Eataly apre a Mosca. È il secondo store più grande della catena

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© Facebook - Eataly Moscow

Inaugurato il 25 maggio nella capitale russa, aperto oggi al pubblico. Il nuovo negozio si estende su 7500 metri quadri, all’interno del centro commerciale Kievsky.

7500 metri quadri, 900 posti a sedere, 400 dipendenti e scaffali pieni di prodotti enogastronomici italiani (e russi). È il nuovo store di Eataly a Mosca. La catena del food di Oscar Farinetti ha superato l’ostacolo dell’embargo alimentare sui prodotti di importazione. Nei mesi scorsi ha organizzato produzioni in loco per alcuni prodotti freschi, come la mozzarella e altri formaggi. Oltre al caseificio, Eataly Mosca ha anche laboratori per la produzione di birra, gelato, pane e dolci, tutti a vista.

«Siamo finalmente arrivati a Mosca, una delle città più belle e dinamiche del mondo» ha commentato Farinetti.

Il negozio è dedicato all’Arte e alla letteratura. Ospiterà anche cene letterarie, mostre d’arte, concerti ed eventi.

Il primo Eataly ha aperto nell’ex opificio Carpano al Lingotto di Torino, il 27 gennaio del 2007. Oggi sono 34 gli store della catena, 13 all’estero.

Dall’elettronica al food. Storia di Oscar Farinetti

Oscar Farinetti, 62 anni, dopo l’exploit con la catena Unieuro, ha mollato elettrodomestici e hi-fi e ha investito soldi, creatività ed energie in pane, prodotti tipici e gastronomia. Nei suoi store si vendono prodotti eccellenti a prezzi abbordabili, grazie a una filiera ridotta all’osso: produttore, venditore, cliente. Per Farinetti è stato quasi un ritorno alle origini: bisnonno mugnaio, nonno venditore di farine, padre pastaio. «È bellissimo fare il mestiere di famiglia. Anche se non ho mai rinunciato ad occuparmi di cibo. Nell’89 ho avviato i primi sei negozi monotematici di elettronica-elettrodomestici nel supermercato di mio padre. E in contemporanea ho aperto il mio primo ristorante. Per me il cibo è il prodotto supremo e l’alimentare il settore dei settori, perché privilegia quello che mettiamo dentro il nostro corpo rispetto a quello che mettiamo fuori».

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