolatorio mentre era nella sua casa di Tigre, in Argentina, dove stava trascorrendo la convalescenza dopo l’intervento chirurgico alla testa di poche settimane fa.

Maglia numero 10, soprannominato El Pibe de Oro, è stato uno dei più grandi calciatori di sempre, amatissimo in Italia, dopo i suoi anni al Napoli. Nella sua carriera ha giocato per Argentinos Juniors, Boca Juniors, Barcellona, Napoli, Siviglia, Newell’s Old Boys. Con la nazionale argentina ha partecipato a quattro Mondiali (1982, 1986, 1990, 1994), vincendo nell’86. Fu quello l’anno del celebre episiodio della Mano de Dios. Ai quarti di finale, in Messico, Maradona segna un gol con la mano contro l’Inghilterra. Nel 2008 commentò così l’episodio: «Se potessi scusarmi e tornare indietro, lo farei, ma un gol è sempre un gol e grazie a quello l’Argentina ha vinto il mondiale e io sono diventato il miglior giocatore al mondo».

Nato il 30 ottobre 1960 a Lanus, in Argentina, Maradona cresce in una zona povera di Buenos Aires, Villa Fiorito. Lì tira i primi calci al pallone, che un cugino gli aveva regalato con il suo primo stipendio.

«Non avevamo la televisione e a casa lavorava solo mio padre. Speravo sempre che potesse prendere un pallone e giocare con me, ma non poteva, si alzava alle quattro per andare in fabbrica. E dormivamo tutti nella stessa stanza, non avevamo spazio per vivere», ha raccontato Maradona. «Non ho avuto giocattoli ma amore. Ero il quinto dei figli: eravamo in 10 a mangiare».

L’occasione arriva con le Cebollitas, i giovanissimi dell’Argentinos Junior. È il 1970, Maradona ha solo 10 anni, l’allenatore Francisco Cornejo si accorge del suo talento. Sei anni più tardi, il 20 ottobre 1976 è il giorno dell’esordio da professionista. Maradona segna il record del più giovane esordiente nella prima divisione argentina. Nel 2003 lo batterà Sergio Aguero, suo futuro genero. Nel 1978 Diego Armando, non ancora 18enne è capocannoniere del campionato, ma l’allenatore della nazionale, a fine stagione, non lo convoca per i Mondiali.

​Nel 1981 il calciatore passa al Boca Juniors, con cui segna 28 gol in 40 partite. Poi arriva il Barcellona, che paga 12 miliardi di lire per averlo. Infortuni ed epatite lo bloccano per mesi.

Il 5 luglio 1984 è il giorno della presentazione allo stadio San Paolo di Napoli, dopo settimane di trattative. Con lui la squadra vince il suo primo scudetto nel campionato 1986-1987, e la sua terza Coppa Italia. Arriveranno poi anche un altro scudetto, una Coppa Uefa e una Supercoppa italiana. La città lo adora, nonostante gli eccessi fuori dal campo. Il più pericoloso è la cocaina. «Se avessi continuato, sarei morto» racconterà Maradona più avanti.

Il 17 marzo 1991 un controllo antidoping dà esito positivo. Il risultato: un anno e mezzo di squalifica e la fine di quei gloriosi anni al Napoli. Ma i tifosi continueranno ad ammirarlo. La squadra ritirerà anche la maglia numero 10, nessuno dopo Diego.

«Maradona è stato un fuoriclasse, un genio, e ai geni non si può chiedere anche di essere uomini comuni. Maradona non era un uomo comune, perché non era un giocatore comune. Aveva grandi responsabilità e forse non è riuscito a portarle avanti, le ha subite» ha commentato oggi Corrado Ferlaino, ex presidente del Napoli.

Dopo il Siviglia, Maradona torna in Argentina, Newell’s Old Boys, Boca. Nel 1997 si ritira definitivamente. Passano anni fatti di riabilitazioni, battaglie legali, polemiche. Poi, nel 2008, il ritorno al calcio, come allenatore della nazionale argentina. Nonostante diversi interventi, bypass e ricoveri, Diego continua ad allenare, prima negli Emirati Arabi, poi in Messico.

Uomo dalle grandi emozioni, spirito battagliero, diverse volte Maradona è caduto nella vita, ma ha anche saputo rialzarsi, sempre pronto a un’altra avventura. «Un giorno, spero, giocheremo insieme a calcio in cielo» ha scritto Pelé commentando la notizia.

Foto di Donna Hilton da Wikimedia Commons
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