È morto Hugh Hefner, il fondatore di Playboy

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Foto da Facebook Hugh Hefner

Era il 1953, quando Hefner, 27 anni, fondò la rivista e creò un marchio che sarebbe diventato simbolo della rivoluzione sessuale.

Hugh Hefner, fondatore della celebre rivista Playboy, è morto ieri sera per cause naturali. Aveva 91 anni. Come si legge in un comunicato della casa editrice, se n’è andato circondato dalla famiglia, nella sua casa di Los Angeles, la Playboy Mansion.

La nascita di Playboy

Hefner è stato il primo business man a luci rosse. La sua storia inizia nel 1953, ed è quella di un impiegato come tanti rimasto senza lavoro. Allora aveva 27 anni e pochi risparmi.

Dopo gli studi in un istituto d’arte, dove aveva diretto un giornalino studentesco, era stato ingaggiato come copywriter per la rivista Esquire. Lì si era accorto che esisteva una nicchia di mercato ancora inesplorata negli uomini di target medio-alto. Che, come lui, avevano il desiderio di liberarsi dell’educazione puritana ricevuta in famiglia.

Il mix di Playboy era tutto lì, nella voglia di godersi la vita e nell’offrire agli uomini “dai 18 agli 80 anni” quello che durante la guerra non avevano potuto avere.

Il primo numero

Hefner riuscì a convincere parenti e amici a finanziarlo con 8000 dollari, ai quali ne aggiunse 600 ottenuti in prestito da una banca. Il primo numero risale al dicembre 1953: in copertina Marylin Monroe. Il servizio, realizzato nella cucina di casa del fotografo e costato a Hefner 50 dollari, diventò un trampolino di lancio sia per la bionda esplosiva sia per la rivista.

Il giornale arrivò in pochi giorni a 50mila copie vendute, sufficienti a coprire i costi di carta e stampa, a finanziare il secondo numero e ingaggiare personale per una mini redazione e un ufficio commerciale. Fu necessario cambiare il nome. Quello originale, Stag Party, cioè “festa di addio al celibato”, era simile a un’altra testata già sul mercato. Hefner cambiò anche il logo, scegliendo come nuova mascotte il coniglio.

Il boom negli anni ’70

Il successo fu clamoroso: nel giro di 5 anni Playboy vendeva 1 milione di copie al mese. Una diffusione che nel ’72 era lievitata a oltre 7 milioni. Il boom doveva molto alla novità del prodotto. «E difatti ben presto quella che era nata come rivista divenne il marchio di un reame, con i suoi club, le sue conigliette» ha scritto il giornalista Giampiero Mughini.

Il mix vincente: donne senza veli e interviste storiche

Il prodotto editoriale di Hefner era unico: abbinava immagini sexy e contenuti editoriali impegnati, con articoli che nel corso degli anni hanno parlato del pacifista Martin Luther King, del divo hollywoodiano Frank Sinatra, del segretario di Stato Usa Henry Kissinger. Tra gli intervistati nella rubrica “Candid conversations”, anche Fidel Castro, Malcom X, i Beatles, e il presidente Usa Jimmy Carter.

La raffinatezza dell’immagine negli anni riuscì a convincere attrici già affermate a farsi fotografare senza veli, con copertine animate dalle star del momento, da Ursula Andress a Sharon Stone, intervallate da una schiera di bellezze “della porta accanto”, le cosiddette “playmates”, ideali per attirare gli studenti dei campus universitari. E non solo loro. Il connubio di sensualità femminile e articoli impegnati conquistava inserzionisti pubblicitari di alto livello.

Un business a 360°

Negli anni ’60 l’avventura di “Hef” era appena agli inizi. I guadagni realizzati con la carta stampata furono usati come base per creare un business a 360°. Innanzitutto con l’acquisto della Mansion, una villa favolosa dotata di parco, campi da gioco, piscina, sala da biliardo e ogni genere di lusso, in cui tutte le sere era organizzato un festino piccante con decine di ragazze. La Mansion era un investimento strategico, perché rappresentava il modello di vita per i lettori della rivista, una specie di harem in cui l’editore viveva in pigiama di seta, circondato dalle “conigliette”. Alla Mansion si aggiunsero i Playboy Club, una casa editrice libraria, un servizio di limousine, un’agenzia di modelle, un’etichetta discografica e una società di produzione cinematografica e televisiva. Un impero in piena regola, che nel 1971 fu quotato in Borsa.

Con la crescita del mercato della pornografia e l’avvento di Internet, Playboy ha dovuto affrontare diverse sfide, la tiratura è diminuita. Ma l’impero di Hefner è rimasto in piedi. Playbooy è ancora uno dei periodici più diffusi, con 3 milioni di copie vendute ogni mese.

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